Lo strano caso del grifone di giada, Mauro Carpa da Nocera Ombrosa colpisce ancora!

Il fascino dei Sam Spade e del suo autore Dashiell Hammett (perseguitato dal maccartismo e morto nella miseria, questo non va dimenticato, personaggio che di guerre ne aveva attraversate due da protagonista attivo) poi convertito in chiave cinematografica con il mistero del falco dove compare il prototipo di investigatore sferra pugni anni trenta Bogart con la sua sigaretta agli angoli della bocca, tutto il caos provocato dal falcone maltese pubblicato a puntate nella celebre rivista the Black Mask negli anni trenta che fece la fortuna di molti scrittori esordienti poi diventati immortali, non deve ingannare con la quinta affermazione annuale di Umbriaway Consulting che catapulta per la terza volta fuori dai confini regionali la cupa Nocera Ombrosa e il personaggio di Mauro Carpa detective privato dalla concezione nichilistica ma propositivo nel risolvere casi impossibili, notato da un concorso della Montegrappa edizioni. Così come tributo a dei giganti sulle spalle dei nani, il falcone diventa il simbolo di Perugia, il famigerato rapace grifone, ma ciò non toglie che di fatto ci sia ben poco di lineare nello svolgimento della trama, esattamente come accadeva nelle sceneggiature corpose dei primi cult movie sul genere, dove un trambusto di personaggi comparivano sulla scena per fare tanto rumore creando confusione a go go! Ecco dunque come MC risolve brillantemente “lo strano caso del grifone di Giada“, dove il crimine non è finalizzato a smascherare il colpevole con una fine indagine da intellettuali elitari, ma funzionale solo a legittimare gli sfaceli delle miserie del sistema, ovvero la globalizzazione a pozzanghere liquide bce che tanto poco piace a Carpa come modello di sviluppo:

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Ero felice di aver scelto quel giorno particolarmente freddo per prendere quella decisione. Il caldo mi avrebbe ottenebrato la mente. Respiravo l’aria salmastra a pieni polmoni, mentre la City Eye di Salerno ruotava placidamente sul lungomare. Girai la testa verso Vietri, invidiandola.

– Beata te che sei sempre sul mare! – pensai tristemente. Arrivò in ritardo come sempre.

– Scusami! –

– Non preoccuparti. Mi stavo godendo il panorama. Camminiamo? –

– Certo! Ma lasciati baciare! Senza di te non so proprio come avrei fatto a risolvere il caso! –

Il caso a cui si riferiva era quello del grifone di giada, un antico manufatto fatto fare in Persia intorno al 1230 da Federico II di Svevia e finito all’asta da Christie’s per la modica cifra di 15 milioni di dollari. L’acquirente, un ricco magnate indonesiano esportatore di tessuti, di cui Vietri era la referente linguistica per le transazioni e la buona riuscita del business, però non aveva mai ricevuto alcunché essendo il prezioso gioiello sparito la notte precedente alla formalizzazione giuridica del cambio di proprietà. Ovviamente “il monco” un pericoloso pregiudicato residente a Salerno, un professionista nel settore, aveva tentato di far arrivare il grifone fino in Russia dove un mercante poco avvezzo alla fatturazione elettronica, aveva già predisposto come far arrivare nelle mani giuste l’oggetto a un misterioso collezionista. A mettere le mani sul monco ero stato io, ma la domanda che tutti a questo punto farebbero a Vietri potrebbe essere “spiegami perché tu e il monco siete nati entrambi a Salerno pur facendo attività diametralmente opposte, il criminale di rango lui e la traduttrice di lingue te medesima”, invece dissi soltanto:

– Ho portato i documenti da dare al tuo cliente, così può legittimare il passaggio di proprietà del grifone, qui trovi la copia del verbale dell’interrogatorio, dove il monco confessa di aver prelevato il prezioso cimelio e anche le testimonianze incrociate degli intermediari che hanno partecipato al colpo, manca solo il nome del committente, ma il monco è stato chiaro in proposito, dal suo punto di vista semplicemente non ci sono mandatari e ha agito da solo ma io non gli credo –

Le mie parole crearono una sacca di vuoto e tensione sulla sabbia che a quell’ora era poeticamente gremita da gabbiani in transito che ricordavano felici di correre nel cielo liberi e senza inganni, quanto poteva essere bella e semplice la vita. Vietri mi guardò sorridendo e io mi sciolsi come sempre quando lei entrava in modalità “io sono bellissima e tu sei mio, sia per avere quello che mi serve o anche per completare altro”. A quell’altro io non ci ero mai arrivato, anche se lo avevo sognato. La ragazza sui trenta era nel pieno della maturità di donna, con tutte le curve nel posto giusto e due stupendi occhi verdi fiammeggianti in risalto su una carnagione abbronzata impreziositi da superbi capelli corvini da strawamp. Avrebbe potuto fare qualsiasi cosa nella vita, soprattutto la modella, invece aveva scelto di essere soltanto una esperta linguistica per traduzioni internazionali e missioni specialistiche per le transazioni di affari. Qualsiasi tipo di affare. Anche quelli che sconfinavano nel campo delle intermediazioni su oggetti antichi di rilevanza storica planetaria. Mi parlò mentre prendeva i documenti che io gli porgevo:

– Allora vuol dire semplicemente che il Monco dice quello che dice e che non ci sono mandatari, sentenziò lei e comunque non ti ringrazierò mai abbastanza per quello che hai fatto, hai districato una bella matassa, ma come hai fatto ad arrivare al Monco e a recuperare l’oggetto? –

– Bè se ti sei rivolta alla Mauro Carpa investigazioni è perché non avevi dubbi sulla buona riuscita dell’operazione, altrimenti avresti il tuo cliente avrebbe ripiegato su una seconda scelta. Ti dico dopo, adesso accompagnami fino al parcheggio e godiamoci questo stupendo anfratto di città, da noi in Umbria abbiamo solo versanti appenninici intrisi di verde e anche agitati da insani tremori di sottofondo –, conclusi abbacinato da così tanta bellezza non certo riferita al paesaggio.

umbrianoirConoscevo Vietri dai tempi dell’università, l’avevo conosciuta in un campus e seppure ai tempi stessi cavalcando un onda completamente diversa dalla sua, con i miei studi in psicologia, il suo dialetto meridionale e garbato che la relegava a salernitana doc, aveva fatto breccia nel mio cuore e sulla mia rubrica telefonica, evidentemente anche per lei, perché dopo qualche anno mi aveva cercato per risolvere un problema non da poco. La spiaggia salernitana ci camminava a fianco sorniona ricca di aspettative. Il tramonto era uno spettacolo esclusivo da non perdere per chi sapeva decodificare la bellezza di esistere. Mancava poco al parcheggio, incominciai a preparare il gran finale.

– Certo che dal Monco non me lo aspettavo! Come supporto logistico per smaterializzare l’urna da Christie’s è andato a scegliere un ragazzino appena assunto come guardiano, prendendo in ostaggio la sorella. A farli parlare é stato un attimo anche se erano terrorizzati per le conseguenze, il Monco li aveva proprio spaventati a dovere. E comunque il lavoro sporco lo hanno fatto una ciurma di rumeni poco affidabili, con dei tatuaggi sul collo fin troppo riconoscibili, da lì incrociando con l’interpool il database dei criminali in attività siamo risaliti alla banda, che però era stata contattata solo con una transazione via internet. Insomma una missione suicida piena di pecche, alla fine uno dei rumeni scaltro nel campo della sicurezza informatica è entrato nel computer del geometra Carletto Sinagra, in arte il Monco, raffinatissimo fuorilegge noto per il suo codice etico, con residenza a Salerno e lo abbiamo costretto a spifferare. Ma soprattutto abbiamo recuperato il “pacco” sulle sponde del Danubio prima che scomparisse per sempre. Ma ancora qualche conticino non torna…-

Nel frattempo eravamo arrivati al parcheggio e lei mi consegnò la busta con i diecimila euro concordati in pezzi da 500 come parcella per il lavoro eseguito in tempi ultrabrevi, avevamo concluso l’inchiesta in meno di un mese. Chi l’aveva mai visti pezzi di filigrana così corposi in termini di valore? Di questi due terzi se ne erano andati solo per le spese vive, per lubrificazione di ingranaggi e conoscenze specialistiche e costi di viaggio. Pazienza quello che rimaneva era una miseria, ma la mia azione di attacco alla giugolare di Vietri non era finita:

-Vedi c’è proprio una cosa che non mi va giù, questa cosa del tassello finale, manca la supermente criminale che ha messo in piedi questo business!-, dissi giunto ormai a ridosso della mia scassatissima seicento grigia, che avevo trascinato fino a Salerno partendo da Nocera Ombrosa.

-Semplicemente non c’è quindi non ci pensare goditi il tuo meritato compenso!-, disse lei ammiccando ma inaspettatamente giunse a interrompere il siparietto una gazzella dei carabinieri dal quale scese un signore alto gentile che si presento come capitano Minniti. Vidi Vietri sbiancare mentre lui articolava la logica conclusione di quel dramma teatrale:

-Adele Vietri? Cortesemente dovrebbe seguirci in caserma, abbiamo recuperato il vero grifone di Giada in una cassetta di sicurezza a Bucarest intestata alla signora Cezarina Ionesco, abbiamo recuperato anche i video dei sistemi di sicurezza, seppure leggermente ritoccata e con i capelli biondi e occhiali scuri abbiamo l’assoluta certezza che lei la scorsa settimana aveva predisposto uno scambio tra grifoni in zona Danubio, con modalità che adesso ci spiegherà meglio in questura –.

La vita può essere crudele a volte, lei continuava ad essere bellissima anche da criminale e anche se ostentava adesso delle emozioni di odio istintive nei miei confronti con il suo grazioso musetto, io non ero turbato, ma nel mio lavoro non sopporto di essere raggirato. E comunque Salerno continuava ad essere stupenda, malgrado tutto.




Replicabilità dei modelli di sviluppo: perchè qualche comune umbro dovrebbe ispirarsi a Castel Del Giudice (IS) per attivare circoli virtuosi e mettere in atto politiche di sviluppo sul territorio?

Spopolamento, disocuppazione, mancanza di industrializzazione, morte silenziosa da terremoto e abbandono? Se qualche comune umbro indietro nello sviluppo dei pezzi (lo sviluppo dei pezzi nella metafora scacchistica usata sta ad indicare un modo veloce ed efficace per rendere le mosse successive nel medio gioco performanti e incisive, essendo una game composta da tre fasi strategiche salienti ossia apertura, centro partita e finale) SI RICONOSCE in queste facili etichette (ma come l’occupazione non era in aumento su tutto il territorio nazionale e la regressione involutiva non era scomparsa?) forse dovrebbe imparare da chi dal silenzio delle sue ceneri è risorto come Lazzaro senza miracoli ma con fatica rimboccandosi le maniche e con atteggiamento propositivo: ci riferiamo al Comune di Castel Del Giudice (CAP 86080), situato in provincia di Isernia, al confine tra Abruzzo e Molise (c’è stato un tempo dove questa piccola area di quasi 15 km q era abruzzese), che la sua sparuta manciata di abitanti (meno di quattrocento, ma negli anni d’oro “del boom di tutto” superava di molto i mille abitanti) ha rilanciato la sua immagine a livello nazionale diventando un modello di business replicabile, soprattutto in quelle regioni che hanno caratteristiche simili per morfologia a profili collinari attraversati da montagne appenniniche e quindi soprattutto l’ Umbria. In Umbria ci sono comuni agonizzanti alla canna del gas (ma dici sul serio o è solo una forzatura per costringere all’ affabulazione il lettore?) che si trovano nella stessa condizione involutiva del borgo di Castel Del Giudice di diversi anni fa, un piccolo aggregato di case e stalle a 800 metri di altitudine abbandonate destinato a una estinzione silenziosa. Ma qualcuno da quelle parti si è alzato con l’idea di vendere cara la pelle e le stalle abbandonate oggi sono diventate un blocco di abitazioni diventate importanti per il turismo a livello nazionale (Struttura alberghiera di Borgo Tufi, sito internet https://www.borgotufi.it/borgo/), non solo nasce anche la prima struttura sanitaria in Molise per accudire anziani, una RSA in grado di creare occupazione rilanciando l’economia locale. Ovviamente non poteva bastare e così questi vulcanici abitanti molisani si sono inventati un MELETO BIOLOGICO che ha ulteriormente creato nuove opportunità di sviluppo (leggi anche posti di lavoro, vuoi vedere che riusciamo a vendere le marmellate ai tedeschi?!) e persino una cooperativa che ha dato nuove possibilità occupazionali a qualche giovane locale e immigrato da inserire nel teesuto sociale. Risultato: ATTIVAZIONE DI UN CIRCOLO VIRTUOSO che si spera contagioso e un MODELLO DI REPLICABILITA’ e un CASE HISTORY DI SUCCESSO che va vivisezionato ed analizzato per uscire invece dai CIRCOLI VIZIOSI di quei PRESUNTI comuni umbri (un esempio su tutti, quello che ospitava l’importante azienda MERLONI oggi smantellata) precipitato in una spirale decadente di perdizione sui bilanci con conseguente declino anche etico (ne vogliamo parlare ad esempio, della questione ospizio e dei suoi buchi di bilancio locali che hanno costretto all’ insurrezione popolare con i protagonisti visti come pacchi postali da spostare senza valutarne i rischi solo per risanare il deficit?). Certo a questo punto qualche facile benpensante sosterrà la tesi che a mettere d’accordo poche persone per FARLE REMARE TUTTE DALLA STESSA PARTE per risolvere problemi logistici e strutturali sia un gioco da ragazzi, ben più complicata la questione quando ci sono tante teste diverse che viaggiano ognuna per la sua traiettoria senza sintonia e armonia di intenti (sarà mica il caso da prendere come esempio per attivare circoli viziosi, senza fare nomi, quello del CAP 06025? Invitiamo il lettore, che è già smaliziato e scaltro di suo e non ha bisogno certo di consigli, a procurarsi da solo le informazioni tramite fonti certificate e credibili per convalidare o smentire le tesi presenti in questo articolo!). Come dicono a Roma “poessevero“, ma è un fatto che a Castel Del Giudice le persone come dicono sempre a Roma “sesocapitedasole“, tanto è che grazie anche a qualche piccolo colpo di fortuna (che però aiuta non a caso sempre gli audaci e ci sarà un perchè), tipo l’imprenditore del nord originario dei luoghi, che fornisce cospicue risorse al tessuto imprenditoriale locale in secca e che grazie a questo coinvolgimento attivo in prima persona abbia contribuito in TEAM a risollevare le sorti di un destino che sembrava ineluttabile. C’è un campo pieno di rovi, inutilizzato e con l’erba alta? Perché non raccogliere frutti di boschi e farci delle belle marmellate e poi sopra anche qualche laboratorio didattico? C’è un bellissimo ammasso di pietre che un tempo servivano agli animali da pascolo per abberverarsi? Bè quelli di Castel del Giudice la prima cosa che pensano (e hanno pensato) è come reintegrare quel rudere all’ interno delle strategie di sviluppo per il rilancio dell’ occupazione (e se diventasse una bellissima doppia matrimoniale per offrire soggiorno ai turisti? IMMAGINA PUOI recita qualche spot pubblicitario tendenzioso). Forse qualche comune tipo il CAP 06025 qualche domanda alla Marzullo (si faccia una domanda e si dia una risposta!) se la dovrebbe porre, se non altro per invertire il trend di tendenza tra i due blocchi “circolo vizioso e circolo virtuoso”. E poi diciamocelo questi di Castel Del Giudice stanno troppo avanti nel senso che hanno coniugato le eccellenze gastronomiche locali con quelle intellettuali di una terra di prossimità che a qualche km sconfinante ha dato i natali direttamente e indirettamente a gente del calibro di Fante e Silone. Le parole COLTURA e CULTURA per quelli di Castel del Giudice non sono così blasfeme come accostamento, anzi, è un ulteriore conferma che si VALORIZZA TUTTO A LIVELLO GLOBALE, senza buttare via niente, per restare in tema di animali cari alla tavola dell’ Italia centrale ma non solo, appunto colture e culture, meleti e cervelli. C’è persino chi ha avuto la fortuna di essere insignito a Castel del Giudice di un premio letterario che certamente non è equiparabile al Bancarella, ma la cui ascesa sul gradino più basso del podio anche se non equiparabile al Nobel oggi inflazionato, ha rivitalizzato lo stato di declino del famoso CAP sopra ripetutamente menzionato, essendo la residenza fausta ed infausta dell’ autore gratificata dal premio HOMBRES ITINERANTE, un riconoscimento sicuramente importante per il FAMOSO SCRITTORE (ah ah!) della CLEMENZA DEL DRAGO (siamo a un altro livello rispetto al famoso CAGNOLINO RISE del celebre autore americano JOHN FANTE, il cui padre era emigrante ai primi del ‘900 era originario di Torricella Peligna che sta poco distante dal Molise, solo 37 km da CDG) per contenuti e tematiche scomode affrontate, che però trovano inquetanti analogie e parallelismi tra il mondo reale dei comuni sopra menzionati e quello della FINZIONE di una località fatasma battezzata NOCERA OMBROSA, la cui denominazione fantasy “separladasola” come continuano a dire a Roma. Nella trama di questa sublime opera d’arte, il DRAGO rappresenta una bestia simbolica che si riferisce al terremoto che fa da sfondo alla vita di due ragazzi che vorrebbero sposarsi, ma che non possono perché mobbizzati dalle angherie della società moderna BCE strutturata a pozzanghere liquide (cit filosofo BAUMAN). Ora parlare di questi contenuti scabrosi che gettano cupe ombre su una località che è già ombrosa di suo, come espresso dal nome, dove queste storie del DRAGO sono ambientate è prematuro. Quello che l’articolo vuole evidenziare è la FORMULA ALCHEMICA SEGRETA trovata dal Comune di Castel Del Giudice per affrontare la crisi e trovare in essa una opportunità DI REDENZIONE, trasformando le disfunzioni in cose che girano e vanno replicate in quelle località afflitte da problemi simili attraverso formule chimiche riproducibili. A questo punto segue una lunga lista dove si evince che questo comune molisano in provincia di Isernia va studiato in un ottica da KAIZEN GIAPPONESE, per entrare in un ciclo di POLITICHE ATTIVE basate du un MIGLIORAMENTO CONTINUO finalizzato a uscire dalle SABBIE MOBILI della regressione economica. MISSION IMPOSSIBLE? La grande notizia è che il sindaco LINO GENTILE DI CDG (di che colore è il suo brand non ce ne può fregare di meno in quanto è palese che con un approccio di tipo guelfi e ghibellini, che permane ancora in qualche zona sottosviluppata della penisola, non si può andare da nessuna parte) è riuscito coinvolgendo i suoi compaesani e non ad ATTIVARE UN CICLO RIGENERATIVO lì dove il malato era ormai dato per MORTO e SEPOLTO e se non altro a dimostrare che Restare A GALLA, RIMANENDO COMPETITIVI RILANCIANDO BRAND ED ECONOMIA LOCALE è possibile a condizione di sfruttare tutto il POTENZIALE messo a disposizione dalla fertilità della terra e delle idee che poi hanno trovato CONCRETA REALIZZAZIONE grazie a impegno e applicazione costante. Tutte le crisi di qualsiasi tipo hanno proprio questa come caratteristica: quando non vengono risolte subiscono una involuzione. Chissà che qualche COMUNE UMBRO, magari simile come BORGO a CASTEL DEL GIUDICE, non abbia voglia di studiare seriamente il MODELLO DI SVILUPPO PROPOSTO per uscire dalla crisi, senza additare o citare LOCALITA’ FANTASMA come NOCERA OMBROSA, che vive solo nella finzione letteraria (ah ah ma davvero?). A questo punto non ci resta che verificare se davvero l’erba del vicino è sempre più verde visitando siti istituzionali come quello del comune di Castel del Giudice, http://comune.casteldelgiudice.is.it/, o articoli tematici come https://www.corriere.it/buone-notizie/17_settembre_22/castel-giudice-come-rinasce-piccolo-borgo-senza-abitanti-2ef6d24c-9fa1-11e7-b69e-b086f39fca24.shtml?refresh_ce-cp o ancora consultando WIKIPEDIA o pagine specifiche come http://comune.casteldelgiudice.is.it/index.php?id=14&oggetto=36. L’unica certezza che abbiamo rispetto ai temi della COLTURA E della CULTURA sollevati da questo comune e dal premio HOMBRES ITINERANTE, la cui quattordicesima edizione è dedicata a Lina Pietravalle, http://www.premiohombres.com/ , che esalta quest’ anno la potenza di un DRAGO che unisce sia il CAP 06025 al luogo della premiazione, appunto Castel Del Giudice, è quella che potrebbe esserci del marcio a NOCERA OMBROSA. Ma come non era riferito alla Danimarca? In ogni caso MAURO CARPA professione detective privato, con lo studio investigativo sito a frazione COLLEMOSSO, si trova a districare convulse matasse per stabilire se gli abitanto locali siano sintonizzati su comportamenti centrati su circoli virtuosi piuttosto che focalizzati su quelli viziosi. Ma questa è un altra storia perchè come ben sa chi ha avuto a che fare con il Drago nascosto sotto i Monti Sibillini, che nel suo massimo vigore muovendo la coda incautamente scuote le case come foglie autunnali instillando un terrore ancestrale, niente è statico e permanente in questa presuna valle di lacrime, ma tutto va interpretato in maniera dinamica. Persino la presunta crisi che angustia i nostri tempi moderni. L’importante da buoni occidentali è trasformare un problema in opportunità, i difetti e le criticità in ECONOMIC RECOVERY! Quelli di Castel Del Giudice hanno dimostrato di avere spirito di iniziativa e istinto di sopravvivenza. C’è da chiedersi allora nella FINCTION della CLEMENZA DEL DRAGO come si evolverà Nocera Ombrosa nel prossimo decennio. Positività saltaci addosso e dacci la formula chimica di CDG! Amen!