Il seicento di Don Giovanni Cantoni e l’Italia in decadenza

Don Giovanni Cantoni il parroco che gestisce Collemosso nella prima metà del seicento in Umbria, con una Italia di sfondo che sembra equiparata a una sorta di bella addormentata nel bosco, ha ormai acquisito credibilità sul campo e legittimazione ad esistere dopo tre riconoscimenti ufficiali che lo vedono pubblicato a destra e a manca su alcune antologie nazionali nati da concorsi letterari. Ma chi è questo personaggio e come si inquadra nel periodo storico? Chi fa sport sa bene che il modo migliore di utilizzare il tempo quando l’atleta non ha prestazioni dirette da offrire sul campo è quello di prepararsi per la gara successiva, magari usando il tempo passivo per un lavoro di revisione critica o di conoscenza sugli avversari o programmando una tabella di marcia per i prossimi impegni. Anche l’aspirante campione che si cimenta nella letteratura condominiale ha gli stessi obblighi, nel senso che se ha in progetto di scrivere di storia, può usare la crisi cosiddettà delle terre di mezzo (mancanza di scintille creative e materiale fluente che abbia senso compiuto sulla carta) per ricaricare il fucile e acquisire competenza sul periodo storico in esame, per esempio. Don Giovanni Cantoni è un criminale travestito da prete sottomesso che ridistribuisce la ricchezza accumulata con la coercizione e il plagio dai suoi stessi governanti in favore dei compaesani e del popolo e questo lo può fare dopo che nei suoi trascorsi passati vi è stata una esperienza unica di addestramento come sicario alla tana degli assassini, un progetto finanziato dal duca di Urbino ma gestito da strane cariche al soldo del Papa, una località segreta orientativamente ubicata nel confine umbro marchigiano in un terreno boscoso caratterizzato da anfratti cavernosi lungo l’appennino, questo ai primi del seicento. Ma quello che accade a Collemosso non è altro che specchio di un gioco più grande che fa girare i suoi giganteschi ingranaggi nella grande storia, che malgrado tutto finisce per influenzare le beghe dei piccoli umani anche a livello locale. Allora come è questo seicento buio dove vengono consumati trucidi delitti legalizzati (vedi la morte di Bruno inizio secolo per esempio)? Salta subito all’ occhio il restringimento dell’ Italia come blasone internazionale, anche se solo la famosa banca di Genova amplificherà ancora per poco le sue gesta, dal momento che i prestiti agli spagnoli padroni non verranno onorati: questo perchè il rinascimento e i suoi riverberi sono alla frutta, perchè la scoperta dell’ America ha portato al declino delle repubbliche marinare che non possono competere con le grandi flotte commerciali di paesi come Olanda, Inghilterra e Spagna in rotta verso l’Atlantico e il Nuovo Mondo brulicante di ricchezze, un crollo prodotto da una Spagna che governa gran parte del territorio e che essendo egli stessa sommersa dai debiti e al declino nella sua classe dirigente ancora centrata su una fiducia da rigido feudalesimo che tramanda le sue cariche in virtù di logiche clientelari, non è in grado di portare innovazione e sviluppo sulla penisola a causa della sua politica vessatoria indotta sui popoli sottomessi per pagare il peso di guerre europee molto dispendiose. Il restringimento delle città marinare che dominavano l’Europa come Venezia per esempio, porta anche al restringimento del business come quello dei tessuti per citarne uno, in quanto non è più l’italia al centro del business, ma il mondo. Come se non bastasse lo stesso Manzoni parla di una famosa peste nel suo romanzo storico i promessi sposi (anni trenta) e anche le cronache locali riportano un terribile flagello nell’ indotto di Collemosso (Colle di Nocera Umbra nella realtà) e dintorni (anni cinquanta) che decimerà la popolazione mentre un parroco locale morirà nel tentativo di arginarne i suoi effetti nefasti (nella storia reale è Don Francesco Faraoni, ma nel mio filone rivoluzionario non è altro che Don Giovanni Cantoni che si pone alla stregua di un novello John Connor della saga di Terminator per organizzare una resisteza ideologica e culturale che web developer umbriadovrà servire come leva per rimuovere i regimi autoritari centrati sull’ oppressione e il controllo delle genti gravate da dazi e tasse insostenibili. Per compiere questa operazione deve educare le masse in gran segreto e accumulare libri strategici che la chiesa sta bandendo al rogo come quelli di Keplero, Galileo, Copernico ma anche quelli che inneggiano alla ribellione e alla rivoluzione, come la città del sole di un Campanella sopravvissuto solo per astuzia all’ inquisizione fingendosi pazzo e che abolisce il concetto tanto caro alla chiesa come quello di proprietà senza autorizzazione. Quindi se da un lato il personaggio fa buon viso con il vescovo che gli impone vincoli e restrizioni, dall’ altro fa cattivo gioco capeggiando egli stesso assalti guidati con i suoi briganti nascosti sulle falde del Monte Merlana per sottrarre alla chiesa in transito verso i porti marchigiani impegnati con una potenziale lotta contro le mire espansionistiche dell’ impero ottomano, ciò che ella stessa ruba senza rispettare le leggi. Gli scenari sono abbastanza contorti nel seicento ma quando pensiamo all’ arte di Caravaggio e alla rivoluzione etsetica del Bernini che ci mostra la persuasiva bellezza del declino nel settore artistico o nomi come quelli di Bacone e la sua filosofia naturalistica in Inghilterra, alla Francia e alla rivoluzione operata da Cartesio, alle indicazioni sconvolgenti di Keplero in campo astronomico e tutto quello che abbiamo contemporaneamente in Italia (appunto vedi intellettuali finiti abbrustoliti ma anche gente come Galileo o Campanella), possiamo pensare a un secolo che trasforma radicalmente il mondo antico per plasmarlo in un incubatore di quello moderno. Il seicento con i suoi laghi di sangue delle guerre anche religiose non è solo un ponte verso la costruzione della società moderna ma un sistema dove le rivolte ideologiche e culturali e militari vengono fomentate e messe in atto per liberare il popolo dall’ oppressore. Il tema della giustizia sociale che caratterizza anche la nostra epoca è centrale nel seicento così come quello del conflitto permanente tra le parti offese dal sistema e quelle invece che cercano di assicurarsi l’immobilità del tessuto sociale per meglio controllare e dissanguare. In questo quadro poco idilliaco dove per strada potevi essere sbranato da lupi armati di spade e archibugi solo in una stregua lotta per la sopravvivenza, trova fertile comparsa la figura di DGC che ha una personalità bipolare scissa tra il suo passato sanguinario che lo ha visto sopravvivere a esercitazioni crudeli e il suo bisogno di giustizia e di contemplazione della bellezza che gli fa ammirare anche le opere dei suoi contemporanei. Uno spirito nobile plagiato da istinti animali efferati che però vengono messi al servizio della comunità, con azioni silenziose che sfuggono alla tracciatura del vescovo Fiodenzi. Indubbiamente i moti di vitalità in tutta Europa che si spostano dal sud verso il nord, alimentati anche dal diffondersi da nuovi movimenti protestanti che lasciano l’Italia ancora scombussolata dagli echi del concilio di Trento, tolgono credibilità internazionale alla penisola, anche perchè le spinte nazionalistiche indotte dalle posizioni religiose provocano terremoti bellici di sanguinosa portata nel continente (guerra dei trenta anni a partire dal 1618). Il seicento è un secolo nero come la profondità del cosmo senza stelle e senza dio, come una statua di ebanite senza linee, come un quadro pervaso da una miriade di demoni affamati brulicanti di pece che emergono dalla tela per sostenere la cruenta lotta per la sopravvivenza. La sensazione è che DGC si trova a suo agio a combattere i campioni della prepotenza mentre molto meno può fare e ne esce sconfitto quando di fronte ha le estreme unzioni da consumare causate dalle carestie inaccettabili prodotte dall’ uomo, contro la fame indotta dall’ ingiustizia sociale DGC diventa in gergo inglese un powerless e il suo sguardo di parrocco ne esce impotente dopo l’ennesima morte di un popolano perso nella miseria che non è solo quella materiale o quella di un bambino ucciso prematuramente dalle malattie. Il seicento è un secolo dannato per definizione, pieno di squarci di luce ma anche di torrenti di sangue e ha anche inquietanti analogie con il mondo attuale, fortunatamente con alcune brutali malattie definitivamente sconfitte. Che sia anche il nostro tempo solo un trampolino di lancio verso la costruzione di società migliori prive del servilismo e dai comportamenti indotti dalla logica del denaro nel modello globalizzato? Se la risposta è si, allora anche in questa era esistono dei supereroi che stanno combattendo di nascosto per rivendicare equilibrio ed equità sociale? Ce lo auspichiamo in termini di prospettivee di crescita evolutiva e non implosiva, non lo sappiamo. L’unica cosa certa è che DGC è riuscito a mettere le mani su un altri libro eretico da sistemare nella sua biblioteca maledetta prima che venga bruciato dai suoi nemici che egli stesso serve: https://umbriawaynoir.wordpress.com/2019/06/05/triplete-con-don-giovanni-cantoni-coppa-italia-scudetto-e-champions-league-nella-letteratura-condominiale/




Replicabilità dei modelli di sviluppo: perchè qualche comune umbro dovrebbe ispirarsi a Castel Del Giudice (IS) per attivare circoli virtuosi e mettere in atto politiche di sviluppo sul territorio?

Spopolamento, disocuppazione, mancanza di industrializzazione, morte silenziosa da terremoto e abbandono? Se qualche comune umbro indietro nello sviluppo dei pezzi (lo sviluppo dei pezzi nella metafora scacchistica usata sta ad indicare un modo veloce ed efficace per rendere le mosse successive nel medio gioco performanti e incisive, essendo una game composta da tre fasi strategiche salienti ossia apertura, centro partita e finale) SI RICONOSCE in queste facili etichette (ma come l’occupazione non era in aumento su tutto il territorio nazionale e la regressione involutiva non era scomparsa?) forse dovrebbe imparare da chi dal silenzio delle sue ceneri è risorto come Lazzaro senza miracoli ma con fatica rimboccandosi le maniche e con atteggiamento propositivo: ci riferiamo al Comune di Castel Del Giudice (CAP 86080), situato in provincia di Isernia, al confine tra Abruzzo e Molise (c’è stato un tempo dove questa piccola area di quasi 15 km q era abruzzese), che la sua sparuta manciata di abitanti (meno di quattrocento, ma negli anni d’oro “del boom di tutto” superava di molto i mille abitanti) ha rilanciato la sua immagine a livello nazionale diventando un modello di business replicabile, soprattutto in quelle regioni che hanno caratteristiche simili per morfologia a profili collinari attraversati da montagne appenniniche e quindi soprattutto l’ Umbria. In Umbria ci sono comuni agonizzanti alla canna del gas (ma dici sul serio o è solo una forzatura per costringere all’ affabulazione il lettore?) che si trovano nella stessa condizione involutiva del borgo di Castel Del Giudice di diversi anni fa, un piccolo aggregato di case e stalle a 800 metri di altitudine abbandonate destinato a una estinzione silenziosa. Ma qualcuno da quelle parti si è alzato con l’idea di vendere cara la pelle e le stalle abbandonate oggi sono diventate un blocco di abitazioni diventate importanti per il turismo a livello nazionale (Struttura alberghiera di Borgo Tufi, sito internet https://www.borgotufi.it/borgo/), non solo nasce anche la prima struttura sanitaria in Molise per accudire anziani, una RSA in grado di creare occupazione rilanciando l’economia locale. Ovviamente non poteva bastare e così questi vulcanici abitanti molisani si sono inventati un MELETO BIOLOGICO che ha ulteriormente creato nuove opportunità di sviluppo (leggi anche posti di lavoro, vuoi vedere che riusciamo a vendere le marmellate ai tedeschi?!) e persino una cooperativa che ha dato nuove possibilità occupazionali a qualche giovane locale e immigrato da inserire nel teesuto sociale. Risultato: ATTIVAZIONE DI UN CIRCOLO VIRTUOSO che si spera contagioso e un MODELLO DI REPLICABILITA’ e un CASE HISTORY DI SUCCESSO che va vivisezionato ed analizzato per uscire invece dai CIRCOLI VIZIOSI di quei PRESUNTI comuni umbri (un esempio su tutti, quello che ospitava l’importante azienda MERLONI oggi smantellata) precipitato in una spirale decadente di perdizione sui bilanci con conseguente declino anche etico (ne vogliamo parlare ad esempio, della questione ospizio e dei suoi buchi di bilancio locali che hanno costretto all’ insurrezione popolare con i protagonisti visti come pacchi postali da spostare senza valutarne i rischi solo per risanare il deficit?). Certo a questo punto qualche facile benpensante sosterrà la tesi che a mettere d’accordo poche persone per FARLE REMARE TUTTE DALLA STESSA PARTE per risolvere problemi logistici e strutturali sia un gioco da ragazzi, ben più complicata la questione quando ci sono tante teste diverse che viaggiano ognuna per la sua traiettoria senza sintonia e armonia di intenti (sarà mica il caso da prendere come esempio per attivare circoli viziosi, senza fare nomi, quello del CAP 06025? Invitiamo il lettore, che è già smaliziato e scaltro di suo e non ha bisogno certo di consigli, a procurarsi da solo le informazioni tramite fonti certificate e credibili per convalidare o smentire le tesi presenti in questo articolo!). Come dicono a Roma “poessevero“, ma è un fatto che a Castel Del Giudice le persone come dicono sempre a Roma “sesocapitedasole“, tanto è che grazie anche a qualche piccolo colpo di fortuna (che però aiuta non a caso sempre gli audaci e ci sarà un perchè), tipo l’imprenditore del nord originario dei luoghi, che fornisce cospicue risorse al tessuto imprenditoriale locale in secca e che grazie a questo coinvolgimento attivo in prima persona abbia contribuito in TEAM a risollevare le sorti di un destino che sembrava ineluttabile. C’è un campo pieno di rovi, inutilizzato e con l’erba alta? Perché non raccogliere frutti di boschi e farci delle belle marmellate e poi sopra anche qualche laboratorio didattico? C’è un bellissimo ammasso di pietre che un tempo servivano agli animali da pascolo per abberverarsi? Bè quelli di Castel del Giudice la prima cosa che pensano (e hanno pensato) è come reintegrare quel rudere all’ interno delle strategie di sviluppo per il rilancio dell’ occupazione (e se diventasse una bellissima doppia matrimoniale per offrire soggiorno ai turisti? IMMAGINA PUOI recita qualche spot pubblicitario tendenzioso). Forse qualche comune tipo il CAP 06025 qualche domanda alla Marzullo (si faccia una domanda e si dia una risposta!) se la dovrebbe porre, se non altro per invertire il trend di tendenza tra i due blocchi “circolo vizioso e circolo virtuoso”. E poi diciamocelo questi di Castel Del Giudice stanno troppo avanti nel senso che hanno coniugato le eccellenze gastronomiche locali con quelle intellettuali di una terra di prossimità che a qualche km sconfinante ha dato i natali direttamente e indirettamente a gente del calibro di Fante e Silone. Le parole COLTURA e CULTURA per quelli di Castel del Giudice non sono così blasfeme come accostamento, anzi, è un ulteriore conferma che si VALORIZZA TUTTO A LIVELLO GLOBALE, senza buttare via niente, per restare in tema di animali cari alla tavola dell’ Italia centrale ma non solo, appunto colture e culture, meleti e cervelli. C’è persino chi ha avuto la fortuna di essere insignito a Castel del Giudice di un premio letterario che certamente non è equiparabile al Bancarella, ma la cui ascesa sul gradino più basso del podio anche se non equiparabile al Nobel oggi inflazionato, ha rivitalizzato lo stato di declino del famoso CAP sopra ripetutamente menzionato, essendo la residenza fausta ed infausta dell’ autore gratificata dal premio HOMBRES ITINERANTE, un riconoscimento sicuramente importante per il FAMOSO SCRITTORE (ah ah!) della CLEMENZA DEL DRAGO (siamo a un altro livello rispetto al famoso CAGNOLINO RISE del celebre autore americano JOHN FANTE, il cui padre era emigrante ai primi del ‘900 era originario di Torricella Peligna che sta poco distante dal Molise, solo 37 km da CDG) per contenuti e tematiche scomode affrontate, che però trovano inquetanti analogie e parallelismi tra il mondo reale dei comuni sopra menzionati e quello della FINZIONE di una località fatasma battezzata NOCERA OMBROSA, la cui denominazione fantasy “separladasola” come continuano a dire a Roma. Nella trama di questa sublime opera d’arte, il DRAGO rappresenta una bestia simbolica che si riferisce al terremoto che fa da sfondo alla vita di due ragazzi che vorrebbero sposarsi, ma che non possono perché mobbizzati dalle angherie della società moderna BCE strutturata a pozzanghere liquide (cit filosofo BAUMAN). Ora parlare di questi contenuti scabrosi che gettano cupe ombre su una località che è già ombrosa di suo, come espresso dal nome, dove queste storie del DRAGO sono ambientate è prematuro. Quello che l’articolo vuole evidenziare è la FORMULA ALCHEMICA SEGRETA trovata dal Comune di Castel Del Giudice per affrontare la crisi e trovare in essa una opportunità DI REDENZIONE, trasformando le disfunzioni in cose che girano e vanno replicate in quelle località afflitte da problemi simili attraverso formule chimiche riproducibili. A questo punto segue una lunga lista dove si evince che questo comune molisano in provincia di Isernia va studiato in un ottica da KAIZEN GIAPPONESE, per entrare in un ciclo di POLITICHE ATTIVE basate du un MIGLIORAMENTO CONTINUO finalizzato a uscire dalle SABBIE MOBILI della regressione economica. MISSION IMPOSSIBLE? La grande notizia è che il sindaco LINO GENTILE DI CDG (di che colore è il suo brand non ce ne può fregare di meno in quanto è palese che con un approccio di tipo guelfi e ghibellini, che permane ancora in qualche zona sottosviluppata della penisola, non si può andare da nessuna parte) è riuscito coinvolgendo i suoi compaesani e non ad ATTIVARE UN CICLO RIGENERATIVO lì dove il malato era ormai dato per MORTO e SEPOLTO e se non altro a dimostrare che Restare A GALLA, RIMANENDO COMPETITIVI RILANCIANDO BRAND ED ECONOMIA LOCALE è possibile a condizione di sfruttare tutto il POTENZIALE messo a disposizione dalla fertilità della terra e delle idee che poi hanno trovato CONCRETA REALIZZAZIONE grazie a impegno e applicazione costante. Tutte le crisi di qualsiasi tipo hanno proprio questa come caratteristica: quando non vengono risolte subiscono una involuzione. Chissà che qualche COMUNE UMBRO, magari simile come BORGO a CASTEL DEL GIUDICE, non abbia voglia di studiare seriamente il MODELLO DI SVILUPPO PROPOSTO per uscire dalla crisi, senza additare o citare LOCALITA’ FANTASMA come NOCERA OMBROSA, che vive solo nella finzione letteraria (ah ah ma davvero?). A questo punto non ci resta che verificare se davvero l’erba del vicino è sempre più verde visitando siti istituzionali come quello del comune di Castel del Giudice, http://comune.casteldelgiudice.is.it/, o articoli tematici come https://www.corriere.it/buone-notizie/17_settembre_22/castel-giudice-come-rinasce-piccolo-borgo-senza-abitanti-2ef6d24c-9fa1-11e7-b69e-b086f39fca24.shtml?refresh_ce-cp o ancora consultando WIKIPEDIA o pagine specifiche come http://comune.casteldelgiudice.is.it/index.php?id=14&oggetto=36. L’unica certezza che abbiamo rispetto ai temi della COLTURA E della CULTURA sollevati da questo comune e dal premio HOMBRES ITINERANTE, la cui quattordicesima edizione è dedicata a Lina Pietravalle, http://www.premiohombres.com/ , che esalta quest’ anno la potenza di un DRAGO che unisce sia il CAP 06025 al luogo della premiazione, appunto Castel Del Giudice, è quella che potrebbe esserci del marcio a NOCERA OMBROSA. Ma come non era riferito alla Danimarca? In ogni caso MAURO CARPA professione detective privato, con lo studio investigativo sito a frazione COLLEMOSSO, si trova a districare convulse matasse per stabilire se gli abitanto locali siano sintonizzati su comportamenti centrati su circoli virtuosi piuttosto che focalizzati su quelli viziosi. Ma questa è un altra storia perchè come ben sa chi ha avuto a che fare con il Drago nascosto sotto i Monti Sibillini, che nel suo massimo vigore muovendo la coda incautamente scuote le case come foglie autunnali instillando un terrore ancestrale, niente è statico e permanente in questa presuna valle di lacrime, ma tutto va interpretato in maniera dinamica. Persino la presunta crisi che angustia i nostri tempi moderni. L’importante da buoni occidentali è trasformare un problema in opportunità, i difetti e le criticità in ECONOMIC RECOVERY! Quelli di Castel Del Giudice hanno dimostrato di avere spirito di iniziativa e istinto di sopravvivenza. C’è da chiedersi allora nella FINCTION della CLEMENZA DEL DRAGO come si evolverà Nocera Ombrosa nel prossimo decennio. Positività saltaci addosso e dacci la formula chimica di CDG! Amen!




Premio letterario Rocca Flea prorogata la scadenza al 20 Agosto 2016

Ci sarà tempo fino al 20 Agosto per elaborare le proprie idee creative su una idea di futuro prossimo venturo. Originariamente il concorso scadeva il 15 luglio ma come vediamo anche dagli orpelli fotografici su questo post c’è ancora tempo per creare e dare il proprio contributo che non é solo finalizzato alla psicoespressione ad effetto ma anche a guadagnarsi l’attenzione magari per vincere succulenti premi messi in palio da un indotto di associazioni che vogliono rivitalizzare le bellezze turistiche locali. Il tema é quello del futuro, riusciamo ad avere una visione del domani e riusciremo a superare il momento di difficoltà storica a pozzanghera come lo ha definito il filosofo contemporaneo Bauman? Tutte le informazioni supplementari per la partecipazione si possono trovare a questo indirizzo, buona partecipazione al concorso!