Terremoto in Italia Centrale: la minaccia é più forte dell’ esecuzione

Schermata 2016-08-24 alle 08.42.23Nel 1997 una scossa sismica di circa magnitudo 6.0 con epicentro a Colfiorito mise in ginocchio l’entroterra umbro. Chi ha vissuto quei momenti conosce e forse ha vissuto gli interminabili attimi di stanotte delle 3 e 36 con meno apprensione e con inevitabile rassegnazione, privo di finto allarmismo non realizzando che i muri venivano scossi da fremiti improvvisi, incapace di correre e catapultarsi fuori saltando le scale, paralizzato forse dallo stupore o dalla paura o magari da un malsano improvviso disorientamento. Tecnicamente io c’ero in quel lontano 1997 ma anche prima con le stesse modalità di propagazione del terrore (ma questo non é un racconto horror sulla natura infuriata di Arthur Machen, qui si sta geologicamente come d’Autunno sugli alberi le foglie sul serio), nei ricordi di infanzia la prassi imponeva in situazioni analoghe delle uscite fuori programma alle quattro del mattino verso quell’ area definita nei centri agricoli “l’aia”, magari per dormire in macchina o nei garagi adiacenti. E questa mattina mentre la doccia tentava di eliminare quel terrore compresso, ma anche lobotomizzato da esperienze traumatiche antiche, da orrendi dejà vu, l’apprensione sospesa per un nuovo attacco si propagava simile allo stesso sisma dal sistema nervoso centrale verso tutte le zone periferiche del corpo umano, lasciando lessato il soggetto di questa non calcolata demenziale telecronaca. Ora sappiamo perché uno degli aforismi più tremendi negli scacchi coniato da Tartakower recita “la minaccia é più forte dell’ esecuzione”. Ma quali sono gli effetti nefasti di un terremoto dal punto di vista psicologico che anche stanotte ha mietuto vittime con epicentro Rieti ma toccando la fascia Lazio, Umbria, Abruzzo, Marche? I modi di reagire possono essere molteplici. Stanotte come allora, l’uscita di rito sull’ aia c’e stata per constatare nell’ esorcismo dei rituali di gruppo e nella sbollitura adrenalica di tossine letali che ero in buona compagnia e che stranamente le macchine facevano su e giù sulla strada principale, in questa localita di Colle di Nocera  che conserva per ora intatte le sue caratteristiche di vocabolo stile far west. Sul sito della protezione civile si trova materiale importante sull’ argomento ma sostanzialmente possiamo parlare di un terrore vissuto sul momento e magari associato a una notte buia nera interminabile e l’ulteriore sincopata psicopatologia dell’ attacco imminente che si é in procinto di subire alla Tartakower di nuovo, magari la volta dopo con una devastante portata. Questa notte le scosse che ho percepito forti sono state tre, la prima letale in termini di durata ipnotica (3.37/ 4.30 circa e dopo le 5) ma ho il sospetto che lo sciame sismico abbia pulsato la sua fase di assestamento per tutta la notte. Chi abita da queste parti deve abituarsi all’ idea dell’ incertezza geologica ma non solo, ma Colle di Nocera Umbra ha avuto nella disgrazia la fortuna in quel lontano 1997 di testare la sua capacità di resistere agli urti sostituendo case vecchie con case nuove che hanno dato maggiore compattezza al cemento sulla resistenza agli urti. Purtroppo tutti i sindaci del centro Italia devono fare i conti con questo imprevedibile fenomeno che sfibra i muscoli e snerva la tenuta psicologica: lungo l’appennino umbro ci sono tensioni sottocutanee e cambiamenti dinamici morfologici nella materia solida che con cinica regolarità (più di 300 morti all’ Acquila nel 2009) ricordano al piccolo essere che non é il protagonista del film Marvel l’uomo d’acciaio dove Supermen getta la spugna solo a contatto con la criptonite. Per ritornare ai traumi provocati da qualsiasi terremoto su qualsiasi psiche umana vediamo una rapida sintesi di quello che viene proposto in rete. In un precedente articolo legato al progetto Castrum Collis ne avevamo già viste delle belle, anche con foto locali, di quel lontano 1997 si fa per dire e sicuramente di meno bello ci accingiamo a vederne da ora in poi nel prosieguo visto che per intensità siamo alla pari con le scosse di Colfiorito e l’Aquila e che il numero di morti del 1997 nella situazione del folignate e zone annesse come epicentro é stato purtroppo al momento tristemente superato. La repubblica sintetizza così l’evento notturno in questa notte turbolenta: una forte scossa di terremoto di magnitudo 6,0, ha colpito nella notte l’Italia centrale provocando morti e feriti. L’epicentro è nei pressi di Accumoli, in provincia di Rieti, nel Lazio, a soli 4 chilometri di profondità. La prima scossa, violentissima, alle 3.36 del mattino è stata sentita da Rimini a Napoli. E proprio ad Accumoli, dove ci sarebbero sei morti, e nella vicina Amatrice si registrano i danni più gravi. “Il paese non c’è più. C’è gente sotto le macerie”: è la prima, drammatica, testimonianza del sindaco di Amatrice. Tornando agli aspetti di propagazione del terrore, questi eventi lasciano il segno. Forse essendo stato asfaltato come gatto Silvestro da un bulldozer in passato in sequenze da cartone animato, la mia esperienza notturna e la reazione vissuta dal sottoscritto é stata simile a quella descritta da Camus nel romanzo lo straniero, una finta indifferenza patologica! Ma adesso in mattinata pesa la minaccia latente di Tartakower, un nuovo potenziale attacco da subire cruento per ritornare al tema del post ossia, analisi delle ripercussioni psicologiche in un soggetto coinvolto in traumi sismici. I traumi vanno elaborati ed esorcizzati forse questo post rappresenta anche una sdrammatizzazione emotiva per scaricare le tensioni accumulate dalle 3 e 37 in poi (sono antropologicamente di parte, nel senso che l’autore avendo vissuto dall’ interno le situazioni che descrive, non é in grado di assicurare obiettività di giudizio esterno durante la trattazione). Le fonti accademiche per entrare nel vivo dell’ argomento non mancano nel nostro amato cloud: il concetto di trauma che nella Psicologia viene usato e declinato in svariate accezioni, in questo contesto, denominato “PSICOLOGIA DELL’ EMERGENZA”, assume un significato specifico e ben incasellato. Il sito web Human Trainer continua in modo illuminante: il significato della parola trauma – dal latino Tràuma, dal greco Trayma -, ferita o lesione del corpo prodotta da cause esterne sia taglienti o laceranti sia contundenti, ci introduce al concetto di qualcosa che lede l’integrità della persona, sia a livello fisico che psicologico, e che ne altera lo stato. Il trauma che un terremoto crea intacca qualcosa di profondo, qualcosa che è legato all’identità delle persone e dei popoli, alle certezze di una vita, a una quotidianità che non esiste più, all’incertezza sul futuro. LE CREPE nelle case e negli edifici hanno moltissime similitudini con le crepe create all’interno delle persone. L’articolo rimanda a riflessioni ulteriormente incisive: in questo tipo di situazione, la risposta a un evento traumatico è di ENORME STRESS (la minaccia é più forte dell’ esecuzione); l’individuo si trova a dover fronteggiare una situazione inattesa, dolorosa, faticosa e drammaticamente nuova, senza essere preparato e con tutte le difficoltà intrinseche in una condizione NON VOLUTA. Savielly_Tartakower_and_Edward_LaskerOk una pista su cui lavorare ce l’abbiamo nel frattempo la terapia migliore per non subire passivamente cose non volute sarebbe magari quella di cimentarsi nell’ agonismo scacchistico e simulare la strategia della grande divinità che minaccia di minacciare senza minacciare? Materiale a quella disciplina scientifica definita psicologia dell’ emergenza non manca, l’unico reato comesso dall’ autore della trattazione è stato quello di suggerire una scherzosa relazione tra situazioni anomale come post traumatico da stress con gli aforismi di Tartakower che rimandano agli scacchi, ma serviva un finale roboante e ironicamente grottesco come le brutte ore in vissute in notturno che si portano dietro strascichi irriverenti. Tutto ciò fa venire in mente la terribile sequenza finale di Blade Runner dove il replicante che potrebbe stritolare il piccolo umano fa capire che é devastante vivere con addosso una minaccia latente. Scossa dopo scossa, trauma dopo trauma, prima o poi ci si abitua ma questo non é un film di Ridely Scott. Poi. Per adesso teniamoci la minaccia psicologica dell’ ex campione di scacchi Laker che appoggiando il sigaro sul tavolo é come se volesse dire al suo avversario: “non lo fumo ora, tranquillo, ma decido io quando“. Per l’appunto la minaccia latente fa più danni di quella reale. Se vogliamo portare un contributo letterario alla questione, possiamo citare il punto di vista dello scrittore Pino De Renzi: terremoto è quando si verifica uno degli eventi più traumatici che possono colpire la vita delle persone. Non a caso ci sono espressioni come : ‘la terra che trema sotto i piedi’ e ‘vedersi crollare tutto addosso’. Sono espressioni che riguardano anche l’intimo delle persone, ma con il terremoto sono dannatamene reali. Il terremoto ci sovrasta e ci demolisce. Distrugge ogni nostra convinzione, oltre che le nostre vite e quelle di coloro che amiamo. Dovremmo imparare dai terremoti. Dovremmo imparare a essere meno vanitosi, ma anche a saper cambiare e a ricostruire. Dovremmo imparare a non farci demolire, ma anche a saper cambiare casa. Volendo dare un contributo anche alle scienze sociali constatiamo amaramente come l’evento di un terremoto cruento porti con se una scia di frammentazione non solo edile: a morire non é solo il blocco di case e la gente  ma viene smembrata una intera comunità.

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