Luciano Bianciardi e l’INTEGRAZIONE

“Con la globalizzazione a pozzanghere liquide BCE non si scherza. Bisogna fare i conti con l’economia di mercato e sui prodotti editoriali non è il caso di proporre quella pseudoscienza chiamata sociologia. Se vogliamo rispettare il fatturato la sociologia lasciamola a casa, faglielo capì a marcelluccio tuo. Poi sta storia dello sperpero non va più bene, che facciamo ogni mattina compriamo sei sette giornali quando ne basterebbero tre? E poi il personale. Qui bisogna tagliare di brutto, si fanno mettere incinte appena gli fai il contratto, non va bene!”. A parlare è Gaeta uno dei tanti automi della Milano anni sessanta che lavora come aspirante dirigente presso una casa editrice dove Luciano Bianchi, fratello di Marcello Bianchi quello che rompe le palle proponendo traduzioni americane sul tema della sociologia, si sforza di farsi integrare dalla grande città con grandi riserve, dal momento che quel mostro di cemento e di acciaio permeato di smog non fa altro che restringerti lo spazio dove cammini, mica siamo a Grosseto che puzza ancora di aria contadina seppure le strade anche lì siano soggette a grandi rivoluzioni! L’integrazione è un romanzo per aspiranti scrittori che hanno grossi problemi nel descrivere la loro giornata tipo, si perché Bianciardi qui supera se stesso, non solo riesce con una precisione millimetrica a sfoderare una prestazioni sulle descrizioni tipo di un aspirante impiegato che vuole fare carriera da urlo, ma mentre lo fa ti prende per il culo. Non te ma la società liquida globalizzata bce basata sul capitale che dovrebbe integrarlo e in questo riprende gli stessi temi aspri della critica dei magazzini da svuotare fatta da Pasolini (lo scrive anche dichiaratamente a un certo punto, compravano quello che i padroni gli proponevano in tv). E allora ecco un sarcasmo efferato sui tic dei milanesi che non hanno tempo da perdere e che si fanno telefonare dalla segretaria quando stanno in tiunione per più di quindici minuti per lasciare uscire con un pretesto il visitatore. Il paradosso di questo libro è il risultato ottenuto a fine narrazione: il soggetto che vorrebbe scappare prima possibile da quella orrenda città come nei più perfetti degli ossimori cioé Luciano, in realtà è quello che si farà addomesticare dagli eventi, mentre il fratello suo che seppure dotato di grande talento prometteva fulgide carriere e quella famosa mediazione che il tema del libro (ossia un ponte di collegamento culturale tra il mondo di mezzo con quello di sopra, un trait d’union tra Italia centrale e Milano che fa mondo a parte) alla fine ce lo ritroviamo sconfitto ma finalmente libero dalla firma di cambiali per acquistare i divani della nuova casa e dai cartellini da timbrare correndo ogni mattina come pazzi. Per la teoria degli opposti questo libro parla di alienazione non di integrazione, ma certo è che come nei famosi anni ottanta chiunque avesse un pò di voglia di comprarsi una tv nuova a casa lavorando con impegno non avrebbe certo sudato per trovare un qualunque tipo di attivita giustamente retribuita che gli avrebbe permesso di entrare nel sogno americano della libera iniziativa finalizzata al risultato. E così da profano scopro che queste pagine contengono niente popò di meno che la bomba atomica: tutto il modello di sviluppo che determina i nostri destini adesso era già oggetto di aspre critiche agli albori del mondo quando i mulini che sfoderavano merendine d’oro sullo sfondo di campi fioriti e cieli azzurri colorati avevano persino il pregio di essere reali. Ma alla fine in mezzo a tanta ironia c’è anche la lieta novella, analogamente a quello che accade ai suonatori del Titanic negli ultimi istanti di vita del naufragio: sarà pure un mondo costruito sulla proprietà e sulla produzione e conseguentemente sull’ ingiustizia, ma in mezzo a questo correre per conquistare il Klondike e le sue pseudo miniere d’oro c’è anche il palliativo della perdizione e del divertimento da luna park improvvisati: chi ha detto che sia un male firmare cambiali per sposarsi e mettere su famiglia? Anzi come suggerisce l’autore alla fine del libro, appena sua moglie firma il contratto, si fa pure mettere incinta. Parliamo forse di un mondo ricco di opportunità per emergere e per trarre vantaggi personali da situazioni rocambolesche che possono essere determinate se si ha in testa un pò di sale in zucca? Per rispondere a questa domanda bisogna leggere tutta la famosa triologia di Bianciardi (l’integrazione dovrebbe essere la seconda puntata rispetto ai romanzi il lavoro culturale e il terzo più famoso la vita agra) anche se conosciamo già la risposta che convalida tutte le aspre critiche pasoliniane alla strada intrapresa dal cosiddetto mondo civilizzato. Anche se il mondo di per sè fa schifo (ed è innegabile) cogliete almeno l’opportunità di divertirvi come pazzi, suggerisce la contrapposizione finale tra i due stati raggiunti dai due fratelli a fine racconto, con Marcello il genio costretto a ripiegare sul provencialismo grossetano per salvarsi con mille artifizi da freelance per stare a galla e una condizione giudicata dalla società omologata convenzionale come fallimento e il fratello poco incline a farsi modellare dalla grande città dai condizionamenti occulti (fanno molto ridere ad esempio le frasi che gli somministra il suo capo quando assunto per un nuovo lavoro sul finale del libro deve a sua volta somministrare a chi riceverà altre disposizioni operative le stesse stronzate sulla necessità di giocare in squadra e ottimizzare la produzione per esempio, frasi che Luciano è costretto a ripetere persino al fratello per responsabilizzarlo su piccoli lavoretti che gli passa). A conti fatti è un libro di sorprese e misteri, compreso quello che a un certo punto verso la fine del romanzo si consuma criptico ed ermetico nella famosa piazza Ungheria dove i Bianciardi si trovano coinvolti per aiutare un amico nei guai, anche se il lettore non capirà esattamente di che cosa di fatto si stia parlando, forse un escamotage letterario per dare un destino diverso ai due impavidi avventurieri del nord nel sorprendente finale dove i verdetti sulle aspettative personali vengono rovesciati con il matrimonio a sorpresa di Luciano con la famosa Marisa (a Milano era pieno di Marise, ah ah) pronta a farsi mettere incinta dopo la firma sul contratto a tempo indeterminato! Se c’è qualche anarchico appassionato di distruzione di modelli di sviluppo imperanti, questo libro è parte essenziale nella sua cassetta degli attrezzi rivoluzionari finalizzati a ricontestualizzare il sistema e a rimetterlo in discussione. Bianciardi (che di nome fa Luciano come l’alter ego del suo integrazione, non dimentichiamolo!) al TOP voto otto!




Replicabilità dei modelli di sviluppo: perchè qualche comune umbro dovrebbe ispirarsi a Castel Del Giudice (IS) per attivare circoli virtuosi e mettere in atto politiche di sviluppo sul territorio?

Spopolamento, disocuppazione, mancanza di industrializzazione, morte silenziosa da terremoto e abbandono? Se qualche comune umbro indietro nello sviluppo dei pezzi (lo sviluppo dei pezzi nella metafora scacchistica usata sta ad indicare un modo veloce ed efficace per rendere le mosse successive nel medio gioco performanti e incisive, essendo una game composta da tre fasi strategiche salienti ossia apertura, centro partita e finale) SI RICONOSCE in queste facili etichette (ma come l’occupazione non era in aumento su tutto il territorio nazionale e la regressione involutiva non era scomparsa?) forse dovrebbe imparare da chi dal silenzio delle sue ceneri è risorto come Lazzaro senza miracoli ma con fatica rimboccandosi le maniche e con atteggiamento propositivo: ci riferiamo al Comune di Castel Del Giudice (CAP 86080), situato in provincia di Isernia, al confine tra Abruzzo e Molise (c’è stato un tempo dove questa piccola area di quasi 15 km q era abruzzese), che la sua sparuta manciata di abitanti (meno di quattrocento, ma negli anni d’oro “del boom di tutto” superava di molto i mille abitanti) ha rilanciato la sua immagine a livello nazionale diventando un modello di business replicabile, soprattutto in quelle regioni che hanno caratteristiche simili per morfologia a profili collinari attraversati da montagne appenniniche e quindi soprattutto l’ Umbria. In Umbria ci sono comuni agonizzanti alla canna del gas (ma dici sul serio o è solo una forzatura per costringere all’ affabulazione il lettore?) che si trovano nella stessa condizione involutiva del borgo di Castel Del Giudice di diversi anni fa, un piccolo aggregato di case e stalle a 800 metri di altitudine abbandonate destinato a una estinzione silenziosa. Ma qualcuno da quelle parti si è alzato con l’idea di vendere cara la pelle e le stalle abbandonate oggi sono diventate un blocco di abitazioni diventate importanti per il turismo a livello nazionale (Struttura alberghiera di Borgo Tufi, sito internet https://www.borgotufi.it/borgo/), non solo nasce anche la prima struttura sanitaria in Molise per accudire anziani, una RSA in grado di creare occupazione rilanciando l’economia locale. Ovviamente non poteva bastare e così questi vulcanici abitanti molisani si sono inventati un MELETO BIOLOGICO che ha ulteriormente creato nuove opportunità di sviluppo (leggi anche posti di lavoro, vuoi vedere che riusciamo a vendere le marmellate ai tedeschi?!) e persino una cooperativa che ha dato nuove possibilità occupazionali a qualche giovane locale e immigrato da inserire nel teesuto sociale. Risultato: ATTIVAZIONE DI UN CIRCOLO VIRTUOSO che si spera contagioso e un MODELLO DI REPLICABILITA’ e un CASE HISTORY DI SUCCESSO che va vivisezionato ed analizzato per uscire invece dai CIRCOLI VIZIOSI di quei PRESUNTI comuni umbri (un esempio su tutti, quello che ospitava l’importante azienda MERLONI oggi smantellata) precipitato in una spirale decadente di perdizione sui bilanci con conseguente declino anche etico (ne vogliamo parlare ad esempio, della questione ospizio e dei suoi buchi di bilancio locali che hanno costretto all’ insurrezione popolare con i protagonisti visti come pacchi postali da spostare senza valutarne i rischi solo per risanare il deficit?). Certo a questo punto qualche facile benpensante sosterrà la tesi che a mettere d’accordo poche persone per FARLE REMARE TUTTE DALLA STESSA PARTE per risolvere problemi logistici e strutturali sia un gioco da ragazzi, ben più complicata la questione quando ci sono tante teste diverse che viaggiano ognuna per la sua traiettoria senza sintonia e armonia di intenti (sarà mica il caso da prendere come esempio per attivare circoli viziosi, senza fare nomi, quello del CAP 06025? Invitiamo il lettore, che è già smaliziato e scaltro di suo e non ha bisogno certo di consigli, a procurarsi da solo le informazioni tramite fonti certificate e credibili per convalidare o smentire le tesi presenti in questo articolo!). Come dicono a Roma “poessevero“, ma è un fatto che a Castel Del Giudice le persone come dicono sempre a Roma “sesocapitedasole“, tanto è che grazie anche a qualche piccolo colpo di fortuna (che però aiuta non a caso sempre gli audaci e ci sarà un perchè), tipo l’imprenditore del nord originario dei luoghi, che fornisce cospicue risorse al tessuto imprenditoriale locale in secca e che grazie a questo coinvolgimento attivo in prima persona abbia contribuito in TEAM a risollevare le sorti di un destino che sembrava ineluttabile. C’è un campo pieno di rovi, inutilizzato e con l’erba alta? Perché non raccogliere frutti di boschi e farci delle belle marmellate e poi sopra anche qualche laboratorio didattico? C’è un bellissimo ammasso di pietre che un tempo servivano agli animali da pascolo per abberverarsi? Bè quelli di Castel del Giudice la prima cosa che pensano (e hanno pensato) è come reintegrare quel rudere all’ interno delle strategie di sviluppo per il rilancio dell’ occupazione (e se diventasse una bellissima doppia matrimoniale per offrire soggiorno ai turisti? IMMAGINA PUOI recita qualche spot pubblicitario tendenzioso). Forse qualche comune tipo il CAP 06025 qualche domanda alla Marzullo (si faccia una domanda e si dia una risposta!) se la dovrebbe porre, se non altro per invertire il trend di tendenza tra i due blocchi “circolo vizioso e circolo virtuoso”. E poi diciamocelo questi di Castel Del Giudice stanno troppo avanti nel senso che hanno coniugato le eccellenze gastronomiche locali con quelle intellettuali di una terra di prossimità che a qualche km sconfinante ha dato i natali direttamente e indirettamente a gente del calibro di Fante e Silone. Le parole COLTURA e CULTURA per quelli di Castel del Giudice non sono così blasfeme come accostamento, anzi, è un ulteriore conferma che si VALORIZZA TUTTO A LIVELLO GLOBALE, senza buttare via niente, per restare in tema di animali cari alla tavola dell’ Italia centrale ma non solo, appunto colture e culture, meleti e cervelli. C’è persino chi ha avuto la fortuna di essere insignito a Castel del Giudice di un premio letterario che certamente non è equiparabile al Bancarella, ma la cui ascesa sul gradino più basso del podio anche se non equiparabile al Nobel oggi inflazionato, ha rivitalizzato lo stato di declino del famoso CAP sopra ripetutamente menzionato, essendo la residenza fausta ed infausta dell’ autore gratificata dal premio HOMBRES ITINERANTE, un riconoscimento sicuramente importante per il FAMOSO SCRITTORE (ah ah!) della CLEMENZA DEL DRAGO (siamo a un altro livello rispetto al famoso CAGNOLINO RISE del celebre autore americano JOHN FANTE, il cui padre era emigrante ai primi del ‘900 era originario di Torricella Peligna che sta poco distante dal Molise, solo 37 km da CDG) per contenuti e tematiche scomode affrontate, che però trovano inquetanti analogie e parallelismi tra il mondo reale dei comuni sopra menzionati e quello della FINZIONE di una località fatasma battezzata NOCERA OMBROSA, la cui denominazione fantasy “separladasola” come continuano a dire a Roma. Nella trama di questa sublime opera d’arte, il DRAGO rappresenta una bestia simbolica che si riferisce al terremoto che fa da sfondo alla vita di due ragazzi che vorrebbero sposarsi, ma che non possono perché mobbizzati dalle angherie della società moderna BCE strutturata a pozzanghere liquide (cit filosofo BAUMAN). Ora parlare di questi contenuti scabrosi che gettano cupe ombre su una località che è già ombrosa di suo, come espresso dal nome, dove queste storie del DRAGO sono ambientate è prematuro. Quello che l’articolo vuole evidenziare è la FORMULA ALCHEMICA SEGRETA trovata dal Comune di Castel Del Giudice per affrontare la crisi e trovare in essa una opportunità DI REDENZIONE, trasformando le disfunzioni in cose che girano e vanno replicate in quelle località afflitte da problemi simili attraverso formule chimiche riproducibili. A questo punto segue una lunga lista dove si evince che questo comune molisano in provincia di Isernia va studiato in un ottica da KAIZEN GIAPPONESE, per entrare in un ciclo di POLITICHE ATTIVE basate du un MIGLIORAMENTO CONTINUO finalizzato a uscire dalle SABBIE MOBILI della regressione economica. MISSION IMPOSSIBLE? La grande notizia è che il sindaco LINO GENTILE DI CDG (di che colore è il suo brand non ce ne può fregare di meno in quanto è palese che con un approccio di tipo guelfi e ghibellini, che permane ancora in qualche zona sottosviluppata della penisola, non si può andare da nessuna parte) è riuscito coinvolgendo i suoi compaesani e non ad ATTIVARE UN CICLO RIGENERATIVO lì dove il malato era ormai dato per MORTO e SEPOLTO e se non altro a dimostrare che Restare A GALLA, RIMANENDO COMPETITIVI RILANCIANDO BRAND ED ECONOMIA LOCALE è possibile a condizione di sfruttare tutto il POTENZIALE messo a disposizione dalla fertilità della terra e delle idee che poi hanno trovato CONCRETA REALIZZAZIONE grazie a impegno e applicazione costante. Tutte le crisi di qualsiasi tipo hanno proprio questa come caratteristica: quando non vengono risolte subiscono una involuzione. Chissà che qualche COMUNE UMBRO, magari simile come BORGO a CASTEL DEL GIUDICE, non abbia voglia di studiare seriamente il MODELLO DI SVILUPPO PROPOSTO per uscire dalla crisi, senza additare o citare LOCALITA’ FANTASMA come NOCERA OMBROSA, che vive solo nella finzione letteraria (ah ah ma davvero?). A questo punto non ci resta che verificare se davvero l’erba del vicino è sempre più verde visitando siti istituzionali come quello del comune di Castel del Giudice, http://comune.casteldelgiudice.is.it/, o articoli tematici come https://www.corriere.it/buone-notizie/17_settembre_22/castel-giudice-come-rinasce-piccolo-borgo-senza-abitanti-2ef6d24c-9fa1-11e7-b69e-b086f39fca24.shtml?refresh_ce-cp o ancora consultando WIKIPEDIA o pagine specifiche come http://comune.casteldelgiudice.is.it/index.php?id=14&oggetto=36. L’unica certezza che abbiamo rispetto ai temi della COLTURA E della CULTURA sollevati da questo comune e dal premio HOMBRES ITINERANTE, la cui quattordicesima edizione è dedicata a Lina Pietravalle, http://www.premiohombres.com/ , che esalta quest’ anno la potenza di un DRAGO che unisce sia il CAP 06025 al luogo della premiazione, appunto Castel Del Giudice, è quella che potrebbe esserci del marcio a NOCERA OMBROSA. Ma come non era riferito alla Danimarca? In ogni caso MAURO CARPA professione detective privato, con lo studio investigativo sito a frazione COLLEMOSSO, si trova a districare convulse matasse per stabilire se gli abitanto locali siano sintonizzati su comportamenti centrati su circoli virtuosi piuttosto che focalizzati su quelli viziosi. Ma questa è un altra storia perchè come ben sa chi ha avuto a che fare con il Drago nascosto sotto i Monti Sibillini, che nel suo massimo vigore muovendo la coda incautamente scuote le case come foglie autunnali instillando un terrore ancestrale, niente è statico e permanente in questa presuna valle di lacrime, ma tutto va interpretato in maniera dinamica. Persino la presunta crisi che angustia i nostri tempi moderni. L’importante da buoni occidentali è trasformare un problema in opportunità, i difetti e le criticità in ECONOMIC RECOVERY! Quelli di Castel Del Giudice hanno dimostrato di avere spirito di iniziativa e istinto di sopravvivenza. C’è da chiedersi allora nella FINCTION della CLEMENZA DEL DRAGO come si evolverà Nocera Ombrosa nel prossimo decennio. Positività saltaci addosso e dacci la formula chimica di CDG! Amen!