Progetto storico fotografico su Colle di Nocera Umbra

Stiamo allestendo un archivio documentale fotografico dotato di tutte le moderne comodità dei motori di ricerca per cercare ogni tipo di informazione su Colle di Nocera Umbra con l’idea di metterlo presto in linea: storia, location, tradizioni, curiosità, landscape, skyline, epoche vintage di come eravamo etc etc. Il progetto è open source e non ha fini di lucro se non rispondere alla domanda dantesca che Sante Cioli nel suo secondo libro su Castrum Collis pone come incipit di una avvincente narrazione storica: “chi fur li maggior tui?” . Colle appartenente alla Terre di Mezzo (meno male che non c’è Sauron..o sì?) ha dalla sua delle radici fortemente caratterizzate stigmatizzate per l’appunto dai due lavori del compianto SC, che è riuscito a vagliare una enorme quantità di materiale archivistico che consentono al collegiano di sapere tutto su chi era e dove sta andando (se mai servisse!). Il progetto è open source e non ha fini di lucro, se mai ha permesso a Umbriaway Consulting di risolvere alcuni problemi tecnici per costruire una interfaccia grafica minimale ma funzionale e precisa anche nei criteri di ricerca, nel senso che anche una semplice parola come “agricoltura” o “vintage”, può richiamare il materiale fotografico connesso, oltre naturalmente a estrapolare comodamente il materiale semplicemente selezionando dal menù a tendina per categoria. Chiunque può partecipare attivamente al progetto inviando foto o materiale che verrà catalogato con il nome imposto della sorgente. Hai una foto del paleolitico su Colle di Nocera Umbra che ci mostra come eravamo? Hai delle curiosità storiche-antropologiche da proporre con documentazioni testuali? Vuoi semplicemente valorizzare un tramonto collegiano su uno skyline che certamente non è come quello di Los Angeles ma altrettanto unico e irripetibile per un momento da cartolina? Per partecipare a questa iniziativa compilare il modulo di contatto presente all’ indirizzo https://www.umbriaway.eu/contatti/ sarete tempestivamente attivati! In ogni caso prossimamente il progetto verrà inizializzato con le informazioni base presenti e sarete informati sull’ indirizzo web pubblicato. Nel frattempo sono disponibili free le gallery https://www.umbriaway.it/collegallery/ e https://www.farwebdesign.com/collegallery/




Medioevo fossetano, la XXIV festa degli Statuti

 

Ma sto Facebook eroga solo notizie fake sui terrapiattisti complottisti che hanno trovato le prove per convalidare le loro teorie o propone anche qualcosa di interessante? Basta dell’ ennesima rissa tra onnivori e vegani, siamo stanco della ennesima diatriba tra quelli che votano pdf (acronimo di portable document format che non ha niente a che vedere con i potenziali scandali della sanità pubblica) e quelli che sostengono il M7L (il movimento sette litri) scopriamo per esempio alla pagina FB indirizzo https://www.facebook.com/events/628073684310202/ che tra poche c’è un evento locale a Fossato di Vico che non può essere ignorato, la XXIV Festa degli Statuti manifestazione organizzata dall’ Associazione Medioevo Fossatano, indirizzo internet https://www.medioevofossatano.it/. Come recita la stessa pagina, diamo una sbirciatina ai contenuti della manifestazione:medioevo fossetano

La Festa degli Statuti Fossatani, giunta alla sua XXIV edizione, intende rievocare la pubblicazione degli antichi Statuti Medievali, avvenuta la domenica del 13 maggio 1386 in “Logia habitationis” del Vicario di Fossato. Gli Statuti Fossatani regolamentarono per circa cinquecento anni la vita all’interno del Castello, sopravvivendo fino all’epoca napoleonica. La Festa si propone di rappresentare il clima e l’atmosfera di quel lontano 1386 tramite la ricostruzione di scene di vita quotidiana, con l’utilizzo di scenografie e la partecipazione di diversi figuranti in costume a rappresentare le quattro Porte cittadine. Vie, piazze e taverne si vestono a festa, diventando i luoghi ideali e caratteristici per riassaporare i gusti e i profumi del periodo. I Portaioli vi trascineranno in un’atmosfera unica, autentica tra sfide, ricostruzioni di antichi mestieri e cortei che culmineranno con l’assegnazione del Palio! LASCIATI ANDARE… SEI NELLA STORIA!!

Perbacco, ma allora ce sta roba buona anche su FB, ma quale eventi ci si appresta a vivere? Ecco il programma completo della manifestazione:

Venerdì 10 maggio
Ore 19:00 Cena medievale (Ex Carceri)
Ore 20:45 Arenga (Piazza San Sebastiano)
Ore 21:30 Gara di tiro con l’arco (Lastrico solare)
Ore 22:30 Focaraccio (Piazza Umberto I)
A seguire spettacolo dei Tamburini di Fossato di Vico e apertura taverne

Sabato 11 maggio
Ore 16:00 – 19:00 Rievocazione antichi mestieri e scene di vita nel Medioevo
• Ore 16:00 – 17:30 Porta Portella e Porta del Serrone
• Ore 17:30 – 19:00 Porta Nova e Porta del Castello
Spettacoli itineranti a cura di musici, saltimbanchi e giocolieri
Ore 19:00 Cena medievale (Ex Carceri)
Ore 21:00 Spettacolo “Babele” a cura degli Acrobati del Borgo (Piazza Umberto I)
Ore 21:30 Corteo storico
A seguire spettacoli itineranti dei Giullari di Spade

Domenica 12 maggio
Ore 11:15 Messa in latino e laudi medievali a cura della Corale Santa Cecilia di Fossato di Vico (Chiesa San Pietro)
Ore 12:45 Pranzo medievale del Portaiolo su prenotazione (Via Simone Calandrini)
Ore 15:30 Gara della Ciurumella (Giardini di San Benedetto)
Ore 16:30 Spettacolo d’arme del Gruppo Storico Spadaccini di Assisi (Piazza Garibaldi)
Ore 17:00 Esibizione Balestrieri Waldum (Lastrico solare)
Ore 17:30 Spettacolo di giocoleria degli Acrobati del Borgo (Piazza Umberto I)
Ore 18:30 Corteo storico
Ore 19:30 Cena Medievale (Ex Carceri)
Ore 21:00 Spettacolo di fuoco dei Giullari di Spade (Piazza San Sebastiano)
Ore 21:30 Publicatio Statutorum e assegnazione Palio (Piazza San Sebastiano)
La serata si concluderà nelle taverne

Servizio navetta disponibile nelle giornate di Sabato 12 e Domenica 13 maggio con partenza dal piazzale Ever Green di Osteria del Gatto. Servizio offerto dalla ditta “Cotrape”

ASSOCIAZIONE MEDIOEVO FOSSATANO
foto presenti nel post di G Berettini esclusiva del sito www.medioevofossatano.it




L’umbria e il ritratto di Dorian Gray: trova le le differenze

web developer umbriaChe la principale filiera di business in Umbria sia il turismo non ci piove, il territorio propone un mix vincente di situazioni variegate che spaziano dai percorsi naturalistici, alle ricerche storiche, allo sport a contatto con l’aria aperta, alla buona gastronomia rustica locale per abbracciare tutti gli interessi più free salutistici, il tutto accompagnato da tradizione ed eventi, senza trascurare le esigenze del mare che è raggiungibile a pochi minuti di macchina superando i confini della regione. Ma de che stemo a parlà dicono qua vicino i parenti di quelli che hanno costruito la Flaminia. Di una regione autoreferenziale incapace di uscire dal riflesso di uno specchio dorato che se parla da solo tanto per restare in tema di dialetto romano? O di autentiche bellezze del paesaggio fuori dal tempo? Che ci sia un pò di massoneria ereditata da una lunga tradizione storica se ne sente parlare, ma rimane il fatto che tolti gli uomini e le loro macchinazioni nell’ amministrazione pubblica (se ce ne sono), l’Umbria se parla davvero da sola, ecco una breve sintesi fotografica del vasto campionario di reale bellezza che può offrire: https://www.umbriaway.eu/umbria_show/ , buona visione!




La taverna de Cinicchia: chi, come, dove, quando e perché

Come, con la macchina preferibilmente. Chi, da soli o in compagnia. Dove, sul monte Alago a Nocera Umbra, quando a seconda delle esigenze! Perché vogliamo passare una bella giornata! Risposto ai quesiti delle 5 W inglese, capisaldo della letteratura giornalistica universale, facciamo un passo indietro e ricominciamo da capo. Quante volte nelle zone contrassegnate dal CAP 06025 si sente spesso dire in declinazione romanesca: “aho m’hai smerigliato i faraglioni più de Cinicchia” oppure “ma calmate un attimo ne combini sempre una in più de Cinicchia” o frasi analoghe? Mai? Se abiti nell’ hinterland di Nocera Umbra anche se nessuno ti ha mai detto “hao ma se proprio un cinicchioso” per indicare che sei un piantagrane spocchioso (per fare la rima), di sicuro il nome CINICCHIA rievoca più di una idea.

Nella seconda metà dell’ ottocento infatti il soggetto recidivo era una sorta di pseudo delinquente, se tagliamo pseudo non facciamo certo danni, che consumava anche donne altrui malgrado il divieto dei comandamenti, oltre a seguire i dettami di ogni sorta di reato. Personaggio avvolto da leggendarie dicerie che equiparano ancora oggi la sua personalità a una sorta di magnanimo Robin Hood simile a quello della foresta di Sherwood che rubava ai ricchi per donare ai poveri, bisognerebbe mandare Giacobbo o Alberto Angela sulle tracce di questo ambiguo brigante che a quanto dicono le cronache locali ne combinava di tutti i colori, in tempi dove ricordiamo non vi erano gli smarphone a riempire i vuoti di una esistenza che coincideva direttamente con i vuoti dello stomaco; non a caso il brigantaggio vede la sua massima espansione proprio in quel periodo, in epoche dove l’attività primaria non era spedire una mail, ma mettere qualcosa sotto i denti se si trovava. E se non si trovava bisognava ingegnarsi a trovarlo, da qui professioni roboanti come quella di Cinicchia per l’appunto, la cui biografia rimandiamo con articoli e approfondimenti presenti in rete tipo https://www.ilmessaggero.it/umbria/umbria_perugia_rapina_omicidio_brigante_cinicchia_processo-235304.html.

Ma oggi come oggi l’unica evocazione che emana il personaggio é quello relativo a un ristorante noto che prende per l’appunto il suo nome, la taverna de Cinicchia, località Monte Alago, all’ incirca intorno ai mille metri di quota, indirizzo internet http://www.ristorantelatavernadecinicchia.com/ . Ora come cambia la prospettiva semantica del nome solo a pronunciarlo, per l’appunto CINICCHIA, ve lo lasciamo immaginare soprattutto in un giorno di festa come quello di oggi, anno 2019, dove il locale è affollato di affamati cultori del brigantaggio gastronomico. Si tratta di un ristorante dalla cucina rustica e casereccia che garantisce sicura soddisfazione, anche grazie a personale qualificato e gentile che ci supporta e ci sopporta! Certo se definire cortesi gli inservienti serve solo a nascondere il fatto che quando chiedi quei meravigliosi strani ravioli a forma di gnocchi sul piatto appena svuotato per una seconda ripassata per esempio, loro non ti dicono mai di no, così son buoni tutti! E che dire di quella meravigliosa pasta fatta in casa aromatizzata con un sugo inedito della zona che lascia piacevolmente sorpresi per una nuova richiesta di bis da inoltrare al cameriere di turno? E quel dolce meraviglioso che scivola giù che è un piacere? Insomma il posto oltre ad essere bello dal punto di vista naturalistico, soprattutto d’estate, quando l’aria non è frizzantina come in questo periodo, è davvero indicato per ottenere in cambio di un onorario competitivo in termini di qualità/prezzo tutto quello che ti necessita per passare una bella giornata in famiglia o con gli amici durante una festività ma anche no, a contatto con delle vallate che si fanno sentire con il loro silenzio increscioso e che reclamano le sostre camminate per smaltire le abbuffate! L’ideale è toccare con mano la veridicità delle tesi sostenute, ossia che alla Taverna de Cinicchia si mangia bene e ci si rigenera anche con una aria da record di atletica, anche se non parliamo delle altitudini di città del Messico! E per trovare il posto come si fa? La “Taverna de Cinicchia” è situato nelle vicinanze di Nocera Umbra, sul monte Alago a 1100 metri con una vista sull’appennino umbro-marchigiano, con prospettive da mozzare il fiato! A questo punto risolto il mistero del perchè il posto merita anche più di una visita non rimane che cercare di svelare la fine storica del brigante Cinicchia vissuto in tempi da far west dove l’illegalità era di casa. E’ davvero fuggito nei paesi sudamericani come dicono? Oppure qualche marito geloso lo ha fatto sparire dentro qualche casolare prima di appiccare il fuoco?! O davvero ha scontato una pena esemplare? Non si sa! L’unica certezza che rimane è il ricordo di quel meraviglioso gnocco gigante farcito come un raviolo che si impasta sul palato al ritmo di un vinello di accompagnamento proveniente da Montefalco! Per la cronaca attendiamo la convalida da parte dell’accademia della crusca per convalidare il neologismo “cinicchioso”, per indicare scomodo, spocchioso, burbero, scontroso e similari!




Le fonti del Clitunno? Energia zen all’ ennesima potenza!

Perché mai Plinio il giovane, Virgilio, lord Byron e Carducci sono tutti transitati per le Fonti del Clitunno a una ventina di km da Foligno? Quale oscuro mistero iniziatico si nasconde dietro? Per fare benzina alla vettura temprandola di energia e spirito? Per trarre ispirazione dalle acque pure e divine di quel luogo per scrivere versi immortali? Per cercare il segreto dell’ elisir di lunga vita? Non lo sappiamo però è un fatto che la connessione con la natura ha un effetto lavagna, tipo quando prendi uno strofinaccio e cancelli i segni del gesso che ci sono sotto, a fianco e di lato. Quello scrosciare delle acque, quel frinire incessante di misto grilli a uccelli residenti in paradiso creano un effetto lavatrice che poi quando torni nel frastuono delle linee da ri-fare con il gesso perso in tutta quella interferenza e sovrascrittura di dati e informazioni ti viene da ripensare a quando la radio era spenta e quale pace e bellezza si portava dietro! Di sicuro qualcosa di simile hanno provato anche i nostri eroi perché poi hanno consacrato le Fonti del Clitunno nelle loro opere, segno che non cercavano il santo Graal (seppure paradossalmente lo avevano in qualche modo “afferrato”) ma solo una elevazione verso il divino ispirata guarda caso proprio da quelle acque verdi smeraldo. Nel tempo la location non é peggiorata anche se un pò di globalizzazione BCE deve aver influenzato il tutto. Il luogo rimane un parco oasi di pace e funziona proprio come quando vai dall’ elettrauto con la batteria scarica! Ma andiamo per ordine se no qui si rischia di fare solo retorica senza costrutto. Il luogo è un vero gioiello naturalistico riconosciuto Unesco, la sorgente del fiume Clitunno genera un laghetto che alimenta incessantemente dalla notte dei tempi sulle cui rive erbose crescono pioppi, salici e rare specie arboree. Al tempo dei romani intorno a questa sacralità vi erano templi, terme e ville. Lungo le rive del fiume sorge un tempio ristrutturato dai Longobardi originariamente romano che è stato inserito nella Lista del patrimonio mondiale dell’ Unesco. Sui contenuti espressi dagli stimati poeti e non citati in precedenza fanno fede le foto e toccano testi sacri come le Epistole di Plinio il giovane, la Georgica di Virgilio, il pellegrinaggio del giovane Aroldo di Lord Byron e la poesia celebrativa del Carducci alle fonti del Clitunno. Certo che quando Plinio ti parla e ti dice: “hai mai veduto le fonti del Clitunno? Se non ancora e credo di no, altrimenti me ne avresti parlato, valle a vedere. Io le ho viste da poco e mi rammarico di averle viste troppo tardi”. Ora queste parole scritte nel primo secolo da Plinio disorientano perché quello che vediamo oggi non é quello che vedeva lui ieri. Come sempre in questa regione un violento terremoto nel 444 cambiò la geografia dei luoghi e anche le fonti del Clitunno vennero ridimensionate come flusso perdendo la loro navigabilità. La sistemazione attuale é una soluzione messa in atto da Paolo Campello della Spina che tra il 1860 e il 1865 tolse la terra per creare lo spaizo per il laghetto e provvide a far crescere la vegetazione che ancora adesso caratterizza il luogo. Qualche anno dopo Giosué Carducci scrisse l’ode barbara “Alla fonte del Clitunno” e in loco si trovano reperti che consacrano il poeta a questa somma celebrazione. E della leggenda di Virgilio che asseriva che immergendo i buoi in queste acque, essi sarebbero risaliti bianchi immacolati ne vogliamo parlare? E’ una situazione che affonda le sue radici antropologiche nell’ era dei culti preromani. Caligola imperatore frequentava i “clitunnali”, feste che si svolgevano in primavera. A circa un km si trova il tempietto del Clitunno, che risale alla fine dell’ impero e agli albori dell’ era cristiana. Vi sono anche numerose testimonianze pittoriche firmate da grandi come il Palladio, Piranesi e Vanvitelli. Ma della flora e della fauna abbarbicata intorno a questo specchio d’acqua con un perimetro poco più lungo di 400 metri per una superficie di quasi diceimila quadrati ne vogliamo parlare? All’ interno del laghetto sono presenti una lista di sostanze stupefacenti vegetali come direbbero a RM da paura: muschio, fanerogame, mestolaccia, coda di cavallo acquatica, la brosca increspata, la gamberaja maggiore, il nontiscordardime delle paludi (ma che roba eh?!) e il crescione o nasturzio acquatico (gulp!). Poi ci sono intorno alle rive i salici piangenti (una moda importata dai francesi perché il salice si diceva consolava la salma di Napoleone e ha doti demiurgiche) , il pioppo cipressino che di estate si riveste di un fitto fogliame. La fauna ittica é accompagnata da cigni e altri volatili acquatici. Dal punto di vista tecnico si calcola che la portata media annua in litri/secondo sia di circa 1000 litri. Le fonti hanno un perimetro di 405 metri, cento metri in larghezza e 115 di altezza in direzione est-ovest per 9800 metri quadrati di superficie. Certo é che prima del 444 le acque che alimentavano il fiume Clitunno provenienti dal monte Campello erano definite da Plinio stesso molto fertili e copiose. Fra Trevi e Foligno al fiume Clitunno si aggiungono il colatore Alviolo e altri canali e dopo una corsa di 60 km confluisce poco prima di Cannara nel fiume Topino. Dal punto di vista etimologico il nome Clitunnus ci fu trasmesso da scrittori latini e da non poche lapidi. Non sappiamo se sia un nome umbro originale o un nome umbro latinizzato. Tra gli dei che gli umbri adoravano vi era il dio Clitunnus Umbriae il cui culto si confondeva con quello del fiume ma anche Giove Clitunno per cui il fiume era mosso da una potenza divina. Paolo Diacono lo definì “fiume piccolo d’onde e di valor gigante”. Il nome, per alcuni storici, indicherebbe l’origine etrusca del culto. Nel mondo del coaching si dice spesso che essere se stessi per preservare la propria unicità é un privilegio. La singolarità del luogo é particolare e uno sceneggiatore davvero troverebbe linfa vitale nel cercare trame affabulatorie che prevedano come protagonista questa fantastica location anche se sarebbe un sacrilegio inquinarla con trame al limite del legale! Alle fonti del Clitunno ci si va per ascoltare e togliere le cose in eccesso, come dei novelli Michelangelo che scolpiscono una forma o come uno sgabuzzino modello ventre di eta beta carico di oggetti in eccesso che non vengono usati e che occupano spazio e volume e che non servono a niente. Un modo per farla franca con leggerezza, buttando l’inutile e rimanendo con l’essenziale, energia zen all’ ennesima potenza!




Project APP Android: Colle di Nocera Umbra sezione history

UBICAZIONE

Considerando i criteri geografici e orografici, elementi fondamentali per chi doveva spostarsi a piedi o a dorso di cavallo,considerando la caratteristica comune costante ovvero il ritrovamento di resti e tombe in prossimità di sorgenti ubicate in posizioni tali da consentire attività pastorale ed agricola, Colle aveva tutte queste caratteristiche. Infatti aveva la sorgente della ” Fonte Vecchia”, la possibilità di Pascoli e di terreni arabili e una posizione leggermente elevata rispetto alla valle sottostante che nel passato doveva essere alquanto umida.

Fonte: https://castrumcollis.wordpress.com/
IN PRINCIPIO ERAT VERBUM

Quando la via, che porta il nome del console Romano Caio Flaminio ha oltrepassato Nocera e la salita del Picchio, si immette in una vallata ampia e lunghissima, segnata a sinistra da una catena di semi montagne in cui i boschi si alternano a campi coltivati e nel mezzo si erige il monte Subasio, sul versante opposto del quale ” pende” Assisi e inizia l ampio piano che le si stende ai piedi. L altro lato della vallata, sulla destra della via Flaminia, è delimitato dalla catena montuosa che fa da spartiacque tra i tributari Tirreno e quelli dell’Adriatico. E nel ”greve giogo” che collega ” nocera con Gualdo” C è Colle, ma è ” greve come il giogo di una bella donna innamorata e contraccambiata. In mezzo a questi due, e perpendicolarmente ad essi, si insinua il monte Cervaia, ricoperto di uliveti nella sua fascia occidentale è che degradando termina in un grande dosso, cioè in un colle, cioè in Colle, ai piedi del quale scorre la maestosa via Flaminia. Nel punto in cui finisce il monte ed inizia il dosso C è una sorgente, a fianco della quale vi costruirono una fonte, che ora chiamiamo la “Fonte Vecchia”. Da questa fonte si svilupperà la vita di Colle prima e del Castelo dopo.

Fonte: https://castrumcollis.wordpress.com/
ERA PRECRISTIANA

I paesi umbri sono dal punto di vista storico ricchi di tutte le fasi cronologiche che hanno caratterizzato l’era moderna. A Colle ci sono tombe antichissime che testimoniano un era precristiana, ci sono ruderi romani localizzati nella via Flaminia, c’è un castello dove é simboleggiato il potente simbolo dei Signori di Firenze, ci sono a poca distanza segni e testimonianze di antichi antenati dei moderni postini (Gaifana) e tanto altro che il bravo Sante Cioli ha saputo cogliere con la sua vena affabulatoria nei due libri capolavoro dedicati al territorio. Colle é il luogo ideale per uno scrittore di mistery, antiche leggende narrano di gesta mirabili e tremende e un fascino millenario accompagnata da location da sogno e da acque che sgorgano limpide dalle rocce di montagna stimolano voli pindarici nel Tempo! Una vacanza a Colle rigenera corpo e spirito!

Fonte: https://castrumcollis.wordpress.com/

LA VIA FLAMINIA

Come la via Appia era la principale via del Mezzogiorno, così la Flaminia era considerata come la grande arteria di comunicazione del Nord e dell’Est della penisola. Essa infatti attraversava territorî ricchi e popolosi come l’agro Falisco, l’Umbria, il Piceno, e quindi scendeva al litorale adriatico a Fano, proseguendo fino a Pesaro e Rimini. Le principali stazioni sono così indicate dall’itinerario di Antonino, con le rispettive distanze da Roma: Villa Rostrata (Casale di Morolo) miglia 23; Ocriculum (Otricoli), m. 44; Narnia (Narni), m. 56; Interamna (Terni), m. 65; Spolitium (Spoleto), m. 83; Forum Flaminii (S. Giovanni Profiamma), m. 101; Helvillum (Sigillo), m. 128; Calle (Cagli) m. 151; Forum Sempronii (Fossombrone) m. 169; Fanum Fortunae (Fano) m. 185; Pisaurum (Pesaro) m. 193; Ariminum (Rimini) m. 217. Gli altri itinerari che ci sono conservati, cioè la Tabula Peutingeriana, l’itinerario Gerosolimitano e le celebri coppe votive di Vicarello, ci dànno presso a poco le stesse stazioni, ma la distanza varia da miglia 215 nei vasi di Vicarello a m. 223 nell’itinerario Gerosolimitano. Che questa ultima indicazione sia più corrispondente alla verità lo attesta un cippo miliare trovato nei pressi di Rimini che porta il n. 222. Tale differenza degl’itinerarî si spiega col fatto che in una certa epoca, forse dopo la distruzione di Carsulae, all’antico percorso per Bevagna e Foligno, un po’ disagevole, fu preferito l’altro più lungo, ma più comodo, per Terni, Spoleto e Trebiae, fino al Forum Flaminii. Il costruttore della via fu il censore Caio Flaminio, che l’iniziò nel 220 a. C. e l’ultimò nel 219, cioè poco prima della calata di Annibale in Italia. Non dobbiamo credere che i numerosi manufatti che si trovano lungo il percorso risalgano tutti a Caio Flaminio. Questi deve avere soltanto riuniti alcuni tratti di strade gia esistenti fra le principali città in un unico percorso, provvedendo alla selciatura nei punti più cedibili del terreno. Forse alle origini risale il taglio della rupe presso Narni, ove due falli abbinati, scolpiti nella roccia viva, come scongiuro, avvertono i viandanti del pericolo che li minaccia se non prestano attenzione al precipizio che è sul fianco verso il fiume; ma tutti i ponti ad arco, come anche il famoso tratto di viadotto, noto col nome di Muro del peccato, presso la stazione ferroviaria di Civita Castellana, sono opera più tarda, forse del tempo di Augusto, che restaurò a sue spese tutta la via. La via guadagnò in splendore ed ebbe opere colossali, come il citato Muro del peccato, lunga sostruzione attraverso una valle, per evitare il dislivello di essa, il famoso ponte di Narni, che è incerto se fosse a tre o quattro arcate, di cui le mediane raggiungevano l’altezza di circa trenta metri, altri ponti presso Otricoli, (pile di Augusto), Carsulae (Ponte Calamone e Ponte Cardaro) Calle e il famoso traforo detto Ad intercisa o Petra Pertusa (Passo del Furlo) tra i monti di Fabriano. La via Flaminia usciva dalle mura serviane per la Porta Fontinalis, situata nella depressione fra l’arce capitolina e il Quirinale, e presso la quale sorgeva il sepolcro di Bibuln, ancora oggi conservato in parte a fianco del monumento a Vittorio Emanuele; quindi in linea retta traversava il Campo Marzio, rasentando le pendici del Pincio, usciva dalle mura di Aureliano per la porta omonima (oggi Porta del popolo) e quindi, sempre nella stessa direzione, passava il Tevere nella grande ansa che esso forma fra i colli dei Parioli e quelli di Tor di Quinto: il ponte Milvio, mirabile opera romana fondata cento anni circa avanti l’era volgare, serviva al passaggio del fiume per essa e per la via Cassia, che si biforcava subito dopo, proseguendo in direzione nord, mentre la Flaminia voltava ad est per riprendere poco dopo il suo percorso verso nord a fianco del Tevere. Nella località detta Prima Porta si staccava a destra la via Tiberina che costeggiava il Tevere passando per Procoio, Fiano e Ponzano, e si ricongiungeva alla Flaminia a sud di Otricoli. Sulla collina che domina il Tevere si vedono ancora gli avanzi della villa ad Gallinas albas che fu già di Livia, moglie di Augusto: in essa desta particolare ammirazione una stanza adorna con pitture di giardini, di raro pregio artistico. Nella località adiacente verso Roma, detta ad Saxa rubra, avvenne la celebre battaglia fra Costantino e Massenzio (312). Il tracciato della via è chiaramente indicato dagli antichi sepolcri, tra cui quello dei Nasoni presso Grotta Rossa, ed altri anonimi, lungo quasi tutto il percorso. Al XII miglio si trova l’arco quadrifronte, oggi trasformato in casale di Malborghetto, eretto da Costantino in ricordo della sua vittoria; un altro bell’arco è ancora in piedi fra le rovine di Carsulae e celebri sono i due di Fano e di Rimini. Rovine medievali interessanti sono presso Civita Castellana, chiamate il Borgo di S. Leonardo, antico castello edificato forse dagli abati di S. M. di Falleri nel sec. XII. Questo tratto della via fu più volte restaurato dai papi: Paolo V, Urbano VIII e Clemente XI rifecero il tratto lungo la valle del Treia; Sisto V iniziò la costruzione del grande ponte Felice sul Tevere sopra Orte, ultimato nel 1603 da Clemente VIII; Clemente XI eresse nel 1709 il ponte Clementino sul Rio maggiore, Benedetto XIV restaurò la via nei pressi di Narni, conducendola per mezzo di grandi costruzioni lungo il bordo della Nera, e Paolo V rifece il ponte sullo stesso fiume prima di entrare in Terni. A Narni avveniva la già detta biforcazione dei due rami che si riunivano a Foro Flaminio, mentre a ponente partiva un braccio traverso per Amelia (via Amerina) e all’altezza della stazione ad Martis (Massa Martana) un altro per Todi. Al passo della Somma, fra Terni e Spoleto, la via raggiungeva la massima altezza del suo percorso (m. 869). Da Bevagna si avevano comunicazioni dirette per Bettona e la via Amerina, e da Foligno per Spello, Assisi e Perugia. Dopo la valle del Clitunno cominciava la traversata dell’Appennino, che avveniva all’altezza di Nocera, Gualdo Tadino, Sigillo, donde partivano bracci secondarî, verso il litorale adriatico; al passo della Scheggia, la via scendeva l’opposto versante della catena, percorrendo le valli dei torrenti Burano e Candigliano fino alla confluenza di questo col Metauro. Varî ponti si notano in questa parte del percorso (ponte di Scheggia, ponte Voragine, ponte Grosso, ponte Alto, ponte Taverna, ponte Mallio, ecc.) che si svolge quasi sempre a mezza costa e quindi su una spalla artificialmente sostruita da un muro in opera quadrata. Il punto più difficile e più pittoresco è al passo del Furlo, in cui la via corre incassata nel monte a notevole altezza sul burrone, finché, non avendo più spazio per passare all’aperto, entra in una galleria detta Intercisa, o Petra Pertusa, o Forulum, che fu restaurata da Vespasiano, come attesta l’iscrizione che si legge sull’imboccatura orientale. Poco dopo comincia la discesa verso il piano: sul Metauro la via passa sopra un grande ponte romano a 3 fornici, detto ponte di Colmazzo; qui avvenne la battaglia fra i Romani e i Cartaginesi di Asdrubale. Seguendo sempre il corso del fiume la via giunge a Fano (Fanum Fortunae). Quivi un arco commemorativo ricorda l’epoca del grande imperatore che nel 10 d. C. compì il restauro della via. Da Fano a Rimini, lungo il mare, la via moderna segue il tracciato dell’antica, ed è notevole solo per l’attraversamento di Pesaro e per un ponte a tre archi poco prima di Rimini, sul fiume Ansa. Quivi un altro arco, di elegante fattura, segna il termine della via, portando sull’attico un’iscrizione dedicata dal Senato ad Augusto, il restauratore delle “celeberrime vie” d’Italia.

Fonte: http://www.treccani.it/enciclopedia/via-flaminia_%28Enciclopedia-Italiana%29/

INSEDIAMENTO

Questa costa del monte Cervaia doveva essere molto popolata e chi vi abitava era raggruppato o in un unico grande paese o in più villaggi molto vicini tra loro, i quali avevano in comune i pascoli ed i luoghi di culto; tali luoghi erano un tempi etto della Dea Cupra sulla Cupa, e delle aree sulle cime dei monti Merlana, Cervaia e sul giogo. La vallata sottostante, alquanto acquitrinosa, doveva essere in parte utilizzata per la coltivazione della canapa che si è protratta fino ai giorni nostri ed i toponimi ne sono testimonianza ” Via Filo”, ” Cordaia”, ” le canapine”. con la conquista romana ( 295 a.c.) Colle inizio pian piano ad ampliarsi verso il basso dove nel frattempo era stata costruita la Strada Consolare Flaminia. Su queste colline e nei terreni adiacenti, asciutti e salubri, Colle dovette prosperare sia per l attività agricola sia per la confluenza del diverticolo stradale per le Marche. Con l avvicinarsi dell anno mille si risvegliarono molte attività, tra cui l edilizia, e si costruirono molti Castelli, tra cui quello di Colle. La data precisa non la conosciamo però nel 1034 esisteva già poiché in quel anno fu costruita la Chiesa di S.Ilario, sulle cui mura venne edificata nel 1610, l’ attuale Chiesa Parrocchiale dedicata a San Gregorio e a San Romano.

CASTELLO DI COLLE

Dall’ovvio significato di altura, rilievo, il toponimo “Collis” è usato nella stessa forma in tutte le fonti consultate. Colle, distante da Nocera 7 km in direzione nord, è posto sulla cima di un piccolo poggio a 520 m s.l.m. ai piedi del monte Merlana (m 1133). Sotto il castello si stende la valle lungo la quale corre la via Flaminia, poco distante, a sud, si trova il fosso del Pinaiale affluente del torrente Caldognola. Partendo da nord verso ovest i collegamenti visivi sono con i castelli di Maccantone, di Montecchio, di Lanciano, di Serpigliano, di Isola, di Postignano e di Poggio. All’abitato si sale dalla Flaminia per mezzo di un breve tratto, il castello è posto all’imbocco di uno dei valici per la Marca, la strada attraverso il passo degli Scannelli raggiunge Salmaregia sul versante opposto della montagna. Il borgo sviluppatosi al di fuori delle mura nasconde alla vista il “castrum” rimasto comunque isolato e staccato al centro dello stesso come è evidenziato nella mappa catastale. La pianta del castello è rettangolare con una prospicienza sul lato ovest. Molto compatto e fittamente edificato il “castrum” ha poco spazio libero al suo interno. Le mura coincidono per tutta la loro lunghezza di circa 150 metri con le pareti esterne degli edifici. Nel corso dei secoli queste si sono trasformate nelle facciate principali delle abitazioni operando così una sorta di apertura del “castrum” verso il borgo, il cui risultato è stato il completo cambiamento del suo aspetto. Si sono aperte finestre e porte, si sono costruiti terrazzi e tutte le pareti sono state intonacate. Di originale rimane solo parte di un edificio ancora in pietra con una feritoia. Va aggiunto che ad est, dove la pendenza del colle è minima, era presente un fossato come testimonia l’avvallamento del terreno, avvallamento più evidente fino al 1954 anno in cui furono effettuati lavori di sistemazione della strada. Attualmente si accede al “castrum” sul lato sud della prospicienza posta sull’angolo nord-ovest; questo ingresso però risale al 1601, come risulta da un mattone posto sulla sommità dell’arco a memoria dei restauri effettuati. L’ingresso originale si trova invece sul lato ovest della stessa prospicienza da dove giungeva direttamente la strada proveniente dalla Flaminia. Questa porta ora è murata e coperta da un’aggiunta posteriore, probabilmente lo spostamento fu dovuto alla necessità di eliminare la pendenza eccessiva della salita. La porta originale presenta un arco a tutto sesto in pietra, mentre quella secentesca è in mattone. Superato questo primo accesso, si arriva in un’area rettangolare coperta che prelude ad un’ulteriore porta che immette dentro al castello. I cambiamenti subiti dall’edificio, in cui è inglobata la doppia porta descritta, ne rendono difficile l’interpretazione, in ogni caso sull’angolo nord-ovest risalta quella che doveva essere una torre, poi riabbassata, che difendeva l’accesso. A piano terra di questo edificio in una stanza ora cantina sono ancora visibili due feritoie. Attualmente si accede al “castrum” anche per mezzo di una scala in muratura tra due edifici sulla cui presenza in origine non si possono fare affermazioni. Il cassero, è al centro dell’insediamento, leggermente spostato a sud, attualmente è attaccato ad un edificio, ma in origine era isolato dalle altre costruzioni. Di pianta rettangolare misura m 7 X 7 ed è alto attualmente circa dieci metri anche se probabilmente in origine la sua altezza era maggiore. Ad ovest sono presenti tre porte una a pianterreno e due al primo piano, una delle quali posteriore, come la scala esterna costruita per raggiungerla. L’altra invece è originale con arco a sesto acuto ed attualmente chiusa, caratteristiche simili a questa presenta l’accesso al piano terra. Sempre su questo lato si aprono una feritoia e una finestra posta proprio sotto il tetto. Sul lato sud si contano due feritoie una delle quali all’interno presenta ancora l’aspetto originale. Sui lati est e nord non sono presenti aperture. Internamente il cassero è stato modificato con la creazione di un piano intermedio raggiungibile per mezzo della scala prima citata, ma in origine il pianoterra era costituito da un unico ambiente molto alto con volta a botte. Il piano superiore alla volta di notevole presenta un camino e tracce di un altro solaio a riprova della maggiore altezza originale del cassero. La torre è costruita in pietra calcare bianca e gli spigoli sono sottolineati con bugnature a rilievo. Per quanto riguarda gli altri edifici del “castrum”, dei rifacimenti subiti dalle facciate esterne del castello, corrispondenti alle sue mura, si è già detto, ma anche all’interno le troppe manomissioni ne hanno compromesso la struttura primitiva. Solo alcuni elementi rimangono originali insieme ad alcuni ambienti interni in cui sono presenti le antiche volte. Il borgo, di cui si parla anche nei rogiti notarili del sec. XV , presenta elementi in alcuni edifici che fanno pensare a case-torri alle quali furono poi costruite aggiunte e sopraelevazioni. Riesce però difficile la lettura della sua struttura di base e del suo sviluppo che raggiunge una dimensione notevole e che meriterebbe uno studio a parte.

Fonte: I luoghi del silenzio, http://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-di-colle-nocera-umbra-pg/, da una tesi di laurea di Francesco Sorbelli – ” I castelli del contado nocerino: tipologie insediative e problemi di recupero ”
GIGLIO DI FIRENZE

A Colle il giglio fiorentino è di casa ma oltre al significato dell’ affiliazione a un Potente Signore ha anche una valenza mariana. Ecco alcune info recuperate dalle fonti canoniche di rete: nel borgo collegiano la simbologia del giglio compare spesso tramandato dai tempi ecco come ci illumina Wikipedia in proposito. Il giglio di Firenze Giglio bottonato o a volte anche Giglio di Firenze è un termine utilizzato in araldica per indicare il giglio sbocciato (fiore dell’iris simile al lilium) . Il giglio bottonato ha la «caratteristica prima quella di essere disegnato da cinque petali superiori (tre principali e due stami più sottili e bocciolati) e delle ramificazioni inferiori, tutte disposte in modo simmetrico» Il giglio è oggi usato come simbolo della città di Firenze. Lo è stato anche nei tempi remoti ma non ne è conosciuta con certezza l’origine, si può supporre che sia dovuto al fatto che nei dintorni di Firenze cresce numerosa e florida la specie Iris germanica var. florentina (Giglio di Firenze o Giaggiolo bianco). Un’altra teoria vede derivare l’abbinamento della città (Florentia) con il fiore perché la sua fondazione da parte dei romani avvenne nell’anno 59 a.C., durante le celebrazioni romane per l’avvento della primavera, i festeggiamenti in onore alla dea Flora (Ludi Florales o Floralia – giochi e competizioni pubbliche) che si svolgevano dal 28 aprile al 3 maggio. L’associazione tra i festeggiamenti e il nome venne spontanea come accadde successivamente tra il nome e i fiori numerosi che crescevano intorno. Inizialmente il giglio era bianco in campo rosso ma nel XIII secolo i Guelfi scelsero il giglio con i colori invertiti per differenziarsi dai Ghibellini e quando, nel 1251, i primi cacciarono i secondi il simbolo di Firenze divenne quello che conosciamo oggi. Ai tempi della Repubblica di Firenze, il giglio era il simbolo della città, talvolta rappresentato su uno scudo retto dalla zampa di un leone (il cosiddetto marzocco).

Fonte: wikipedia
CONCILIO DI TRENTO e riorganizzazione sul territorio: nasce la parrocchia collegiana

Il Concilio di Trento riorganizzò le risorse della chiesa su tutto il territorio nazionale e da questo importante evento nacque la fusione organizzativa dei Santissimi Gregorio e Romano che segnarono un nuovo corso storico per la parrocchia di Colle di Nocera Umbra che rinasce in seguito alle decisioni prese dal Concilio. Il Concilio di Trento è la risposta della Chiesa cattolica alla riforma protestante di Lutero. Con il termine contro-riforma si intende l’insieme delle scelte compiute dalla chiesa contro la riforma protestante. Viene convocato nel 1542 da Papa Paolo III a Trento,perché era una città indipendente da Roma ma appartenente all’Impero tedesco,per far capire che si vuole trovare un compromesso con i protestanti. I vescovi protestanti però non partecipano al concilio di Trento perché non riconoscono l’autorità del Papa;così il concilio diventa un’occasione per riorganizzare la chiesa cattolica. Nel 1548 il concilio di Trento viene trasferito a Bologna a causa della peste,e viene sospeso a febbraio. Tra il 1551 e il 1552 viene spostato nuovamente a Trento,ma poi viene sospeso fino al 1562 a causa delle guerre politiche in Europa,al quale il Papa vuole partecipare. Riprende nel 1562 fino al 1563 a Trento. Nel concilio di Trento vengono prese decisioni dottrinarie e organizzative. Dottrinarie: Viene ribadito il valore dei sette sacramenti e l’inesistenza del sacerdozio universale,perché per diventare preti bisogna essere consacrati con l’”ordine”.La Chiesa viene dichiarata come unica e insostituibile forza che interpreta la sacra scrittura,che è la Bibbia di S. Gerolamo. Viene inoltre riaffermato che la salvezza si ottiene solo tramite la fede e le azioni buone. Organizzative: nel concilio di Trento viene ribadito l’obbligo del celibato ecclesiastico,l’obbligo per tutti gli ecclesiastici di risiedere nella zona ad essi affidata e l’obbligo di visite pastorali regolari. La Chiesa rinuncia al cumulo dei benefici perché la dignità di un sacerdote non dipende dalla sua ricchezza e viene imposto il latino come lingua universale. -Istituzione del catechismo: i preti hanno l’obbligo di insegnare ai fedeli. -Istituzione del santo uffizio: è una congregazione di 9 cardinali che ha il compito di vigilare sul tribunale dell’inquisizione. L’indice dei libri proibiti: comprende tutte le opere la cui lettura è proibita per ragioni morali e filosofiche,ed è scritta e aggiornata dalla congregazione dell’indice dei libri proibiti. Accanto a queste decisioni nascono anche nuovi ordini religiosi,che erano delle associazioni caritative e assistenziali: 1528 – ordine dei cappuccini,che assistevano gli appestati 1533- ordine dei barnabiti 1540- ordine delle orsoline,che vengono riconosciute ufficialmente dal Papa nel 1546 1572- fate bene fratelli,che è un’associazione che assiste i malati.

Fonte:
CHIESA S GREGORIO E S ROMANO

L’edificio dell’attuale chiesa, più volte gravemente colpita dai vari terremoti succedutesi nei secoli e poi restaurata, era in origine molto più piccolo e ricostruito più lungo e più largo dal vescovo Virginio Florenzi nel sec. XVII dopo un altro disastroso terremoto. La forma originale è ancora intuibile e il bel portale che si trova ad ovest ne rappresentava l’ingresso principale. Lo stemma del vescovo murato sulla parete ricorda i lavori effettuati. In epoca successiva venne poi aggiunto il campanile quadrato. La chiesa riunisce al titolo originario di S. Romano, quello di S. Gregorio che apparteneva ad una chiesa diruta non distante dal castello verso sud. S. Romano è ricordata sia nelle “Rationes decimarum” del 1333-1334 che nel “Liber beneficiorum” del 1528

Fonte: I luoghi del silenzio, http://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-di-colle-nocera-umbra-pg/

CHIESA SS TRINITA’

L’edificio, poco più di una cappella, risale all’incirca alla metà del 1500 e sorge a ridosso delle mura del castello di Colle di Nocera, è l’unica sopravvissuta, mentre altre due dislocate sulle pendici del monte sono definitivamente scomparse, una era dedicata San Romano ed è stata in piedi fino all’inizio del nostro secolo. La chiesa è stata assorbita dalle case adiacenti e osservando le pietre della fiancata si può presumere che precedente alla stessa il sito doveva ospitare una qualche struttura precedente, infatti durante i lavori per la realizzazione della casa adiacente sono venute alla luce due blocchi di conglomerato ben squadrati di origine presumibilmente romana, ora in mostra nel cortile della stessa, simili ad un altro murato alla base dell’angolo sinistro della chiesa. Si presenta strutturalmente in buono stato di conservazione essendo stata ristrutturata di recente. La facciata ha un piccolo oculo sopra la porta e due piccole finestrelle alte ai fianchi della stessa. Ha un piccolo campanile a vela sulla parete di fondo. All’interno presenta degli affreschi, qualcuno di buona mano, ma mal conservati e sbiaditi, quello dell’abside è stato in gran parte coperto da un’altro più recente e di scarsissimo valore. Da un’osservazione sommaria da quel che si vede dietro l’intonaco recente si può supporre che l’affresco originale dell’abside sia molto simile a quello presente nella chiesa di San Giovanni a Boschetto, in quanto in entrambi compare la figura dell’Eterno in alto e sotto una crocifissione; sarebbe auspicabile un intervento di restauro che riporti alla luce l’originale perché molto più interessante della sovrapposizione posticcia. Alla parete destra partendo dall’abside c’è una Madonna con Bambino molto rovinata, ma straordinaria grazia, dopodiché troviamo una piccola immagine di Sant’Orsano, Sant’Elena, un San Bernardino da Siena (?) datato 1580 e un Sant’Antonio abate con ai piedi il maialino di “Cinta senese” . Sulla parete sinistra partendo dall’abside troviamo una Madonna con Bambino datata 1550, un’immaginetta di Santa Bibiana, una Santa Lucia e un’altra Madonna con Bambino poco rifinita e che sembra un ricopiaticcio dell’immagine precedente, perché identica. Le immagini della parte destra e sinistra sono simmetriche nelle loro fattezze e speculari nelle dimensioni. Tutti i dipinti sono molto deteriorati e necessiterebbero di un sollecito intervento di restauro.

Fonte: I luoghi del silenzio, http://www.iluoghidelsilenzio.it/chiesa-della-ss-trinita-colle-di-nocera-umbra-pg/

FONTE VECCHIA

La fonte vecchia di Colle ha tenuto in vita il paese per decine e decine di anni visto che la portabilità come la conosciamo noi in stile condominio entra in voga approssimativamente solo negli anni ’50. L’acqua dà la vita alla popolazione locale, che attinge alla fonte per lavare e abbeverarsi ma non solo, durante la seconda guerra mondiale molte famiglie hanno protetto i loro figli sotto la costruzione muraria della fonte vecchia oggi rimodernata e ristrutturata secondo le esigenze dei tempi. Per capire l’importanza dell’ acqua in un paese come Colle e tante altri dell’ indotto appenninico tra Gualdo Tadino e Nocera Umbra rimandiamo alle numerose fonti presenti in rete

Fonte:



Premio Hombres Itinerante e CDG, II e ultima puntata: RINGRAZIAMENTI

Si chiude il working progress sul PREMIO HOMBRES ITINERANTE, indirizzo internet http://www.premiohombres.com/ , e il comune di CASTEL DEL GIUDICE, http://www.comune.casteldelgiudice.is.it/ , un viaggio iniziato con l’articolo sulla replicabilità dei modelli di sviluppo, http://www.umbriaway.eu/2018/07/03/replicabilita-dei-modelli-di-sviluppo-perche-qualche-comune-umbro-dovrebbe-ispirarsi-castel-del-giudice-per-attivare-circoli-virtuosi-e-mettere-atto-politiche-di-sviluppo-sul-territorio/ . Ripartiamo proprio da qui e da una dichiarazione del primo cittadino di CDG, Lino Gentile: “i modelli difficilmente sono replicabili” e aggiungiamo noi, perchè ogni location ha la sua singolarità quantica e le cornici strutturali e logistiche per ammortizzare eventuali problematiche locali senza contare sinergie e tensioni diverse onsite. Se chi vive in Umbria ha la netta sensazione di galleggiare in una sorta di limbo estetico ed estatico che separladasolo alla romana, quasi autoreferenziale e pervasivo con le le sue cornice naturali appenniche di perenne bellezza ANTIDILUVIANA, una volta giunto in MOLISE transitando magari dall’ ABRUZZO piuttosto che dalla A14 deve rimettere in discussione le sue convinzioni, perchè la sensazione di essere stati scaraventati ai tempi della barca di Noè con una sorta di macchina del tempo è palese se non altro per un salto di altitudine che trasforma il territorio molisano in una sorta di coacervo complesso dalle mille pieghe e dai mille AFFASCINANTI risvolti. L’albergo locale di cui abbiamo già parlato nella prima puntata, nato dalle ceneri dell’ inutilità (ruderi abbandonati), https://www.borgotufi.it/ , ha ospitato pertanto i lavori della quattordicesima edizione, in una LOCATION INTRIGANTE per l’appunto per la sua cornice naturale, prendendo questa volta come importante riferimento divulgativo per la cultura non solo molisana la figura di LINA PETRAVALLE, http://www.premiohombres.com/lina-pietravalle/ , una figura bistrattata nel panorama nazionale ma coinvolta fino alle viscere con la terra Molisana anche se nasce a Fasano (1887) e muore a Napoli nel ’56. Per capire l’importanza di questa figura visitare anche la bibbia del web: https://it.wikipedia.org/wiki/Lina_Pietravalle, tra l’altro durante la premiazione qualcuno ha sottolineato per mettere meglio a fuoco questa figura che Lina è la Pupi Avati denoialtri, nel senso che chi tutela e custodisce il Molise con la sua prosa rassicurando i lettori che si identificano con la loro terra è proprio lei a livello nazionale, analogamente al lavoro fatto da Avati per valorizzare la sua Romagna! Ritornando al luogo del delitto (Sono sicuro che se Peter Jackson fa un salto in Molise qualche altra avventura su Tolkien la tirerebbe fuori rimanendo immerso in questi scenari) il Sindaco di CDG ha anche confessato che era il quarto Sabato in cui erano impegnati in un evento, spiegando anche simbolicamente che se si vuole tenere la luce accesa sui fatti dell’ economia e dell’ occupazione e generare nuove sinergie bisogna STARE SEMPRE IN MOVIMENTO. Sacrosanto così all’ esponente di NOCERA UMBRA invitato e premiato con una TERZO PREMIO SEZIONE RACCONTI e rimasto sorpreso per la elaborata motivazione della giuria (estrapolando in sintesi credo che il racconto è stato considerato divertente, cinematografico e pertinente per analogia ai luoghi molisani visto il parallelismo tra comuni coinvolti) non resta che ringraziare per la bellissima giornata “di scoperta di mondi alla Tolkien” sindaco e organizzatori-trici. Come evidenziato dal sito del concorso, i premi Hombres sono, dalla sua nascita, ceramiche di CASTELLI in provincia di Teramo, che hanno una tradizione che si appoggia a quattro secoli di storia. Ceramiche diegnate a mano dalla ditta “Arte di Giuseppe Mercante“. Nelle edizioni di Lettopalena e Predappio i premi sono stati realizzati da artisti ed artigiani locali. I premi e le immagini da riprodurre vengono scelte dall’organizzazione insieme all’amministrazione comunale del borgo ospitante. Molise terra di cartoline e di mondi sospesi: se a raccontare questa terra ci fosse qualche sceneggiatore di Blu Notte scriverebbe qualcosa forse come “un luogo dove paesi sembranno appiccicati sulla roccia a mille metri di altezza, con le case che sembrano sospese a due dimensioni direttamente in mezzo alle nuvole. Ma malgrado la loro apparente fragilità quelle case hanno dietro la terza dimensione della roccia, che attinge a una generazione di lavoratori che si porta dietro SOLIDI principi morali e che impedisce a quelle abitazioni di spiccare il volo al primo accenno di tormenta. Ecco il Molise mi sembra un pò così, un popolo di combattenti fragili come le case in balia di forze imponderabili ma anche ricchi di idee e di iniziative COLTURALI e CULTURALI che legano autorità illustri come la Pietravalle al TERRITORIO. Chissà forse il prossimo evento che gli amici di CDG organizzeranno sarà sul mondo del coaching motivazionale e sull’ importanza della RESILIENZA in ottica sopravvivenza. Di sicuro stiamo parlando di luoghi fantastici ma anche di persone locali (e non come la meravigliosa partecipante al concorso proveniente da Pordenone giunta in loco) molto attive sul territorio, Ci sarebbe ancora molto da dire sul perchè questo premio è importante per l’ego condominiale dell’ autore, perchè di fatto Mauro Carpa e Nocera Ombrosa nascono ufficialmente con questo riconoscimento, ma ho come la sensazione che dopo il primo sofferto vagito (non è sempre tutto oro quello che luccica, oltre al bello della diretta durante la premiazione, qualche simpatica anomalia organizzativa tipo andare a cercare le videopoesie da cliccare su un pc che latitavano, il mio navigatore è impazzito a più riprese per raggiungere il luogo della premiazione sia all’ andata che al ritorno e in entrambi i casi in località TERNI, costringendomi a una sfacchinata di proprozioni epiche e a una serie di imprecazioni in aramaico arcaico da paura!) e la luce che irrompe su un personaggio-detective che prima non c’era, ma adesso c’è, succederà di sicuro qualcos’ altro. Ci sarebbe ancora molto da dire ad esempio perchè nei racconti del DRAGO da cui è tratto LA CLEMENZA DEL DRAGO, il filo conduttore che lega il destino comune dei comuni (si può dire?) che vivono in prossimità dell’ APPENNINO, questa incauta creatura simbolica emotivamente furente nascosta sotto ai SIBILLINI che appena muove la coda semina terrore con i suoi fremiti, abbia di fatto generato il racconto premiato. Per esorcizzare la paura? Forse! Per valorizzare la bellezza di queste terre malgrado qualche piccola anomalia imposta dai modelli globalizzati perfettibili di miglioramento? Soprattutto! Per ludico divertimento? Anche!




Replicabilità dei modelli di sviluppo: perchè qualche comune umbro dovrebbe ispirarsi a Castel Del Giudice (IS) per attivare circoli virtuosi e mettere in atto politiche di sviluppo sul territorio?

Spopolamento, disocuppazione, mancanza di industrializzazione, morte silenziosa da terremoto e abbandono? Se qualche comune umbro indietro nello sviluppo dei pezzi (lo sviluppo dei pezzi nella metafora scacchistica usata sta ad indicare un modo veloce ed efficace per rendere le mosse successive nel medio gioco performanti e incisive, essendo una game composta da tre fasi strategiche salienti ossia apertura, centro partita e finale) SI RICONOSCE in queste facili etichette (ma come l’occupazione non era in aumento su tutto il territorio nazionale e la regressione involutiva non era scomparsa?) forse dovrebbe imparare da chi dal silenzio delle sue ceneri è risorto come Lazzaro senza miracoli ma con fatica rimboccandosi le maniche e con atteggiamento propositivo: ci riferiamo al Comune di Castel Del Giudice (CAP 86080), situato in provincia di Isernia, al confine tra Abruzzo e Molise (c’è stato un tempo dove questa piccola area di quasi 15 km q era abruzzese), che la sua sparuta manciata di abitanti (meno di quattrocento, ma negli anni d’oro “del boom di tutto” superava di molto i mille abitanti) ha rilanciato la sua immagine a livello nazionale diventando un modello di business replicabile, soprattutto in quelle regioni che hanno caratteristiche simili per morfologia a profili collinari attraversati da montagne appenniniche e quindi soprattutto l’ Umbria. In Umbria ci sono comuni agonizzanti alla canna del gas (ma dici sul serio o è solo una forzatura per costringere all’ affabulazione il lettore?) che si trovano nella stessa condizione involutiva del borgo di Castel Del Giudice di diversi anni fa, un piccolo aggregato di case e stalle a 800 metri di altitudine abbandonate destinato a una estinzione silenziosa. Ma qualcuno da quelle parti si è alzato con l’idea di vendere cara la pelle e le stalle abbandonate oggi sono diventate un blocco di abitazioni diventate importanti per il turismo a livello nazionale (Struttura alberghiera di Borgo Tufi, sito internet https://www.borgotufi.it/borgo/), non solo nasce anche la prima struttura sanitaria in Molise per accudire anziani, una RSA in grado di creare occupazione rilanciando l’economia locale. Ovviamente non poteva bastare e così questi vulcanici abitanti molisani si sono inventati un MELETO BIOLOGICO che ha ulteriormente creato nuove opportunità di sviluppo (leggi anche posti di lavoro, vuoi vedere che riusciamo a vendere le marmellate ai tedeschi?!) e persino una cooperativa che ha dato nuove possibilità occupazionali a qualche giovane locale e immigrato da inserire nel teesuto sociale. Risultato: ATTIVAZIONE DI UN CIRCOLO VIRTUOSO che si spera contagioso e un MODELLO DI REPLICABILITA’ e un CASE HISTORY DI SUCCESSO che va vivisezionato ed analizzato per uscire invece dai CIRCOLI VIZIOSI di quei PRESUNTI comuni umbri (un esempio su tutti, quello che ospitava l’importante azienda MERLONI oggi smantellata) precipitato in una spirale decadente di perdizione sui bilanci con conseguente declino anche etico (ne vogliamo parlare ad esempio, della questione ospizio e dei suoi buchi di bilancio locali che hanno costretto all’ insurrezione popolare con i protagonisti visti come pacchi postali da spostare senza valutarne i rischi solo per risanare il deficit?). Certo a questo punto qualche facile benpensante sosterrà la tesi che a mettere d’accordo poche persone per FARLE REMARE TUTTE DALLA STESSA PARTE per risolvere problemi logistici e strutturali sia un gioco da ragazzi, ben più complicata la questione quando ci sono tante teste diverse che viaggiano ognuna per la sua traiettoria senza sintonia e armonia di intenti (sarà mica il caso da prendere come esempio per attivare circoli viziosi, senza fare nomi, quello del CAP 06025? Invitiamo il lettore, che è già smaliziato e scaltro di suo e non ha bisogno certo di consigli, a procurarsi da solo le informazioni tramite fonti certificate e credibili per convalidare o smentire le tesi presenti in questo articolo!). Come dicono a Roma “poessevero“, ma è un fatto che a Castel Del Giudice le persone come dicono sempre a Roma “sesocapitedasole“, tanto è che grazie anche a qualche piccolo colpo di fortuna (che però aiuta non a caso sempre gli audaci e ci sarà un perchè), tipo l’imprenditore del nord originario dei luoghi, che fornisce cospicue risorse al tessuto imprenditoriale locale in secca e che grazie a questo coinvolgimento attivo in prima persona abbia contribuito in TEAM a risollevare le sorti di un destino che sembrava ineluttabile. C’è un campo pieno di rovi, inutilizzato e con l’erba alta? Perché non raccogliere frutti di boschi e farci delle belle marmellate e poi sopra anche qualche laboratorio didattico? C’è un bellissimo ammasso di pietre che un tempo servivano agli animali da pascolo per abberverarsi? Bè quelli di Castel del Giudice la prima cosa che pensano (e hanno pensato) è come reintegrare quel rudere all’ interno delle strategie di sviluppo per il rilancio dell’ occupazione (e se diventasse una bellissima doppia matrimoniale per offrire soggiorno ai turisti? IMMAGINA PUOI recita qualche spot pubblicitario tendenzioso). Forse qualche comune tipo il CAP 06025 qualche domanda alla Marzullo (si faccia una domanda e si dia una risposta!) se la dovrebbe porre, se non altro per invertire il trend di tendenza tra i due blocchi “circolo vizioso e circolo virtuoso”. E poi diciamocelo questi di Castel Del Giudice stanno troppo avanti nel senso che hanno coniugato le eccellenze gastronomiche locali con quelle intellettuali di una terra di prossimità che a qualche km sconfinante ha dato i natali direttamente e indirettamente a gente del calibro di Fante e Silone. Le parole COLTURA e CULTURA per quelli di Castel del Giudice non sono così blasfeme come accostamento, anzi, è un ulteriore conferma che si VALORIZZA TUTTO A LIVELLO GLOBALE, senza buttare via niente, per restare in tema di animali cari alla tavola dell’ Italia centrale ma non solo, appunto colture e culture, meleti e cervelli. C’è persino chi ha avuto la fortuna di essere insignito a Castel del Giudice di un premio letterario che certamente non è equiparabile al Bancarella, ma la cui ascesa sul gradino più basso del podio anche se non equiparabile al Nobel oggi inflazionato, ha rivitalizzato lo stato di declino del famoso CAP sopra ripetutamente menzionato, essendo la residenza fausta ed infausta dell’ autore gratificata dal premio HOMBRES ITINERANTE, un riconoscimento sicuramente importante per il FAMOSO SCRITTORE (ah ah!) della CLEMENZA DEL DRAGO (siamo a un altro livello rispetto al famoso CAGNOLINO RISE del celebre autore americano JOHN FANTE, il cui padre era emigrante ai primi del ‘900 era originario di Torricella Peligna che sta poco distante dal Molise, solo 37 km da CDG) per contenuti e tematiche scomode affrontate, che però trovano inquetanti analogie e parallelismi tra il mondo reale dei comuni sopra menzionati e quello della FINZIONE di una località fatasma battezzata NOCERA OMBROSA, la cui denominazione fantasy “separladasola” come continuano a dire a Roma. Nella trama di questa sublime opera d’arte, il DRAGO rappresenta una bestia simbolica che si riferisce al terremoto che fa da sfondo alla vita di due ragazzi che vorrebbero sposarsi, ma che non possono perché mobbizzati dalle angherie della società moderna BCE strutturata a pozzanghere liquide (cit filosofo BAUMAN). Ora parlare di questi contenuti scabrosi che gettano cupe ombre su una località che è già ombrosa di suo, come espresso dal nome, dove queste storie del DRAGO sono ambientate è prematuro. Quello che l’articolo vuole evidenziare è la FORMULA ALCHEMICA SEGRETA trovata dal Comune di Castel Del Giudice per affrontare la crisi e trovare in essa una opportunità DI REDENZIONE, trasformando le disfunzioni in cose che girano e vanno replicate in quelle località afflitte da problemi simili attraverso formule chimiche riproducibili. A questo punto segue una lunga lista dove si evince che questo comune molisano in provincia di Isernia va studiato in un ottica da KAIZEN GIAPPONESE, per entrare in un ciclo di POLITICHE ATTIVE basate du un MIGLIORAMENTO CONTINUO finalizzato a uscire dalle SABBIE MOBILI della regressione economica. MISSION IMPOSSIBLE? La grande notizia è che il sindaco LINO GENTILE DI CDG (di che colore è il suo brand non ce ne può fregare di meno in quanto è palese che con un approccio di tipo guelfi e ghibellini, che permane ancora in qualche zona sottosviluppata della penisola, non si può andare da nessuna parte) è riuscito coinvolgendo i suoi compaesani e non ad ATTIVARE UN CICLO RIGENERATIVO lì dove il malato era ormai dato per MORTO e SEPOLTO e se non altro a dimostrare che Restare A GALLA, RIMANENDO COMPETITIVI RILANCIANDO BRAND ED ECONOMIA LOCALE è possibile a condizione di sfruttare tutto il POTENZIALE messo a disposizione dalla fertilità della terra e delle idee che poi hanno trovato CONCRETA REALIZZAZIONE grazie a impegno e applicazione costante. Tutte le crisi di qualsiasi tipo hanno proprio questa come caratteristica: quando non vengono risolte subiscono una involuzione. Chissà che qualche COMUNE UMBRO, magari simile come BORGO a CASTEL DEL GIUDICE, non abbia voglia di studiare seriamente il MODELLO DI SVILUPPO PROPOSTO per uscire dalla crisi, senza additare o citare LOCALITA’ FANTASMA come NOCERA OMBROSA, che vive solo nella finzione letteraria (ah ah ma davvero?). A questo punto non ci resta che verificare se davvero l’erba del vicino è sempre più verde visitando siti istituzionali come quello del comune di Castel del Giudice, http://comune.casteldelgiudice.is.it/, o articoli tematici come https://www.corriere.it/buone-notizie/17_settembre_22/castel-giudice-come-rinasce-piccolo-borgo-senza-abitanti-2ef6d24c-9fa1-11e7-b69e-b086f39fca24.shtml?refresh_ce-cp o ancora consultando WIKIPEDIA o pagine specifiche come http://comune.casteldelgiudice.is.it/index.php?id=14&oggetto=36. L’unica certezza che abbiamo rispetto ai temi della COLTURA E della CULTURA sollevati da questo comune e dal premio HOMBRES ITINERANTE, la cui quattordicesima edizione è dedicata a Lina Pietravalle, http://www.premiohombres.com/ , che esalta quest’ anno la potenza di un DRAGO che unisce sia il CAP 06025 al luogo della premiazione, appunto Castel Del Giudice, è quella che potrebbe esserci del marcio a NOCERA OMBROSA. Ma come non era riferito alla Danimarca? In ogni caso MAURO CARPA professione detective privato, con lo studio investigativo sito a frazione COLLEMOSSO, si trova a districare convulse matasse per stabilire se gli abitanto locali siano sintonizzati su comportamenti centrati su circoli virtuosi piuttosto che focalizzati su quelli viziosi. Ma questa è un altra storia perchè come ben sa chi ha avuto a che fare con il Drago nascosto sotto i Monti Sibillini, che nel suo massimo vigore muovendo la coda incautamente scuote le case come foglie autunnali instillando un terrore ancestrale, niente è statico e permanente in questa presuna valle di lacrime, ma tutto va interpretato in maniera dinamica. Persino la presunta crisi che angustia i nostri tempi moderni. L’importante da buoni occidentali è trasformare un problema in opportunità, i difetti e le criticità in ECONOMIC RECOVERY! Quelli di Castel Del Giudice hanno dimostrato di avere spirito di iniziativa e istinto di sopravvivenza. C’è da chiedersi allora nella FINCTION della CLEMENZA DEL DRAGO come si evolverà Nocera Ombrosa nel prossimo decennio. Positività saltaci addosso e dacci la formula chimica di CDG! Amen!




Festa di anniversario per il bioagriturismo LE TORTORELLE il 15 luglio 2018!

Situato al confine tra Arezzo e Toscana il casolare di stampo ottocentesco che ospita la struttura di accoglienza LE TORTORELLE, sito internet http://www.letortorelle.it/, Località Molino Vitelli 180 –Umbertide- PG, é perfetto per ritagliarsi uno spazio rigenerante e salutista all’ insegna di una cucina a specializzazione vegan/vegetariana in una location strategica pervasa da una naturale bellezza paesaggistica ideale per visitare numerose altre meraviglie umbre grazie alla vicinanza della E45. Ma non solo! Se non basta il ristoro e il refrigerio della piscina locale o uno dei tanti itinerari per inoltrarsi nel cuore verde dell’ Umbria accorrono in soccorso i numerosi corsi presenti all’ indirizzo http://www.letortorelle.it/attivita dove c’è solo l’imbarazzo della scelta per accrescere le proprie conoscenze su importanti questioni vitali. E per visionare i portentosi ritrovati gastronomici non resta che visitare pagine come http://www.letortorelle.it/agriturismo-vegetariano-vegano-umbria-con-ristorante che certamente richiamano l’attenzione a gran voce! Le principali località turistiche umbre sono tutte velocemente raggiungibili tramite superstrada: Umbertide – 10 min, Montone – 15 min, Città di Castello – 20 min, Lago Trasimeno – 30 min, Anghiari – 35 min, Assisi – 40 min, Perugia – 40 min, Gubbio – 40 min!

Quest’anno il BIOAGRITURISMO LE TORTORELLE festeggia un importante traguardo: 15 anni di attività! Il 15 Luglio 2018 si svolgerà una meravigliosa festa di anniversario: trascorreremo tutta la giornata insieme, pranzeremo sotto al grande pergolato, ascolteremo musica dal vivo e chiuderemo i festeggiamenti con il taglio della torta celebrativa!!!

La storia delle Tortorelle

Le Tortorelle è nato prima di tutto come azienda agricola biologica nel 2003, come fattoria didattica nel 2004 e come Bioagriturismo nel 2005. Avere scelto di creare un Agriturismo Vegano-Vegetariano in Umbria è stata per noi una scelta di vita: più sana, più etica, e piena di gusto. La struttura è posizionata in uno strategico crocevia nell’Alto Tevere Umbro, a soli 5 km dalla Toscana, al confine tra le provincie di Arezzo e Perugia. Siamo completamente avvolti dalla campagna umbra, con morbide colline alle nostre spalle e splendidi scorci paesaggistici della valle del Niccone. Non abbiamo altre strutture attorno, il silenzio e la pace fanno parte di questo luogo. Il nostro casale in pietra risale alla fine del 1800, è stato completamente ristrutturato mantenendo le originali caratteristiche del tipico casale umbro, si trova a soli 333 mt di altitudine ed ha una ottima esposizione ben protetta dai venti. Il Bioagriturismo Le Tortorelle offre ai propri ospiti varie tipologie di alloggio, una grande piscina naturale igienizzata al sale senza additivi chimici ed una sala di oltre 80 mq per le attività culturali e didattiche. Punto di forza dell’Agriturismo è il nostro ristorante biologico e vegano, guidato da Sergio Tancredi, chef di grande talento ed esperienza. Il cibo che prepariamo segue i principi di una sana e corretta alimentazione mediterranea nel rispetto della natura e degli animali, non sacrificando il piacere dello stare a tavola. Realizziamo colazioni pranzi e cene vegane (su richiesta vegetariane), prepariamo quotidianamente con il lievito madre il pane cotto a legna , la pasta, le pizze e i dolci: tutti ottenute da cereali biologici locali macinati a pietra; anche lo yogurt vegetale, il seitan, il tofu e le torte sono tutti realizzati artigianalmente nella nostra cucina. I pasti vengono serviti al grande tavolo nel portico o nella sala all’interno del casale che può ospitare fino a cinquanta commensali. L’azienda agricola ha un’estensione di circa 9 ettari tra campi, prati e boschi. Coltiviamo con il metodo dell’agricoltura biologica, nel rispetto delle leggi della natura senza distruggere gli ecosistemi. Produciamo principalmente verdure, ortaggi e frutta tutti utilizzati nel nostro ristorante biologico. Coltiviamo inoltre piante di Aloe Vera ed Aloe Arborescens, con le quali prepariamo il noto succo usato come depurativo dell’organismo.

Attività didattica

Presso la struttura Bioagriturismo Le Tortorelle è possibile seguire differenti laboratori e seminari a tema di Yoga, Meditazione, Cucina vegana, Cucina vegetariana, Panificazione con lieviti naturali, Cosmetica naturale, Coltivazione Aloe Vera, Aloe Arborescens e preparazione di succhi di aloe; ed è possibile richiedere consulenze di naturopatia-iridologia, metamedicina, trattamenti di bioenergetica e massaggi. Organizziamo insieme alle scuole attività didattiche coinvolgendo insegnanti, bambini e genitori, per poter passare un giorno in campagna, conoscere gli usi e i costumi della fattoria, entrando in contatto con i suoi amici animali e con le piante coltivate.

LOCANDINA EVENTO: Le Tortorelle22_06

Vi invitiamo a visitare il nostro sito internet www.letortorelle.it e le nostre pagine:

Facebook: https://www.facebook.com/agriturismo.vegetariano.vegano.umbria

Instagram: https://www.instagram.com/bioagriturismoletortorelle/

Twitter: https://twitter.com/BTortorelle

Contatti: 329.40.71.831 – info@letortorelle.it




Una vacanza indimenticabile per rigenerarti e staccare la spina? A Salmata, in Umbria!

Estate tempo di vacanza. Estate tempo di esplorazioni. Estate tempo di pellegrinaggi, escursioni ed emozioni. Aria buona e prelibatezze gastronomiche. Dove? A Salmata, in via Fano 40, 06025 Nocera Umbra in provincia di Perugia, nel cuore verde d’Italia! All’ indirizzo http://www.umbriaway.eu/2016/07/19/centro-soggiorno-la-salette-colle-di-nocera-umbra-un-luogo-per-ritrovare-se-stessi/ avevamo già parlato di questa fantastica località che dal punto di vista strategico rappresenta una soluzione ideale per chi a pochi km desidera visitare il palazzo dei Consoli a Gubbio, Foligno, Assisi o spingersi oltre verso Perugia o Genga dove ci sono le famose grotte di Frasassi. Ora il centro soggiorno la Salette ha un nuovo sito di riferimento, https://centrosoggiornolasalette.it/ dove tutte le potenzialità geografiche dei luoghi emergono. Pace e serenità pervasa di tanta bellezza, solo a Salmata! Un luogo ideale dove ritrovare se stessi, rimettersi a nuovo con una deliziosa cucina locale e respirare quell’ aria sacra rigenerante che caratterizza il tessuto culturale locale. Il nuovo sito internet di riferimento, appunto https://centrosoggiornolasalette.it/ mostra abbondantemente tutto il campionario fotografico per convalidare le tesi di cui sopra, in un sito che ospita per il pellegrino ma non solo tutta una gamma di servizi: “la Salette” è in grado di offrire un servizio ristorante di alto livello, con cucina genuina e piatti tipici umbri; è inoltre disponibile la connessione internet con wi-fi gratuita. A disposizione degli ospiti ci sta una sala Auditorium, 2 saloni per le conferenze, un bar, un campetto da calcio e una piattaforma per pallavolo e pallacanestro. Il personale del centro altamente qualificato è a vostra disposizione per qualsiasi esigenza e/o problema. Solo per entrare nei dettagli rispetto ai viaggi che si possono organizzare ecco una sintesi estrapolata dal sito stesso:


Lo splendido itinerario che va da Assisi a Nocera Umbra. L’ultimo Cammino di San Francesco; partenza da Assisi arrivo a Bagnara di Nocera Umbra (32 km, 10 ore, difficoltà: impegnativa, possibilità di tappe intermedie). Hai la possibilità di ripercorrere l’esperienza dell’ultimo cammino di San Francesco, a piedi, a cavallo o in bici, attraversando silenziosi sentieri all’ombra dei boschi del Subasio e trovare ristoro grazie alle celebri acque di Nocera Umbra. Qui, portando la Credenziale del Pellegrino, potrai entrare gratuitamente nella Pinacoteca di San Francesco, nel Museo archeologico e salire sulla torre civica per poter ammirare lo splendido panorama nocerino.

ASSISI (distanza dal Centro Soggiorno La Salette: 30km), con l’Eremo delle Carceri (m.791 slm); si tratta di un santuario situato attorno alle grotte naturali del monte nel bosco del Subasio. Qui San Francesco e i suoi compagni si isolavano per riuscire a dedicarsi all’intensa preghiera. Basilica di San Francesco; riconosciuta come Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. È possibile visitare la chiesa superiore, quella inferiore, l’esterno ed il museo.

GUALDO TADINO (distanza dal Centro Soggiorno La Salette: 10km) con la Rocca Flea; la Rocca fu edificata pe proteggere l’antichissimo luogo di culto dedicato a San Michele Arcangelo. Sorge nella parte più alta del paese ed è uno degli esempi di architettura fortificata del Basso Medioevo. Chiesa di San Francesco; una delle prime chiese francescane in Umbria dedicate al santo. La chiesa negli ultimi anni è diventata sede di numerose mostre importanti e famose.

GUBBIO (distanza dal Centro Soggiorno La Salette: 40km) con il Palazzo dei Consoli; il palazzo si trova a piazza Grande ed è uno dei palazzi pubblici più importanti di Italia. Basilica di Sant’Ubaldo; inizialmente santuario poi nel 1919 Basilica, è un luogo di culto cattolico situata sul monte Ingino.

Per contatti o richiesta informazioni su questo luogo bellissimo e logisticamente perfetto per organizzare rapidi raid culturali e visite a mostre o musei su tutto il territorio umbro, gustando le eccellenze della tavola locale, tutto é reperibile sul nuovo sito internet, https://centrosoggiornolasalette.it/, telefono +39.0742.810270, mail: salette.salmata@gmail.com;




Se non é MATRIX é lo Chalet la Mimosa a Gualdo Tadino: Neo fai la scelta giusta Umbria o pillola blue?

Mi stavi ascoltando, Neo, o guardi la ragazza col vestito rosso? Pillola rossa, resti nel paese delle meraviglie, e vedrai quanta ricchezza e bellezza ospita l’Umbria, pillola blue puoi tornartene allo smog della tua metropoli costellata da kaos, stress, contaminazione e burocrazia politica. Neo dentro di te hai sempre agognato una totale libertà assoluta, sgancia la tua identità da tutte le manipolazioni del sistema, dimenticati di equitalia e dai sistemi di governo solo per un momento, sii anarchico! Certo se Nio volesse privarsi delle manipolazioni a cui é assoggettato come cittadino e liberarsi da tutti i fili che lo governano potrebbe ad esempio cercare dei luoghi dove la pressione esterna del mondo civilizzato e della bce e della globalizzazione sia attenuata…magari Neo abita a Roma e pensa alle Dolomiti oppure gli viene da fantasticare sulla Patagonia o sull’ Australia. Svegliati Neo rientra nei ranghi, entra nel programma STRUTTURA ingurgitando quella pillola rossa, a meno di due ore di macchina arrivi in Umbria senza fare troppi km e puoi beneficiare di qualche piccola imperfezione nel programma matrix che sinteticamente si possono riassumere in una lista infinita di bellezze e gusti per il palato che si confondonderanno con il mondo del bianco coniglio. Attento però che le bruschette, le spighe alla brace, i vini aromatici e le verdure a km zero sono tridimensionali e concrete psicoespressioni e non solo degustazioni della realtà virtuale o dell’ immaginazione e le montagne sono così ricche di verde schiacciate sotto un cielo che puoi toccare con un dito da farti dimenticare ogni desiderio di mare che eppure trovi come si dice in gergo a un tiro di schioppo se proprio vuoi visitare anche le Marche. Ok ok basta farneticare in chiave fantascientifica con il cult movie del 1999 dei fratelli Wachowski MATRIX e torniamo a prendere la pillola Blue. Certamente avrai sentito parlare di Gualdo Tadino che é una deliziosa località arroccata a pochi km dalle Marche e quindi vicina anche al mare che costituisce un importante avamposto strategico per il turista desideroso di spingersi nelle deliziose cittadine collinari dell’Umbria come Trevi, Gubbio, Orvieto, Todi, Spoletro, Pg e che più ne ha più ne metta. Anche Terni e le attrazioni che ospita a livello geografico sono molto vicine (le cascate delle Marmore per esempio e il lago di Piediluco se non si ha la possibilità di vedere il Trasimeno) e Gualdo Tadino con lo Chalet la Mimosa dal punto di vista strategico é l’avamposto ideale per saltare ogni giorno da un luogo all’ altro vista la posizione geografica favorevole. Stazionare allo Chalet la Mimosa oltre ad assicurare un ricco crocevia di possibilità turistiche da vivisezionare ti dà anche la possibilità di beneficiare in loco e quindi di godere appeino di tutti i vantaggi di una vita sana che solo l’aria buona e pulita di un paesaggio ancora per certi versi incontaminato consente come a Gualdo Tadino e zone limitrofe. Oltre ad avere un rapporto qualità prezzo competitivo lo Chalet la Mimosa é una graziosa alcova stilizzata in legno e arredi armonici che assicuranno un confort ideale per la tua vacanza. Immagina puoi parafrasando un altro celebre spot legato alle nuove tecnologie. Tu stravaccato su una amaca a farti stressare solo dal cinguettio degli uccelli e con il naso trafitto dall’ odore di fiori e fieno, oppure tu in versione alpinista conquistare vette accessibili per l’escursionista come il famoso eremo di Serrasanta. Oppure immagina la tua esistenza senza equitalia e il fisco e il capo stressante e le corse folli su strade intrise di lamiera per arrivare in tempo agli appuntamenti della routine quotidiana nella tua città caotica. Adesso ti trovi a Gualdo Tadino a sorseggiare le acque libere della sorgente Rocchetta che Cagliostro stesso se ne avesse beneficiato avrebbe ribattezzato elisir di lunga vita, oppure eccoti in azione in una serata mondana senza fare nulla insieme con la consorte per le vie di Gualdo o zone limitrofe mentre ti avventuri nell’ antico feudo di Rocca Flea che ti trasporterà nel medioevo o in alternativa attivo partecipante alle iniziative street food organizzate dall’ operoso comune che ti ospita. La tua residenza allo Chalet La Mimosa diventerà memorabile grazie anche all’ ospitalità e alla cortesia della graziosa proprietaria che non mancherà di accompagnare la tua gratificante permanenza con tutti i confort possibili. C’è un unico rischio di stazionare allo Chalet la Mimosa di Gualdo Tadino, che alla fine del soggiorno da solo di fronte a Trinity non saprai più distinguere la realtà dalla finzione e non potrai più riconoscere nè struttura nè Matrix dal rumore dei clacson ai semafori e dalle voluttuose volute dei gas di scarico che almeno per poco sono state allontanate dalle tue vie respiratorie per lasciare spazio a paesaggi rigeneranti e vacanze tonificanti. NEO un ultima cosa: vieni pure in Umbria e goditi una vacanza da sogno allo Chalet la Mimosa a Gualdo Tadino ma evita di stare davanti alla canna di un arma da fuoco se ti trovi lì davanti casualmente per deviare il colpo e salvare l’umanità! L’umbria é un posto di suggestioni reali che puoi misurare sul campo, la fisica classica é inviolabile nelle sue leggi inconfutabili! Per ifnormazioni sullo chalet la Mimosa: https://www.facebook.com/lamimosa.chalet




Manutenzione straordinaria Umbria e lo stato dell’ arte in Umbria sulla paleontologia

manutenzione straordinaria UmbriaMa lo sapevate che sopra il monte Subasio che caratterizza morfologicamente il territorio di Assisi tanti anni fa c’era il mare? Ma chi lo dice? Manutenzione straordinaria Umbria? No, lo dice chi ha la competenza per dirlo ossia il sito web http://www.gumpassisi.it/. Per chi ha passato l’infanzia in Umbria il sentire parlare magare di Trilobiti o rossi ammonitici qualche reminescenza di cose famigliare deve essere stata riattivata non solo nella testa di manutenzione straordinaria in Umbria: come recita il sito,

G.U.M.P sta per l’acronimo Gruppo Umbro Mineralogico Paleontologico, che nasce nel lontano 19xx grazie ad un gruppo di amici che aveva in comune la voglia di scavare nelle nostre colline, in cerca di “sassi”. Poi, la voglia di capire cosa si stava trovando, ha fatto emergere il desiderio di ‘dare un senso’ a tutto questo. Quindi non si scavava più tanto per trovare, ma si cercavava qualcosa di nuovo… Una passione sempre più forte! La naturale evoluzione è stata quella di creare una associazione di gente per condividere la stessa passione, approfondire la conoscenza e divulgarla al ‘mondo esterno’.

Il gruppo é molto propositivo e a ttivo anche a livello internazionale, progetti ed iniziative sul territorio con escursioni guidate sono le opzioni proposte da questa interessante associazione segnalata dalla Luisa di manutenzione straordinaria Umbria. Sia ben chiaro non é una caccia al tesoro e se trovi il rosso ammonitico vinci una vacanza premio su Altair 4. Di quale disciplina scientifica stiamo parlando? jh16525Consulta wikipedia all’ indirizzo https://it.wikipedia.org/wiki/Paleontologia! Si tratta di una disciplina scientifica estremamente dinamica che interagisce sempre di più con altri settori tipo biochimica, ingegneria e matematica. Ringraziamo quindi la Luisa di manutenzione straordinaria in Umbria per la segnalazione di questa interessante associazione che valorizza le nostre valli e buon trilobite a tutti!