La ceramica questa sconosciuta 3: CERAMICA VILLANOVIANA

ceramica umbria

Precedentemente si è parlato con la nostra esperta di settore Fabiola Bisciaio, degli etruschi e nello specifico del BUCCHERO tipica ceramica di questa civiltà, indirizzo internet https://www.umbriaway.eu/2019/01/07/la-ceramica-questa-sconosciuta-2-il-bucchero/ e all’ inizio di questo excursus abbiamo visto la tecnica della corda secca: https://www.umbriaway.eu/2018/09/29/la-ceramica-questa-sconosciuta-1-la-tecnica-decorativa-della-corda-secca/. Ora facciamo cronologicamente un passo indietro e parliamo dell’arte villanoviana. I villanoviani furono un popolo pre-etrusco vissuto dal IX al VIII sec. A.C. Molto probabilmente , considerando che in nessuna città etrusca si constata uno sconvolgimento, un cambiamento improvviso o una frattura, si pensa che la civiltà villanoviana possa considerarsi come la prima fase di quella etrusca. Una delle principali caratteristiche della civiltà villanoviana è l’uso quasi esclusivo( almeno nei primi secoli) nei riti funerari della cremazione, a differenza dei successori ( gli Etruschi) che inumavano i corpi dei defunti. Come ricordato nella precedente puntata sul bucchero è proprio nei corredi delle tombe che si trovano reperti artistici e..per quello che interessa a noi ceramici. I villanoviani utilizzavano un vaso biconico come contenitore delle ceneri. Il vocabolo “Villanoviano”venne coniato alla fine dell’800 quando vennero fatti dei ritrovamenti archeologici nei pressi Villanova di Castenaso in provincia di Bologna.

ceramica umbriaCERAMICA: La ceramica mostra forme molto varie, con le pareti spesse (per cui è necessaria una cottura ad alte temperature, che comporta una specializzazione artigianale accentuata).Il termine giusto per indicare i loro manufatti ceramici sarebbe “oggetti d’impasto”perchè venivano prodotti con terra argillosa presa dai campi. La decorazione è incisa, spesso con uno strumento a più punte, e i motivi sono prevalentemente geometrici. La bellezza di questa tecnica consiste nella COTTURA dei pezzi; infatti il prodotto finale è di colore bruno/marrone con sfumature e macchie . HO PARTECIPATO A LEZIONI CHE HANNO PERCORSO FASE PER FASE L’ESECUZIONE DI UN MANUFATTO “VILLANOVIANO”, vi assicuro che è stata un’esperienza bellissima e costruttiva; il momento più emozionante è stato quando hanno tolto i pezzi dal forno (a gas) INCANDESCENTI e rotolati su un misto di sabbia e segatura. Tutto ciò ha come risultato finale dei manufatti “macchiati” dalle affumicature che riprende gli effetti dati dal fumo nei bracieri delle tipiche cotture della civiltà villanoviana. Oggi abbiamo i forni per cuocere …ma come facevano i villanoviani? Loro cuocevano a “cielo aperto” cioè scavavano una fossa nel campo e ponevano sopra un piano di oggetti in argilla.Dopo una prima fase di pre-riscaldamento, accendevano vicino alla fossa un fuoco e avvicinavano piano, piano le braci all’argilla. Il tutto veniva coperto con delle fascine di legno, che dovevano essere fini perchè dovevano produrre la fiamma. La lenta cottura poteva dirsi ultimata quando i pezzi in argilla diventavano rossi.

Si è accennato prima che dopo i villanoviani ci furono gli etruschi. La loro produzione artistica va dal VII al I sec. A.C. e proprio nel primo secolo A.C. la ceramica a vernice nera ( tipica etrusca) fu soppiantata dalla TERRA SIGILLATA. Ebbe origine nel Medio Oriente e si diffuse poi in Italia , trovando il suo centro migliore di produzione ad AREZZO.Questo tipo di vasellame era destinato ad essere utilizzato come servizio da tavola. La sua caratteristica principale è una vernice rossa e la decorazione a rilievo; alcuni esemplari riportano impressi dei bolli ceramici o “sigilli”…da qui la derivazione del nome. La cosiddetta vernice si realizza attraverso la decantazione dell’argilla in acqua a cui viene aggiunto un elemento fluidificante che facilita la precipitazione del calcare sul fondo e la sospensione delle particelle di feldspato che costituiscono l’elemento vetrificante dell’ argilla e quindi ..essendo una ceramica “vetrificata” può essere usata a fine da mensa. Ricordiamo che in Italia ebbe il suo centro fiorente ad Arezzo( ceramica aretina) dalla metà del I sec A.C. alla metà del I sec D.C. Nel corso del II sec D. C. questo tipo di ceramica fu soppiantata dalle fabbriche nord africane ( terra sigillata chiare o africane) di colore rosso-arancio o rosso-bruno prive di decorazioni.

A presto con le prossime curiosità sulla ceramica con https://www.facebook.com/fabilandia.fabilandia !!!!