Gualdo Tadino Noir presenta Dante e il senso dell’ esilio

colle di nocera umbraL’opera d’arte immortale – chiede provocatoriamente Gualdo Tadino Noir – nasce quando l’individuo viene massacrato dalle forze cosmiche? Certo é che la guerra civile e l’egoismo e la lotta per l’avere e l’essere, i conflitti di ogni genere persino in seno alla religione con le contrapposizioni tra francescani e domenicani, tutta la cornice e il contenuto di lotta della Firenze dantesca hanno contribuito a generare angeli e demoni nella testa del sommo poeta. Firenze che diventa fiorino, quindi corruzione, malvagità, lotta per il possesso: in un contesto simile che psicoterapia poteva fare Dante se non quella di scrivere la divina commedia? Firenze é una città in lotta che ha bisogno di una elevazione spirituale e di un cammino di purificazione salvifica verso la salvezza, una trama che ci ricorda qualcosa. Ascesi e conoscenza libertà e redenzione, maledizioni ataviche e squarci di luce accecante. Filosofia e religione, un viaggio complesso e affascinante verso la propria completa autorealizzazione: scopo della vita dell’ uomo é diventare un essere di luce spogliandosi di tutte le lotti civili e le miserevoli questioni umane. Dante nasce guarda caso a Firenze nel 1265 da una famiglia nobile ma modesta dal punto di vista economico. Con Cavalcanti e contemporanei Dante rimane contagiato dalla poesia e dall’ impegno etico e civile. Primi anni caratterizzati dalla famosa sbandata per la figlia di un banchiere la nota Bice o Beatrice scomparsa prematuramente nel 1290 e continua fonte di ispirazione tanto da ispirare l’immortale Vita Nova. In quel tempo vi era la consuetudine di eseguire matrimoni programmati e nel 1295 Dante sposa una donna che gli darà 4 figli, Gemma di Manetto Donati, dalla quale ebbe quattro figli. Dante partecipa attivamente alla vita politica della sua città: nel 1300 ricopre una carica importante nel comune, si schiera con i Guelfi Bianchi ossia contro il Papa Bonifacio VIII simbolo di decadenza morale che insidia con la sua politica espansionistica la sua Firenze ma in seguito a lotte fratricide il suo schieramento perde e Dante viene privato di tutti i suoi bene e quindi espulso, tanto che non riuscirà mai più a rientrare nella sua città finendo per morire a Ravenna nel 1321 anno in cui riesce a portare a compimento anche la sua opera più famosa, viaggio allegorico di salvezza spirituale, nonche fedele specchio della società malsana dell’ epoca. In particolare dopo la sua espulsione avvenuta nel 1301 incomincia a lavorare a una idea di letteratura che attinge al latino per i dotti ma nell’ opera poi compiuta del 1305 ne esce trionfale la letteratura del volgare e del popolo. I poeti sono i diletti da Dio.La diffusione del sapere inizia a filtrare verso il basso. Con il volgare uno dei primi componimenti famosi fu quello di San Francesco con il cantico delle creature. Scrive poi il Convivio tra il 1304 e 1307 una sorta di compendio di saperi in volgare fiorentino. Tra il 1310 e il 1313 -evidenzia Gualdo Tadino Noir – si dedica al De Monarchia affronta il difficile tema tra potere papale contrapposto a quello imperiale. La Chiesa fallisce nella sua missione primaria che é quella di guidare l’individuo verso la salvezza e non quella di accumulare ricchezza e potere. Viviamo in un epoca in cui l’idea di feudo lascia spazio a quella di Comune in continua espansione. Nasce la figura del mercante. L’economia decolla con gli scambi commerciali e i cittadini consapevoli del loro ruolo attivo fondano corporazioni aggregatiche per la salvaguardia delle arti. Umbria NoirSe da un lato l’espansione dei comuni allunga le sue nere ombre sulle regioni vicine mai disposte a concedere terreno, dall’ altro la continua tensione tra papato e impero crea una tossicità storica letale. Nel 1200 Firenze grazie al fiorino era diventata una potenza mondiale. Dante finisce per sposare le idee dei guelfi bianchi che pur schierati con la chiesa ripudiano la politica di egemonia e di conquista di Bonifacio VIII mentre per contro i guelfi neri invece sostenevano le intromessioni del Papa nella vita politica della Firenze dell’ epoca, come potrebbe riportare qualsiasi libro di storia a detta di Gualdo Tadino Noir. Questa lotta incessante é documentata in forma allegorica nella divina commedia. Con il volgare Dante fa la scelta strategica di arrivare alle masse. L’idea é quella di parlare a chi ha fame di sapere indipendentemente dalla propria estrazione sociale. Dante riveste il ruolo di educatore e divulgatore e diventa base fondamento e origine dellla novitas moderna, nella nostra indipendenza intellettuale. Dio infonde il dono della conoscenza con estrema libertà nell’ anima senza mediatori. Il sommo dono é la libertà non la vita ed é ciò che ci divinizza. Grazie alla libertà possiamo liberarci dalla prigione dove stanno le pecore matte, sove ci stanno i lupi. Da servo a libertate. Noi siamo servi ma ci é stata dato il potere di raggiungere il sapere della conoscenza. Non senza cadaveri e morti sul campo di battaglia: pene dolori sofferenze condizionamenti nefasti di ogni tipo: sei nella selva oscura ma ancora capace di proiettare il tuo sguardo verso misteri più alti. E’ libero colui che libera: insegna il profeta Dante. La libertà si mostra liberando, ecco l’impegno di Dante nel perseguire una rotta etica con una missione salvifica: se non ti vedo impegnato a liberare coloro che continuano ad essere schiavi, come posso essere io liberato? Ravvedetevi dal falsi sistemi di credenza, stolti, guardatevi da acquile rapaci! Per Gualdo Tadino Noir Dante ha un solo modo per essere definito: genio stratosferico assoluto. Non a caso per questo viaggio di pulizia scomoda Virgilio che é la coscienza incantata che incorpora la conoscenza. Il sommo usa anche geometrie medioevali basate su simbologie numeriche. Gualdo Tadino Noir potrebbe indagare per ore del mistero rappresentato da Beatrice e del ruolo di purificazione che riveste nell’ ascesa del Poeta, potrebbe approfondire per ore ad esempio dello STIL NOVO una nuova corrente poetica esaltata dagli autori toscani ma anche dal padre Guinizzelli, potrebbe approfondire per ore il De Vulgari Eloquentia. Dante é un pozzo senza fondo caderci dentro significa perdersi negli eoni della Firenze del tempo ma anche della labile condizione umana in sempiterno. Per tornare all’ incipit iniziale e alla domanda: ma il capolavoro letterario quando nasce, come nasce, perché nasce? Bè verrebbe da dire più viene frullato dalla vita e tritato e vivisezionato e frammentato e ridotto in pulviscolo cosmico completamente destrutturato e più le cose irrompono nel mondo reale. Il sommo capolavoro dantesco erutta nel mondo perché le tenebre hanno congiurato per ospitare nel ventre creativo aspetti detonanti che hanno un solo modo di essere cauterizzati: prendendo forma in sublimi versi.

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