Tecniche di lavorazione e produzione della ceramica: il RAKU

Riassunto delle puntate precedenti di FABILANDIA topic ceramica umbria:

1 – genesi antidiluviana: https://www.umbriaway.eu/2019/03/03/al-brillo-parlante-con-la-ceramica-di-fabiola-bisciaio-brevi-cenni-storici-sulla-ceramica/

2 – ceramica villanoviana: https://www.umbriaway.eu/2019/02/23/la-ceramica-questa-sconosciuta-3-ceramica-villanoviana/

3 – bucchero etrusco: https://www.umbriaway.eu/2019/01/07/la-ceramica-questa-sconosciuta-2-il-bucchero/

4 – tecnica decorativa della corda secca: https://www.umbriaway.eu/2018/09/29/la-ceramica-questa-sconosciuta-1-la-tecnica-decorativa-della-corda-secca/

5 – tecniche di lavorazione e produzione della ceramica, foggiatura e biscottatura: https://www.umbriaway.eu/2019/04/05/la-ceramica-questa-sconosciuta-5-parliamo-di-foggiatura-e-biscottatura/

6 – tecniche di lavorazione e produzione della ceramica, smaltatura: https://www.umbriaway.eu/2019/05/11/tecniche-della-ceramica-la-smaltatura/

7 – tecniche di lavorazione e produzione della ceramica, la decorazione: https://www.umbriaway.eu/2019/06/26/il-mondo-della-ceramica-di-fabilandia-la-decorazione/

Questo è l’ ultimo appuntamento con la ceramica e vorrei parlarvi di una tecnica sempre più diffusa nel mondo occidentale: il Raku. L’ origine del Raku è legata alla filosofia Zen e all’ influenza che il buddismo ha avuto nella cultura giapponese. Anche se sembra strano, possiamo dire che l’ origine della ceramica Raku proviene dalla creazione di una tazza per la cerimonia del tè, intorno al XVI sec. RIKYU , era il nome del maestro della cerimonia del tè vissuto in Giappone proprio nel secolo sopra citato. Dobbiamo sapere che la cerimonia del tè era importantissima; infatti il tè che si credeva avere virtù medicinali, era molto raro e veniva usato dai monaci buddisti per vegliare durante le meditazioni: si trattava di offrire una ciotola di tè ( prima solo monaci, poi d’ uso comune tra nobili, mercanti,militari). Questa offerta è considerata simbolo di raggiungimento di un’ armonica bellezza, pace e tranquillità tra l’ ospite e il padrone di casa. Sotto questa ottica acquistano importanza tutti gli utensili usati per la cerimonia. Si crea tutto un artigianato per la produzione di queste ciotole per il tè. La famiglia RAKU è la prima che ebbe la concessione feudale per la produzione di utensili per cerimonie; famiglia che tramanda questa tecnica da padre in figlio.Sempre in questo periodo (XVI sec.) un ceramista di Kyoto usò per produrre ciotole, la stessa tecnica che usava per produrre tegole e cioè ARGILLA ricca di SABBIA SILICEA: ARGILLA REFRATTARIA e un nuovo tipo di forno:PICCOLO FORNO PER UNA COTTURA RAPIDA. Dalla combinazione di queste novità si arriva alla possibilità di ESTRARRE I PEZZI INCANDESCENTI dal forno. Durante il nostro secolo c’ è stata la diffusione del Raku in occidente e a questo punto avviene la differenziazione della ceramica Raku dal tipo giapponese a quello occidentale Raku giapponese: realizzazione del pezzo, con le procedure già viste negli articoli precedenti ( biscottatura, smaltatura), cottura veloce, estrazione e raffreddamento all’ aria Raku occidentale: realizzazione pezzo, biscottatura, smaltatura, cottura veloce, estrazione ed eventuale ossidazione (in questo caso si ottengono pezzi con screpolature) o riduzione( qui si creano lustri e riflessi), raffreddamento in acqua. La cottura va ad una temperatura di 980°C.

Personalmente ho assistito a questo meraviglioso fenomeno della cottura della ceramica Raku…in più occasioni e vi assicuro che suscita emozioni forti e rimani folgorato da questa tecnica che produce pezzi di originale e formidabile bellezza.In Settembre scorso ho partecipato a un corso a Montecastrilli (TR) e ho scattato alcune foto di cui vi voglio far partecipi. Nella gallery si vede il pezzo finale nella prima foto poi in sequenza abbiamo estrazione dei pezzi incandescenti, il pezzo viene fatto rotolare e raffreddare sulla sabbia, pulitura e pezzo finale

Fabilandia è contattabile in rete all’ indirizzo https://www.facebook.com/fabilandia.fabilandia oppure informazioni sono reperibili all’ indirizzo https://www.umbriaway.eu/fabilandia_ceramic_history/ oppure https://www.umbriaway.eu/fabiola-bisciaio-ceramica-umbria/




Da vedere a Gubbio Guerre Stellari Temporary Museum

Ti serve un consulto con Yoda per risolvere un problema irrisolvibile che necessità di interventi zen miracolosi? A Gubbio cercano di imbrigliare la Forza materializzata sui grandi schermi da George Lucas per piegarla a iniziative proattive. Guerre Stellari Temporary Museum 2019 è una mostra da vedere attiva fino a Settembre, per ulteriori ragguagli sulla sede e contenuti espositivi che comprendono pezzi privati di collezionisti che hanno ispirato un universo multidisciplinare vedere http://www.guerrestellarigubbio.it/ . In Italia Guerre Stellari arrivò il 20 ottobre 1977, il suo successo fu immediato, restò in testa ai botteghini per quasi un anno. Negli Stati Uniti era il 25 maggio 1977, quando Star Wars uscì nelle sale cinematografiche dove arrivò a incassare 461 milioni di dollari. In Italia la pellicola arrivò il 20 ottobre dello stesso anno quando il film uscì, inizialmente solo in alcune città, con il titolo di Guerre Stellari. Il successo fu immediato: restò in testa ai botteghini per quasi un anno. La saga cinematografica creata da Lucas è tutt’ora in continua evoluzione, ma quella originale ha avuto più riscontri di pubblico di tutte. La storia racconta le avventure dle giovane Skywalker durante il dominio dell’ Impero Galattico. Da sapere che il Maestro del consiglio dei Jedi ha anche un primo nome. Infatti Yoda doveva chiamarsi Minch Yoda, ma George Lucas, autore della saga, decise di lasciare solo il cognome per avvolgere il personaggio in un alone di mistero. Altre curiosità interessano il Gran Maestro. Infatti, questo in principio doveva assomigliare a una scimmia. Successivamente l’idea fu abbandonata e per i lineamenti del personaggio ci si ispirò a quelli di Albert Einstein. Altri personaggi come Han Solo, Luke e la Forza erano stati immaginati in modo totalmente diverso da come li conosciamo. Il primo doveva essere un alieno, Luke una ragazza e la forza un grande cristallo. Una battuta frquente è la frase “ho un brutto presentimento” che è un marchio di fabbrica ripetuto in vari episodi della saga. Altri personaggi simbolo del cult movie sono gli ewoks che parlano un mix di tibetano e napalese. In origine gli abitanti della luna boscosa di Enor avrebbero dovuto parlare un dialetto zulu contraffatto. Il designer del suono Ben Burtt decise invece di ispirarsi ad un documentario della BBC sul napalese e le lingue calmucche, dando origine al linguaggio degli ewoks. Sul termine Jedi c’è molto da dire, pare infatti che deriverebbe dal giapponese. Lucas si ispirò alla parola “Jidaigeki” che indica i cosiddetti “period drama”, diretti dal regista giapponese Akira Kurosawa, punto di riferimento di George Lucas. Molti “reperti” della mostra arrivano dalla collezione privata la bettola di Yoda, indirizzo internet https://www.facebook.com/bettoladiyoda. Mostra da vedere se non altro per rispondere alla domanda base come nasce un mito come Guerre Stellari partorito da Lucas che ha forgiato migliaia di appassionati sostenitori a livello mondiale. Come sostiene Yoda visitando il museo farai il primo ingresso verso un mondo più vasto, sentirai la forza scorrere fluida intorno a te!




Progettare Web App con Angular 8

Vediamo con un approccio pratico come funziona il framework JS più famoso e richiesto dal mercato in questo momento, Angular, indirizzo https://angular.io. Wikipedia semplifica in questo modo: è un framework per applicazioni web open source, principalmente sviluppato da Google e dalla comunità di sviluppatori individuali, nato per affrontare le molte difficoltà incontrate nello sviluppo di applicazioni su singola pagina. Ha l’obiettivo di semplificare lo sviluppo e il test di questa tipologia di applicazioni fornendo un framework lato client con architettura MVC (Model View Controller). Il framework lavora leggendo prima la pagina HTML, che ha incapsulati degli attributi personalizzati addizionali (esempio: ng-controller), interpretando questi attributi come delle direttive (comandi) per legare le parti di ingresso e uscita della pagina al modello che è rappresentato da variabili standard JavaScript. Il valore di queste variabili può essere impostato manualmente nel codice o recuperato da risorse JSON statiche o dinamiche. E ora tuffiamoci nella parte pratica applicando poche parole ma comandi diretti. E’ bene ricordare che la shell per i comandi di riga in windows si richiamano con cmd da striscia di comando esegui mentre in linux rispetto ai comandi sotto elencati si precede il tutto con la formula “sudo“. Con il comando npm install -g @angular/cli si sfrutta la potenza del modulo di gestione moduli di node (NPM) per installare l’ultima versione di Angular. E’ probabile che alla fine dell’ installazione npm proponga un auto aggiornamento con il comando: “npm i npm“. A questo punto creo una cartella per i miei progetti in una posizione specifica e dopo essermi posizionato su di essa, darò il comando ng new my-dream-app. Se arriva l’avviso che node è da aggiornare andare nella root precedente sotto utente e dare il comando per la compatibilità di node con angular: npm install -g update-node; se persiste lo stesso messaggio andare su https://nodejs.org/en/ e installare the last versions! A questo punto il comando che crea l’APP funziona e inizierà a chiedere se vogliamo integrare il modulo routing e che tipologia di CSS vogliamo inserire, noi diciamo no alla prima opzione e lasciamo di default CSS. Il processo di installazione durerà un pò perchè è necessario creare tutta una serie di dipendenze e di moduli per far funzionare il tutto. Alla fine di tutto il software dirà: added 1078 packages from 1045 contributors and audited 17111 packages in 241.028s, found 0 vulnerabilities. A questo punto mi posiziono dentro la cartella e darò il comando: ng serve che inizializzerà la mia app alla visualizzazione su browser tramite localhost, infatti alla fine del comando mi verrà restituito il messaggio: angular Live Development Server is listening on localhost:4200, open your browser on http://localhost:4200/ e alla fine ci troviamo a rispondere positivamente anche alla domanda critica se esistono le gioie per gli sviluppatori, certo ecco infatti che cosa abbiamo ottenuto alla fine di tutto questo burrascoso processo, fatto di ostacoli e di aggiornamenti, sovrascritture e dipendenze modulari:

A questo punto il passo successivo è procurarsi un buon editor per modellare il codice tipo web storm o visual studio code, però nel frattempo diamo un occhiata anche alla parte fisica pragmatica creata dopo una serie di comandi se vogliamo astratti e surreali, infatti posizionandoci all’ interno della cartella creata vedremo il seguente schema, dove naturalmente all’ interno della cartella node_modules si vedrà aprirsi un mondo:

Ora dobbiamo capire la struttura e le dipendenze presenti nei file package.json ma la nostra APP si può modellare nel suo SRC (source) e APP dove abbiamo file critici come app.component.html che intuitivamente ci dice a cosa serve: se infatti da localhost:4200 proviamo a modificare il testo della pagina e dell’ HTML precedendo con un ciao i messaggi standard e salvando, scopriremo che la pagina si aggiorna automaticamente con il nuovo contenuto:

In app.component.ts ho anche la possibilità di modificare il contenuto della variabile {{title}} per esempio ma anche di vedere la collocazione delle directory correnti che ospitano i file critici per le modifiche come quello HTML visto precedentemente, ma anche il CSS per esempio. A questo punto è utile vedere come differisce il sorgente rispetto a una pagina HTML tradizionale:

Da notare i marcatori tipo <app-root></app-root> per esempio e le numerose librerie js linkate per rendere eseguibile l’applicazione a runtime. Se andiamo sul nostro codice alal voce app.component.ts scopriremo che la voce è settata nella riga selector: ‘app-root’, ovviamente nella root del folder nel file index.html mi ritroverò la dicitura <app-root></app-root> come da visualizzazione del codice sorgente. A questo punto cimentiamoci in una cosa apparentemente molto complicata, voglio creare una casella di testo che nella parte inferiore nella prima fase mi farà vedere il contenuto della variabile nome settata in app.component.ts (basterà modificare il title in nome e assegnare un valore). Ovviamente non è questo che vogliamo, perchè dinamicamente abbiamo bisogno che prima la casella di testo abbia un contenuto per poter essere catturato poi nella parte inferiore, vediamo quindi come fare per la prima parte. Il file app.component.html si trasformerà in:

<input type=”text”>
<p>{{nome}}</p>

Così però mi ritrovo una situazione statica dove non riesco a catturare dinamicamente il contenuto della casella di testo, quindi dovrò fare delle operazioni preliminari come aggiungere la direttiva che introduce questa opzione che però va prima aggiunto al componente modulo, quindi nello specifico app.component.html diventa:

<input type=”text” [(ngModel)]=”nome”>
<p>{{nome}}</p>

Ovviamente se scriverò un nome nella casella di testo non succederà nulla in quanto adesso dovrò lavorare sul file app.module.ts e in particolare includendo le righe di codice per rendere la direttiva eseguibile, quindi le righe:

import { FormsModule } from ‘@angular/forms’;

e FormsModule sempre nel file app.module.ts:

imports: [
BrowserModule,
FormsModule
],

A questo punto la casella di testo di default prende il valore predefinito ma cambiando il contenuto della casella di testo ci accorgiamo che dinamicamente il tutto sarà aggiornato in tempo reale. Come primo approccio ad Angular può bastare, è sufficiente far quadrare il cerchio con le istruzioni sopra elencate e con i mini obiettivi raggiungibili tramite schermate.