Social Media Marketing: Twitter overview

Tra i social media https://twitter.com/ è sicuramente il servizio meno indicato per influenzare una propria autopromozione intensiva, anche se in una strategia di 100 comunicazioni stringate da 140 caratteri, dieci twitt (questo termine per inciso che combatte con il famoso tweet è preferibile secondo gli esperti rispetto al suo antagonista troppo “dolce sintatticamente” per la sua volontà di anonimato, coerente con il medium analizzato) dedicati alla promozione di se stessi sono tollerabili. Pensiamo solo a come le notizie arrivino prima su Twitter e poi sui media tradizionali, televisioni e radio. Pensiamo ai politici che fanno dichiarazioni ufficiali a caldo sfruttando questo canale o agli sportivi che plasmano la loro comunicazione con battute efficaci su questo media. Ma di che cosa stiamo parlando esattamente? Lo strumento di marketing nasce nel 2006 ed è famoso per il suo cinguettio dal verbo inglese to tweet, Nell’ ottobre del 2017 è stata messa in piedi una sperimentazione ufficiale per prolungare la stringa di caratteri a 280, raddoppiando il setting di default. Sicuramente twitter è un canale più idoneo per professionisti che intendono allacciare relazioni con settori nevralgici o migliorare la comunicazione con i loro clienti. In questo senso bisogna sapersi destreggiare dentro questo immenso labirinto per coglierne tutte le potenzialità proposte, in modo da capire bene che cosa si intende per follower, per followers o per il famoso simbolo #hashtag. E per ritwittare cosa si intende? Andiamo con ordine. Twitter è quindi una piattaforma ideale per chi vuole tenersi aggiornato prima degli altri, a questo proposito è bene dire che essendo le API pubbliche sono utilizzate da terze parti per arricchire il servizio con applicativi molto utili, tipo dashboard personalizzate dove è possibile monitorare diversi contenuti provenienti da diversi social media. Certamente valorizza il brand della propria azienda anche se il tutto deve avvenire senza politiche di spam ma semplicemente limitandosi ad essere se stessi come individui unici che partecipano a discussioni pubbliche portando il loro contributo di contenuti. Aumenttando la nostra credibilità di interlocutori siamo così in grado di reclutare automaticamente FOLLOWER (coloro che mi seguono) svincolandomi dalla logica del FOLLOWING (cioè coloro che sto seguendo). Mentre il famoso simbolo # indica per l’appunto l’HASHTAG, un tipo di etichetta che ci consentirà di “taggare” le parole chiave più appropriate e performanti per arricchire il bacino relativo a quel topic. Per esempio l’hashtag #smm sta ad indicare la parola chiave social media marketing dove confluiranno tutti i nostri contenuti creati come tipologia di argomento. Come piattaforma veloce che nel giugno del 2017 contava circa 328 milioni di utenti, ne consegue che i TWITT, i famosi cinguettii, hanno vita breve rispetto ad altri social, per cui si ha a che fare con una maggiore frequenza di pubblicazione, essendo per caratteristica i post lunghi per l’appunto solo 140 caratteri. Dalle aziende viene spesso usato come strumento provocatorio per stimolare risposte da parte degli utenti, in modo da avere un feedback tematico. Ovviamente esistono anche servizi a pagamento, tipo i famosi twitt ads, dove i parametri in gioco sono i click, i retwitt e le risposte. La piattaforma si contraddistingue anche per la presenza di aziende pubbliche che devono fornire comunicazioni ufficiali al cittadino in tempi celeri, pertanto parliamo di uno strumento decisamente più professionale rispetto a un FB per esempio, dove le interferenze fake e i filtraggi sulla credibilità della fonte sono spesso viziati da difetti di forma. Certamente si possono ottenere grandi risultati du Twitter, in primis essendo semplicemente se stessi, mostrando la propria credibilità da professionisti così come é nel mondo reale e in secondo luogo alimentando strategie di circolo vizioso basate sulla pianificazione degli obbiettivi, l’ascolto dell’ “audience“, passando per una fase di networking in cui le ralazioni anche peer to peer vanno alimentate, per approdare alla fine al Tweet vero e proprio e all’ analisi dei risultati, strumento essenziale messo a disposizione dalla piattaforma per monitorare le proprie influenze in rete e migliorarle. Per fare la differenza si tratta in ultima analisi di fornire valore aggiunto nella condivisione, cosa che automaticamente porta benefici sul proprio vessillo sventolato nel profilo, che deve essere completo ed aggiornato. Essendo Umbriaway Consulting attenta alla formazione e al digital divide, la cosa migliore è sfruttare come al solito le potenzialità della rete per usufruire di servizi di formazione appropriati, anche su Twitter GRATUITI, passando per UDEMY per esempio, indirizzo internet https://www.udemy.com/ , come per esempio l’ottima esposizione proposta da https://www.udemy.com/come-ottenere-il-massimo-da-twitter/ . Twitter dopo aver svolto il corso non avrà più segreti e la tua presenza in rete verrà amplificata.




Project APP Android: Colle di Nocera Umbra sezione history

UBICAZIONE

Considerando i criteri geografici e orografici, elementi fondamentali per chi doveva spostarsi a piedi o a dorso di cavallo,considerando la caratteristica comune costante ovvero il ritrovamento di resti e tombe in prossimità di sorgenti ubicate in posizioni tali da consentire attività pastorale ed agricola, Colle aveva tutte queste caratteristiche. Infatti aveva la sorgente della ” Fonte Vecchia”, la possibilità di Pascoli e di terreni arabili e una posizione leggermente elevata rispetto alla valle sottostante che nel passato doveva essere alquanto umida.

Fonte: https://castrumcollis.wordpress.com/
IN PRINCIPIO ERAT VERBUM

Quando la via, che porta il nome del console Romano Caio Flaminio ha oltrepassato Nocera e la salita del Picchio, si immette in una vallata ampia e lunghissima, segnata a sinistra da una catena di semi montagne in cui i boschi si alternano a campi coltivati e nel mezzo si erige il monte Subasio, sul versante opposto del quale ” pende” Assisi e inizia l ampio piano che le si stende ai piedi. L altro lato della vallata, sulla destra della via Flaminia, è delimitato dalla catena montuosa che fa da spartiacque tra i tributari Tirreno e quelli dell’Adriatico. E nel ”greve giogo” che collega ” nocera con Gualdo” C è Colle, ma è ” greve come il giogo di una bella donna innamorata e contraccambiata. In mezzo a questi due, e perpendicolarmente ad essi, si insinua il monte Cervaia, ricoperto di uliveti nella sua fascia occidentale è che degradando termina in un grande dosso, cioè in un colle, cioè in Colle, ai piedi del quale scorre la maestosa via Flaminia. Nel punto in cui finisce il monte ed inizia il dosso C è una sorgente, a fianco della quale vi costruirono una fonte, che ora chiamiamo la “Fonte Vecchia”. Da questa fonte si svilupperà la vita di Colle prima e del Castelo dopo.

Fonte: https://castrumcollis.wordpress.com/
ERA PRECRISTIANA

I paesi umbri sono dal punto di vista storico ricchi di tutte le fasi cronologiche che hanno caratterizzato l’era moderna. A Colle ci sono tombe antichissime che testimoniano un era precristiana, ci sono ruderi romani localizzati nella via Flaminia, c’è un castello dove é simboleggiato il potente simbolo dei Signori di Firenze, ci sono a poca distanza segni e testimonianze di antichi antenati dei moderni postini (Gaifana) e tanto altro che il bravo Sante Cioli ha saputo cogliere con la sua vena affabulatoria nei due libri capolavoro dedicati al territorio. Colle é il luogo ideale per uno scrittore di mistery, antiche leggende narrano di gesta mirabili e tremende e un fascino millenario accompagnata da location da sogno e da acque che sgorgano limpide dalle rocce di montagna stimolano voli pindarici nel Tempo! Una vacanza a Colle rigenera corpo e spirito!

Fonte: https://castrumcollis.wordpress.com/

LA VIA FLAMINIA

Come la via Appia era la principale via del Mezzogiorno, così la Flaminia era considerata come la grande arteria di comunicazione del Nord e dell’Est della penisola. Essa infatti attraversava territorî ricchi e popolosi come l’agro Falisco, l’Umbria, il Piceno, e quindi scendeva al litorale adriatico a Fano, proseguendo fino a Pesaro e Rimini. Le principali stazioni sono così indicate dall’itinerario di Antonino, con le rispettive distanze da Roma: Villa Rostrata (Casale di Morolo) miglia 23; Ocriculum (Otricoli), m. 44; Narnia (Narni), m. 56; Interamna (Terni), m. 65; Spolitium (Spoleto), m. 83; Forum Flaminii (S. Giovanni Profiamma), m. 101; Helvillum (Sigillo), m. 128; Calle (Cagli) m. 151; Forum Sempronii (Fossombrone) m. 169; Fanum Fortunae (Fano) m. 185; Pisaurum (Pesaro) m. 193; Ariminum (Rimini) m. 217. Gli altri itinerari che ci sono conservati, cioè la Tabula Peutingeriana, l’itinerario Gerosolimitano e le celebri coppe votive di Vicarello, ci dànno presso a poco le stesse stazioni, ma la distanza varia da miglia 215 nei vasi di Vicarello a m. 223 nell’itinerario Gerosolimitano. Che questa ultima indicazione sia più corrispondente alla verità lo attesta un cippo miliare trovato nei pressi di Rimini che porta il n. 222. Tale differenza degl’itinerarî si spiega col fatto che in una certa epoca, forse dopo la distruzione di Carsulae, all’antico percorso per Bevagna e Foligno, un po’ disagevole, fu preferito l’altro più lungo, ma più comodo, per Terni, Spoleto e Trebiae, fino al Forum Flaminii. Il costruttore della via fu il censore Caio Flaminio, che l’iniziò nel 220 a. C. e l’ultimò nel 219, cioè poco prima della calata di Annibale in Italia. Non dobbiamo credere che i numerosi manufatti che si trovano lungo il percorso risalgano tutti a Caio Flaminio. Questi deve avere soltanto riuniti alcuni tratti di strade gia esistenti fra le principali città in un unico percorso, provvedendo alla selciatura nei punti più cedibili del terreno. Forse alle origini risale il taglio della rupe presso Narni, ove due falli abbinati, scolpiti nella roccia viva, come scongiuro, avvertono i viandanti del pericolo che li minaccia se non prestano attenzione al precipizio che è sul fianco verso il fiume; ma tutti i ponti ad arco, come anche il famoso tratto di viadotto, noto col nome di Muro del peccato, presso la stazione ferroviaria di Civita Castellana, sono opera più tarda, forse del tempo di Augusto, che restaurò a sue spese tutta la via. La via guadagnò in splendore ed ebbe opere colossali, come il citato Muro del peccato, lunga sostruzione attraverso una valle, per evitare il dislivello di essa, il famoso ponte di Narni, che è incerto se fosse a tre o quattro arcate, di cui le mediane raggiungevano l’altezza di circa trenta metri, altri ponti presso Otricoli, (pile di Augusto), Carsulae (Ponte Calamone e Ponte Cardaro) Calle e il famoso traforo detto Ad intercisa o Petra Pertusa (Passo del Furlo) tra i monti di Fabriano. La via Flaminia usciva dalle mura serviane per la Porta Fontinalis, situata nella depressione fra l’arce capitolina e il Quirinale, e presso la quale sorgeva il sepolcro di Bibuln, ancora oggi conservato in parte a fianco del monumento a Vittorio Emanuele; quindi in linea retta traversava il Campo Marzio, rasentando le pendici del Pincio, usciva dalle mura di Aureliano per la porta omonima (oggi Porta del popolo) e quindi, sempre nella stessa direzione, passava il Tevere nella grande ansa che esso forma fra i colli dei Parioli e quelli di Tor di Quinto: il ponte Milvio, mirabile opera romana fondata cento anni circa avanti l’era volgare, serviva al passaggio del fiume per essa e per la via Cassia, che si biforcava subito dopo, proseguendo in direzione nord, mentre la Flaminia voltava ad est per riprendere poco dopo il suo percorso verso nord a fianco del Tevere. Nella località detta Prima Porta si staccava a destra la via Tiberina che costeggiava il Tevere passando per Procoio, Fiano e Ponzano, e si ricongiungeva alla Flaminia a sud di Otricoli. Sulla collina che domina il Tevere si vedono ancora gli avanzi della villa ad Gallinas albas che fu già di Livia, moglie di Augusto: in essa desta particolare ammirazione una stanza adorna con pitture di giardini, di raro pregio artistico. Nella località adiacente verso Roma, detta ad Saxa rubra, avvenne la celebre battaglia fra Costantino e Massenzio (312). Il tracciato della via è chiaramente indicato dagli antichi sepolcri, tra cui quello dei Nasoni presso Grotta Rossa, ed altri anonimi, lungo quasi tutto il percorso. Al XII miglio si trova l’arco quadrifronte, oggi trasformato in casale di Malborghetto, eretto da Costantino in ricordo della sua vittoria; un altro bell’arco è ancora in piedi fra le rovine di Carsulae e celebri sono i due di Fano e di Rimini. Rovine medievali interessanti sono presso Civita Castellana, chiamate il Borgo di S. Leonardo, antico castello edificato forse dagli abati di S. M. di Falleri nel sec. XII. Questo tratto della via fu più volte restaurato dai papi: Paolo V, Urbano VIII e Clemente XI rifecero il tratto lungo la valle del Treia; Sisto V iniziò la costruzione del grande ponte Felice sul Tevere sopra Orte, ultimato nel 1603 da Clemente VIII; Clemente XI eresse nel 1709 il ponte Clementino sul Rio maggiore, Benedetto XIV restaurò la via nei pressi di Narni, conducendola per mezzo di grandi costruzioni lungo il bordo della Nera, e Paolo V rifece il ponte sullo stesso fiume prima di entrare in Terni. A Narni avveniva la già detta biforcazione dei due rami che si riunivano a Foro Flaminio, mentre a ponente partiva un braccio traverso per Amelia (via Amerina) e all’altezza della stazione ad Martis (Massa Martana) un altro per Todi. Al passo della Somma, fra Terni e Spoleto, la via raggiungeva la massima altezza del suo percorso (m. 869). Da Bevagna si avevano comunicazioni dirette per Bettona e la via Amerina, e da Foligno per Spello, Assisi e Perugia. Dopo la valle del Clitunno cominciava la traversata dell’Appennino, che avveniva all’altezza di Nocera, Gualdo Tadino, Sigillo, donde partivano bracci secondarî, verso il litorale adriatico; al passo della Scheggia, la via scendeva l’opposto versante della catena, percorrendo le valli dei torrenti Burano e Candigliano fino alla confluenza di questo col Metauro. Varî ponti si notano in questa parte del percorso (ponte di Scheggia, ponte Voragine, ponte Grosso, ponte Alto, ponte Taverna, ponte Mallio, ecc.) che si svolge quasi sempre a mezza costa e quindi su una spalla artificialmente sostruita da un muro in opera quadrata. Il punto più difficile e più pittoresco è al passo del Furlo, in cui la via corre incassata nel monte a notevole altezza sul burrone, finché, non avendo più spazio per passare all’aperto, entra in una galleria detta Intercisa, o Petra Pertusa, o Forulum, che fu restaurata da Vespasiano, come attesta l’iscrizione che si legge sull’imboccatura orientale. Poco dopo comincia la discesa verso il piano: sul Metauro la via passa sopra un grande ponte romano a 3 fornici, detto ponte di Colmazzo; qui avvenne la battaglia fra i Romani e i Cartaginesi di Asdrubale. Seguendo sempre il corso del fiume la via giunge a Fano (Fanum Fortunae). Quivi un arco commemorativo ricorda l’epoca del grande imperatore che nel 10 d. C. compì il restauro della via. Da Fano a Rimini, lungo il mare, la via moderna segue il tracciato dell’antica, ed è notevole solo per l’attraversamento di Pesaro e per un ponte a tre archi poco prima di Rimini, sul fiume Ansa. Quivi un altro arco, di elegante fattura, segna il termine della via, portando sull’attico un’iscrizione dedicata dal Senato ad Augusto, il restauratore delle “celeberrime vie” d’Italia.

Fonte: http://www.treccani.it/enciclopedia/via-flaminia_%28Enciclopedia-Italiana%29/

INSEDIAMENTO

Questa costa del monte Cervaia doveva essere molto popolata e chi vi abitava era raggruppato o in un unico grande paese o in più villaggi molto vicini tra loro, i quali avevano in comune i pascoli ed i luoghi di culto; tali luoghi erano un tempi etto della Dea Cupra sulla Cupa, e delle aree sulle cime dei monti Merlana, Cervaia e sul giogo. La vallata sottostante, alquanto acquitrinosa, doveva essere in parte utilizzata per la coltivazione della canapa che si è protratta fino ai giorni nostri ed i toponimi ne sono testimonianza ” Via Filo”, ” Cordaia”, ” le canapine”. con la conquista romana ( 295 a.c.) Colle inizio pian piano ad ampliarsi verso il basso dove nel frattempo era stata costruita la Strada Consolare Flaminia. Su queste colline e nei terreni adiacenti, asciutti e salubri, Colle dovette prosperare sia per l attività agricola sia per la confluenza del diverticolo stradale per le Marche. Con l avvicinarsi dell anno mille si risvegliarono molte attività, tra cui l edilizia, e si costruirono molti Castelli, tra cui quello di Colle. La data precisa non la conosciamo però nel 1034 esisteva già poiché in quel anno fu costruita la Chiesa di S.Ilario, sulle cui mura venne edificata nel 1610, l’ attuale Chiesa Parrocchiale dedicata a San Gregorio e a San Romano.

CASTELLO DI COLLE

Dall’ovvio significato di altura, rilievo, il toponimo “Collis” è usato nella stessa forma in tutte le fonti consultate. Colle, distante da Nocera 7 km in direzione nord, è posto sulla cima di un piccolo poggio a 520 m s.l.m. ai piedi del monte Merlana (m 1133). Sotto il castello si stende la valle lungo la quale corre la via Flaminia, poco distante, a sud, si trova il fosso del Pinaiale affluente del torrente Caldognola. Partendo da nord verso ovest i collegamenti visivi sono con i castelli di Maccantone, di Montecchio, di Lanciano, di Serpigliano, di Isola, di Postignano e di Poggio. All’abitato si sale dalla Flaminia per mezzo di un breve tratto, il castello è posto all’imbocco di uno dei valici per la Marca, la strada attraverso il passo degli Scannelli raggiunge Salmaregia sul versante opposto della montagna. Il borgo sviluppatosi al di fuori delle mura nasconde alla vista il “castrum” rimasto comunque isolato e staccato al centro dello stesso come è evidenziato nella mappa catastale. La pianta del castello è rettangolare con una prospicienza sul lato ovest. Molto compatto e fittamente edificato il “castrum” ha poco spazio libero al suo interno. Le mura coincidono per tutta la loro lunghezza di circa 150 metri con le pareti esterne degli edifici. Nel corso dei secoli queste si sono trasformate nelle facciate principali delle abitazioni operando così una sorta di apertura del “castrum” verso il borgo, il cui risultato è stato il completo cambiamento del suo aspetto. Si sono aperte finestre e porte, si sono costruiti terrazzi e tutte le pareti sono state intonacate. Di originale rimane solo parte di un edificio ancora in pietra con una feritoia. Va aggiunto che ad est, dove la pendenza del colle è minima, era presente un fossato come testimonia l’avvallamento del terreno, avvallamento più evidente fino al 1954 anno in cui furono effettuati lavori di sistemazione della strada. Attualmente si accede al “castrum” sul lato sud della prospicienza posta sull’angolo nord-ovest; questo ingresso però risale al 1601, come risulta da un mattone posto sulla sommità dell’arco a memoria dei restauri effettuati. L’ingresso originale si trova invece sul lato ovest della stessa prospicienza da dove giungeva direttamente la strada proveniente dalla Flaminia. Questa porta ora è murata e coperta da un’aggiunta posteriore, probabilmente lo spostamento fu dovuto alla necessità di eliminare la pendenza eccessiva della salita. La porta originale presenta un arco a tutto sesto in pietra, mentre quella secentesca è in mattone. Superato questo primo accesso, si arriva in un’area rettangolare coperta che prelude ad un’ulteriore porta che immette dentro al castello. I cambiamenti subiti dall’edificio, in cui è inglobata la doppia porta descritta, ne rendono difficile l’interpretazione, in ogni caso sull’angolo nord-ovest risalta quella che doveva essere una torre, poi riabbassata, che difendeva l’accesso. A piano terra di questo edificio in una stanza ora cantina sono ancora visibili due feritoie. Attualmente si accede al “castrum” anche per mezzo di una scala in muratura tra due edifici sulla cui presenza in origine non si possono fare affermazioni. Il cassero, è al centro dell’insediamento, leggermente spostato a sud, attualmente è attaccato ad un edificio, ma in origine era isolato dalle altre costruzioni. Di pianta rettangolare misura m 7 X 7 ed è alto attualmente circa dieci metri anche se probabilmente in origine la sua altezza era maggiore. Ad ovest sono presenti tre porte una a pianterreno e due al primo piano, una delle quali posteriore, come la scala esterna costruita per raggiungerla. L’altra invece è originale con arco a sesto acuto ed attualmente chiusa, caratteristiche simili a questa presenta l’accesso al piano terra. Sempre su questo lato si aprono una feritoia e una finestra posta proprio sotto il tetto. Sul lato sud si contano due feritoie una delle quali all’interno presenta ancora l’aspetto originale. Sui lati est e nord non sono presenti aperture. Internamente il cassero è stato modificato con la creazione di un piano intermedio raggiungibile per mezzo della scala prima citata, ma in origine il pianoterra era costituito da un unico ambiente molto alto con volta a botte. Il piano superiore alla volta di notevole presenta un camino e tracce di un altro solaio a riprova della maggiore altezza originale del cassero. La torre è costruita in pietra calcare bianca e gli spigoli sono sottolineati con bugnature a rilievo. Per quanto riguarda gli altri edifici del “castrum”, dei rifacimenti subiti dalle facciate esterne del castello, corrispondenti alle sue mura, si è già detto, ma anche all’interno le troppe manomissioni ne hanno compromesso la struttura primitiva. Solo alcuni elementi rimangono originali insieme ad alcuni ambienti interni in cui sono presenti le antiche volte. Il borgo, di cui si parla anche nei rogiti notarili del sec. XV , presenta elementi in alcuni edifici che fanno pensare a case-torri alle quali furono poi costruite aggiunte e sopraelevazioni. Riesce però difficile la lettura della sua struttura di base e del suo sviluppo che raggiunge una dimensione notevole e che meriterebbe uno studio a parte.

Fonte: I luoghi del silenzio, http://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-di-colle-nocera-umbra-pg/, da una tesi di laurea di Francesco Sorbelli – ” I castelli del contado nocerino: tipologie insediative e problemi di recupero ”
GIGLIO DI FIRENZE

A Colle il giglio fiorentino è di casa ma oltre al significato dell’ affiliazione a un Potente Signore ha anche una valenza mariana. Ecco alcune info recuperate dalle fonti canoniche di rete: nel borgo collegiano la simbologia del giglio compare spesso tramandato dai tempi ecco come ci illumina Wikipedia in proposito. Il giglio di Firenze Giglio bottonato o a volte anche Giglio di Firenze è un termine utilizzato in araldica per indicare il giglio sbocciato (fiore dell’iris simile al lilium) . Il giglio bottonato ha la «caratteristica prima quella di essere disegnato da cinque petali superiori (tre principali e due stami più sottili e bocciolati) e delle ramificazioni inferiori, tutte disposte in modo simmetrico» Il giglio è oggi usato come simbolo della città di Firenze. Lo è stato anche nei tempi remoti ma non ne è conosciuta con certezza l’origine, si può supporre che sia dovuto al fatto che nei dintorni di Firenze cresce numerosa e florida la specie Iris germanica var. florentina (Giglio di Firenze o Giaggiolo bianco). Un’altra teoria vede derivare l’abbinamento della città (Florentia) con il fiore perché la sua fondazione da parte dei romani avvenne nell’anno 59 a.C., durante le celebrazioni romane per l’avvento della primavera, i festeggiamenti in onore alla dea Flora (Ludi Florales o Floralia – giochi e competizioni pubbliche) che si svolgevano dal 28 aprile al 3 maggio. L’associazione tra i festeggiamenti e il nome venne spontanea come accadde successivamente tra il nome e i fiori numerosi che crescevano intorno. Inizialmente il giglio era bianco in campo rosso ma nel XIII secolo i Guelfi scelsero il giglio con i colori invertiti per differenziarsi dai Ghibellini e quando, nel 1251, i primi cacciarono i secondi il simbolo di Firenze divenne quello che conosciamo oggi. Ai tempi della Repubblica di Firenze, il giglio era il simbolo della città, talvolta rappresentato su uno scudo retto dalla zampa di un leone (il cosiddetto marzocco).

Fonte: wikipedia
CONCILIO DI TRENTO e riorganizzazione sul territorio: nasce la parrocchia collegiana

Il Concilio di Trento riorganizzò le risorse della chiesa su tutto il territorio nazionale e da questo importante evento nacque la fusione organizzativa dei Santissimi Gregorio e Romano che segnarono un nuovo corso storico per la parrocchia di Colle di Nocera Umbra che rinasce in seguito alle decisioni prese dal Concilio. Il Concilio di Trento è la risposta della Chiesa cattolica alla riforma protestante di Lutero. Con il termine contro-riforma si intende l’insieme delle scelte compiute dalla chiesa contro la riforma protestante. Viene convocato nel 1542 da Papa Paolo III a Trento,perché era una città indipendente da Roma ma appartenente all’Impero tedesco,per far capire che si vuole trovare un compromesso con i protestanti. I vescovi protestanti però non partecipano al concilio di Trento perché non riconoscono l’autorità del Papa;così il concilio diventa un’occasione per riorganizzare la chiesa cattolica. Nel 1548 il concilio di Trento viene trasferito a Bologna a causa della peste,e viene sospeso a febbraio. Tra il 1551 e il 1552 viene spostato nuovamente a Trento,ma poi viene sospeso fino al 1562 a causa delle guerre politiche in Europa,al quale il Papa vuole partecipare. Riprende nel 1562 fino al 1563 a Trento. Nel concilio di Trento vengono prese decisioni dottrinarie e organizzative. Dottrinarie: Viene ribadito il valore dei sette sacramenti e l’inesistenza del sacerdozio universale,perché per diventare preti bisogna essere consacrati con l’”ordine”.La Chiesa viene dichiarata come unica e insostituibile forza che interpreta la sacra scrittura,che è la Bibbia di S. Gerolamo. Viene inoltre riaffermato che la salvezza si ottiene solo tramite la fede e le azioni buone. Organizzative: nel concilio di Trento viene ribadito l’obbligo del celibato ecclesiastico,l’obbligo per tutti gli ecclesiastici di risiedere nella zona ad essi affidata e l’obbligo di visite pastorali regolari. La Chiesa rinuncia al cumulo dei benefici perché la dignità di un sacerdote non dipende dalla sua ricchezza e viene imposto il latino come lingua universale. -Istituzione del catechismo: i preti hanno l’obbligo di insegnare ai fedeli. -Istituzione del santo uffizio: è una congregazione di 9 cardinali che ha il compito di vigilare sul tribunale dell’inquisizione. L’indice dei libri proibiti: comprende tutte le opere la cui lettura è proibita per ragioni morali e filosofiche,ed è scritta e aggiornata dalla congregazione dell’indice dei libri proibiti. Accanto a queste decisioni nascono anche nuovi ordini religiosi,che erano delle associazioni caritative e assistenziali: 1528 – ordine dei cappuccini,che assistevano gli appestati 1533- ordine dei barnabiti 1540- ordine delle orsoline,che vengono riconosciute ufficialmente dal Papa nel 1546 1572- fate bene fratelli,che è un’associazione che assiste i malati.

Fonte:
CHIESA S GREGORIO E S ROMANO

L’edificio dell’attuale chiesa, più volte gravemente colpita dai vari terremoti succedutesi nei secoli e poi restaurata, era in origine molto più piccolo e ricostruito più lungo e più largo dal vescovo Virginio Florenzi nel sec. XVII dopo un altro disastroso terremoto. La forma originale è ancora intuibile e il bel portale che si trova ad ovest ne rappresentava l’ingresso principale. Lo stemma del vescovo murato sulla parete ricorda i lavori effettuati. In epoca successiva venne poi aggiunto il campanile quadrato. La chiesa riunisce al titolo originario di S. Romano, quello di S. Gregorio che apparteneva ad una chiesa diruta non distante dal castello verso sud. S. Romano è ricordata sia nelle “Rationes decimarum” del 1333-1334 che nel “Liber beneficiorum” del 1528

Fonte: I luoghi del silenzio, http://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-di-colle-nocera-umbra-pg/

CHIESA SS TRINITA’

L’edificio, poco più di una cappella, risale all’incirca alla metà del 1500 e sorge a ridosso delle mura del castello di Colle di Nocera, è l’unica sopravvissuta, mentre altre due dislocate sulle pendici del monte sono definitivamente scomparse, una era dedicata San Romano ed è stata in piedi fino all’inizio del nostro secolo. La chiesa è stata assorbita dalle case adiacenti e osservando le pietre della fiancata si può presumere che precedente alla stessa il sito doveva ospitare una qualche struttura precedente, infatti durante i lavori per la realizzazione della casa adiacente sono venute alla luce due blocchi di conglomerato ben squadrati di origine presumibilmente romana, ora in mostra nel cortile della stessa, simili ad un altro murato alla base dell’angolo sinistro della chiesa. Si presenta strutturalmente in buono stato di conservazione essendo stata ristrutturata di recente. La facciata ha un piccolo oculo sopra la porta e due piccole finestrelle alte ai fianchi della stessa. Ha un piccolo campanile a vela sulla parete di fondo. All’interno presenta degli affreschi, qualcuno di buona mano, ma mal conservati e sbiaditi, quello dell’abside è stato in gran parte coperto da un’altro più recente e di scarsissimo valore. Da un’osservazione sommaria da quel che si vede dietro l’intonaco recente si può supporre che l’affresco originale dell’abside sia molto simile a quello presente nella chiesa di San Giovanni a Boschetto, in quanto in entrambi compare la figura dell’Eterno in alto e sotto una crocifissione; sarebbe auspicabile un intervento di restauro che riporti alla luce l’originale perché molto più interessante della sovrapposizione posticcia. Alla parete destra partendo dall’abside c’è una Madonna con Bambino molto rovinata, ma straordinaria grazia, dopodiché troviamo una piccola immagine di Sant’Orsano, Sant’Elena, un San Bernardino da Siena (?) datato 1580 e un Sant’Antonio abate con ai piedi il maialino di “Cinta senese” . Sulla parete sinistra partendo dall’abside troviamo una Madonna con Bambino datata 1550, un’immaginetta di Santa Bibiana, una Santa Lucia e un’altra Madonna con Bambino poco rifinita e che sembra un ricopiaticcio dell’immagine precedente, perché identica. Le immagini della parte destra e sinistra sono simmetriche nelle loro fattezze e speculari nelle dimensioni. Tutti i dipinti sono molto deteriorati e necessiterebbero di un sollecito intervento di restauro.

Fonte: I luoghi del silenzio, http://www.iluoghidelsilenzio.it/chiesa-della-ss-trinita-colle-di-nocera-umbra-pg/

FONTE VECCHIA

La fonte vecchia di Colle ha tenuto in vita il paese per decine e decine di anni visto che la portabilità come la conosciamo noi in stile condominio entra in voga approssimativamente solo negli anni ’50. L’acqua dà la vita alla popolazione locale, che attinge alla fonte per lavare e abbeverarsi ma non solo, durante la seconda guerra mondiale molte famiglie hanno protetto i loro figli sotto la costruzione muraria della fonte vecchia oggi rimodernata e ristrutturata secondo le esigenze dei tempi. Per capire l’importanza dell’ acqua in un paese come Colle e tante altri dell’ indotto appenninico tra Gualdo Tadino e Nocera Umbra rimandiamo alle numerose fonti presenti in rete

Fonte:



Umbriafiere e Confidustria: idee, persone, strumenti per la trasformazione digitale!

web marketing UmbriaGrazie Confidustria del supporto dato in dta stellare 9 novembre 2017 a web marketing Umbria per il magnifico evento organizzato a Umbriafiere di Bastia sul tema del market place e innovazione! Non tanto per l’omaggio fisico immortalato da qualche parte nel post che ha anche un valore e un costo ma per mezza giornata di formazione memorabile che ha finito per dare ulteriore sostanza e valore aggiunto a un corso interessante che si sta consumando in questi giorni presso la sede Umana Forma di Perugia centrato sui social media e sulla cyber security, cui Umbriaway Consulting sta partecipando. Non a caso il corriere dell’ Umbria ha subito colto la portata dell’ evento specificando in prima pagina il titolo “una vetrina aperta sul futuro!”. Con Umbria Business Matching non solo Confidustria e la sua macchina organizzativa hanno fotografato quello che é il tessuto produttivo dell’ Umbria allo stato dell’ arte, ma anche il potenziale non appieno sfruttato da cogliere grazie alle nuove risorse dinamiche della rete senza contare le opportunità di business B2B e B2C messe sul piatto per rivitalizzare l’economia delle aziende locali ma anche per dare un segnale importante per i giovani che cercano un lavoro e che grazie all’ evento capiscono da che parte tira il vento! Non solo quindi un occasione per creare relazioni di affari, ma idee e progetti ed eleborazioni cerebrali da parte di chi avuto la fortuna di partecipare all’ evento per trasformare i problemi in opportunità e per vedere magari cose conosciute da prospettive inedite insolite. In questo marasma caleidoscopico di risorse messe a disposizione da Confidustria alla fine quello che se ne ricava uscendo é semplice e puro arricchimento totale, l’unica cosa che Umbriaway doveva fare era valutare la portata di un misterioso limone che gli era stato offerto dinnanzi per decidere se andava lanciato contro un tifoso di calcio ternano o perugino o se invece ottimizzarlo per farci una bella limonata performante! Oltre all’ aziende del tessuto locale non poteva mancare l’eccellenza rappresentata dai dipartimenti dell’ università di Perugia. web design umbriaCertamente uno dei grandi temi é quello dell’ industria 4.0 (sviluppato come programmazione nel pomeriggio) senza trascurare quelle che sono i supporti all’ imprenditoria, compresi gli strumenti a supporto finanziario messi a disposizione dall’UE, ma in tutta questo marasma caotico che squarcia un velo su un futuro sempre più ipertecnologico quello che premeva spremere al sottoscritto erano i quattro appuntamenti vitali della mattinata (diventati poi tre), visto che erano perfettamente congruenti con quelle che sono le materie affrontate dal corso di Umana Forma che mi vede come partecipante coinvolto. Risultato: ulteriori importanti informazioni da sfruttare al massimo per perseguire i propri obiettivi! Ma proviamo a dire senza dire, a raccontare se stiamo parlando di fuffa o se dentro a tutto questo interesse ce sta anche la carne sulla brace (pazienza per i vegani, ndr aggiunge la redazione romana). Per il digital Transformation Talk web marketing Umbria ha assistito, con la fortuna di avere un posto a sedere, oltre alle cuffie e all’ omaggio, all’ appuntamento delle 10 e 30 sul marketing non convenzionale di Igrowith hacking, con analisi di case history di successo (o presunti tali a seconda di come la si vuole vedere). Appuntamento gestito da Giacomo Arcaro di cui parleremo in seguito. Altra spremuta vitale e rivitalizzante piena di vitamine C in tempi di influenza con Cristiano Gallinelli, marchio strateg.ee, che ha ripreso il filo conduttore degli sconsacrati (questo termine non é casuale ma indica proprio che il team black marketing guru, staziona proprio a una attuale chiesa sconsacrata come location romagnola il che rappresenta da sola una operazione di marketing vincente visto che l’idea del gruppo é quella di sfidare con aggressività la forza di gravità sulle logiche del web marketing) ragazzi ereticizzati precedenti. Gallinelli é stato molto bravo a sfatare i falsi miti e a mostrare la parte peggiore delle convinzioni popolari sul versante web in modo da redimere la platea nella seconda parte mostrando come applicando semplice buon senso si possono ottenere risultati edificanti per lo spirito! Mentre i ragazzi sconsacrati di black marketing Guru in occasione del primo intervento si sono messi in evidenza per la loro spregiudicatezza e per la loro genialità nell’ applicare il pensiero laterale a casi reali di web marketing, ossia proponendo interventi non convenzionali per centrare l’obiettivo, Gallinelli é stato altrettanto bravo a mostrare come solo con la gradualità dei piccoli passi senza bombe fuffogene (e puzzolenti!) lanciate cruente si possano ottenere risultati soddisfacenti. Ok solo questi due interventi valevano il prezzo del biglietto per il sottoscritto (che ricordiamo era gratuito) ma Confindustria aveva ancora pallottole in canna. Alle 12 Massimo Santamicone di città in Internet, entrava nelle complicazioni mai raccontate dei social media in funzione della ricerca del cliente perfetto mostrando come Nostradamus nella palla di cristallo cosa sta accadendo realmente ora e quali saranno gli scenari futuri di FB, che preferiamo non raccontare qui perché questi contenuti inediti danno un vantaggio competitivo rispetto a quei competitor assenti (ah, ah). Sicuramente dentro questi 45 minuti di trattazione ho spremuto e rispremuto un sacco di informazioni che nessuno mai mi era venuto a raccontare e che costituiscono però il motore a curvatura portante (per restare in tema futuristico con il lessico di Star Trek) di questa nuova figura professionale che il social media marketing molto richiesta dal mercato! web marketing umbriaForti di tutta questa conoscenza e felicemente appagati dopo aver scritto in questo intermezzo di tempo per oltre due ore con il rischio di tunnel carpale e ormai esausto dopo aver scarabocchiato nove pagine e mezzo di informazioni sintetizzate di quadernone, dovevo abbandonare la sede prima dell’ intervento “sulle trasformazioni digitali” finanziate dal gruppo San Paolo che però sembravano più a supporto dell’ imprenditoria potenziale piuttosto che foriero di ulteriori conoscenze tecniche in grado di fare la differenza. A questo punto web marketing Umbria dovrebbe riprendere la sintesi di queste ore trascorse in mattinata nello spazio evento illustrando nei dettagli la marea di informazioni e spulciando nelle casistiche affrontate tutta roba fresca e genuina ma perché verrebbe da chiedere? Ardua impresa! Visto che stiamo parlando di roba importante che non si può liquidare in una veloce sintesi nella sintesi, ci congediamo con la scusa che non é possibile a causa dei problemi di attenzione scaturiti da post troppo lunghi raccontare tutto nei dettagli anche se il vero motivo dietro a questo facile alibi é un altro e legato a un vantaggio competitivo di umbriaway consulting rispetto ai suoi competitor: i relatori hannno detto cose estremamente importanti rispetto a chi per pigrizia o necessità ha preferito dormire o dedicarsi al make-up delle unghie! Quando ti danno un limone a costo zero che é pieno di polpa e di succo forse é il caso che valuti anche di spremerlo, conclude web marketing Umbria, ringraziando Confidunstria non solo per l’omaggio molto gradito, ma per la competenza e la professionalità dei relatori interpellati che stanno dimostrando in rete come influencer di suggerire visioni inedite e performanti sul web che verrà. Va bene te sei capito da solo dicono a Roma, te la sei suonata e cantata per far rosicare i rosiconi  ma a questo punto diamo anche una bella notizia a chi non ha potuto seguire questi appuntamenti di formazione al top: Umbriaway Consulting ha notato numerose telecamere che riprendevano l’evento il che vuol dire che da qualche parte in rete gli interventi dei relatori saranno sicuramente disponibili dopo il delitto, quindi armatevi di pazienza e cercate, magari sul sito di confindustria i prossimi giorni, chissà!  Per capire meglio la portata dell’ evento leggere questo interessante articolo del Corriere dell’ Umbria!




Gualdo Tadino e John Fante, trova le differenze a cura di web design Umbria

Qualcuno intrallazzato con il grazioso locale “il grottino” a Gualdo Tadino, evidenziava giustamente che le eccellenze del territorio sono le persone, le loro storie e i solchi che il tempo scava nei loro volti e non le pietanze gastronomiche, evidenzia web design Umbria! Nemmeno John Fante può rientrare dentro la categorizzazione di eccellenza dell’ universo, in quanto il suo mito intramontabile e leggendario esploso dopo la sua morte lo equipara piuttosto alla categoria “marziano inarrivabile intriso di eternità”. Sarà per colpa di quella scrittura rotonda e levigata e così’ mafiosa e armonica nel suo dna che mellifluamente ti si impasta nella gola mentre leggi per scivolare nello stomaco creando benessere e molto spesso anche una benefica risata? Leggi Fante e i segni di stress scompariranno dal volto recita uno dei tanti mantra fonici di Umbriaway consulting alias web design Umbria che ha al suo attivo anche il più famoso claim risorse da scoprire e valorizzare dove però anche qui Fante fa fatica ad entrare dal momento che qualsiasi libreria oggi per vendere ha il suo scaffale pieno e zeppo di tutti i titoli che caratterizzano la sua opera. Tutto questo sproloquio iniziale con web designer Umbria per dire che ieri sera in data sette settembre l’associazione culturale di valorizzazione del territorio attraverso le scienze umanistiche CLIP YOUR MIND presente anche su Facebook in collaborazione con la sede il Grottino ha ospitato un significativo evento che ha sprigionato tanta energia e sostanza. L’evento reading comprehension dello scrittore Jhon Fante, discussione e lettura di passaggi dei romanzi più amati dallo scrittore italo-americano, ha riempito la sala lettura del caratteristico locale con spettatori divertiti di fronte a passi esileranti dello scrittore le cui origini araldiche sono originarie di Torricella Peligna, piccola località dell’ Abruzzo resa celebre da questo colosso che parla di discriminanti atteggiamenti americanismi di fronte alle caste “ultime” cui anche lo stereotipo del pizza mafia e mandolino appartiene il ceppo italiano, buono solo per sfornare scalpellini e muratori, quindi solo a erigere le fortune altrui. Ma l’Artuto Bandini di chiedi alla polvere é ambizioso e nulla si frapporrà nella realizzazione del suo sogno disincantato o anche di fuga da un contesto conflittuale tra cui anche l’educazione cattolica oltre la figura del padre che lo porterà ad essere all’ apice del successo con il suo pezzo migliore, il cagnolino rise. Arturo Bandini un giorno diventerà uno scrittore, anzi un grande scrittore mangiando nel frattempo arance avariate, ma prima dovrà scavare nei bassifondi della povertà e della miseria della necessaria gavetta. Platea divertita e curiosa al tema dell’ emigrazione cui Fante indirettamente é coinvolto causa girovagare di insuccessi del padre e rispettosa di fronte all’ iter da grande sceneggiatore che esplode a Los Angeles nel mondo del cinema degli anni 40 dove l’uomo diventa intercambiabile con il personaggio cult descritto in chiedi alla polvere. Come lo scombussolato Chinasky del mitico Bucovsky che aiuterà Fante a innalzare la sua fama quando ancora nessuno lo conosceva, anche il corrispettivo alter ego Bandini cerca la gloria e il riscatto alle troppe ingiustizie razziali subite facendo esplodere le pagine con la sua brillante e giocosa ironia. E Camilla Lopez? E le influenze di Fante tra cui l’importante figura del premio nobel Hamsut con il suo capolavoro Fame della fine dell’ ottocento? E le ricette della nonna e i sensi di colpa rigorosamente cattolici e la figura della madre a cui Fante é molto affezionato chiede web designer Umbria. Per la cronaca un evento reading comprehension ben riuscito come quello di ieri sera grazie alla sinergia dei ragazzi di clip up your mind in una location graziosa e accogliente come quella de il grottino é un susseguirsi di letture che evidenziano temi come l’analisi dello spaccato sociale americano rispetto alle divisioni etnografiche o anche il rapporto burrascoso tra Fante e la figura paterna o ancora i suoi ironici scombussolati tormenti religiosi che vengono esplorati attraverso la lettura di passi critici e con un ampia partecipazione del pubblico successiva che può approfondire, chiedere, citare, aggiungere etc sempre in un ottica di arricchimento e condivisione, notifica web design Umbria. C’era anche il sig Paoletti autore qualche anno fa di un testo legato al museo dell’ emigrazione di Gualdo Tadino dal titolo storie di un italoamericano che ha intrattenuto il pubblico con le sue divertenti informazioni. Ogni libro di Fante in Italia vende qualcosa come 10 mila copie, non abbiamo scavato a fondo di fronte a questa roboante rivelazione ma di sicuro chi legge Fante una volta é costretto a sua insaputa sotto comando ipnotica a leggere tutti i suoi libri, come questa stregoneria venga messa in atto é un totale mistero. Come giustamente faceva notare Paoletti i temi toccati da Fante riguardano la nostra cultura e il nostro modo di essere per cui mentre tu esplori la sua scrittura assaporandola come plancton vitale succede che ti vedi e ti riconosci nei suoi soggetti e nel mondo descritto. Questo ero io venti anni fa, esplode il lettore! Questo sono io ora! Fante é un autore strano, crea assuefazione e dipendenza, seguire attentamente le avvertenze e le modalità d’uso. A conti fatti l’ennesima ottima iniziativa dalle parti di Gualdo Tadino che rivitalizza e smuove le acque, non resta che gettarsi a capofitto nelle mirabolanti invenzione di questo straordinario autore che sa creare emozioni divertendo e divertendosi con totale ironia e leggerezza.