Fu vera crisi?

Una certa propositività e un atteggiamento ottimista é d’obbligo quando si parla di imprenditoria nel senso che se vuoi incendiare la foresta devi prima avere una torcia accesa in mano (se vuoi avere successo nella tua azione di crescita imprenditoriale), é difficile riuscire in un progetto imprenditoriale se si pensa in anticipo che qualcosa andrà a frantumare i nostri sogni di riuscita, pessimismo e vittimismo e alibi tipo ce sta la crisi sono letali quando si inizia a costruire qualcosa e la vision del progetto in cui si é coinvolti viene contaminata da queste interferenze nefaste. E’ anche vero che il mondo é dominato dai numeri quindi questo alibi fantasioso che é la crisi forse esiste davvero a detta del Corriere dell’Umbria che riporta i dati della società SOGEA Centro Studi che parla di un totale parziale di 174 strutture turistiche in Italia che attualmente sono finite in procedura di fallimento d’Asta. Sembra che ci sia un rallentamento nel trend ma nove di queste strutture sono ubicate in Umbria, il 5,03 % del totale. Rispetto al 3,35 della Lombardia, al 3,91 dell’Emilia Romagna e al 5,03 della Puglia il dato non é idilliaco se pensiamo ad estensioni territoriali moltiplicate per cinque. L’Umbria é una regione prevalentemente turistica e forse le strutture che rivitalizzano il territorio vanno a saturare un po’ la domanda. Come sottolinea Il Corriere con precisione chirurgica queste nove strutture si trovano in provincia di Perugia mentre per ora la provincia di Terni é incolume al martirio. In Calabria solo per capire l’entità di questo numero, il nove che sembra in questo contesto molto piccolo, non ci sono procedimenti di aste giudiziarie. Certo anche la Toscana (22), il Lazio (19) Campania (16) e l’Abruzzo (10) per esempio hanno le loro macerie e ci dicono qualcosa a livello di comportamento e di cifre che gli italiani possono spendere come budget per fare turismo, evidentemente meno che in passato. Quindi tornando alla domanda che si pone come incipit il corriere e cioè: “la crisi é finita” ognuno può applicare la sua soggettività e dare un responso. Certamente senza avere in mano la fiaccola del credo che ce la posso fare e quindi posso ottenere risultati la partita é persa in partenza, ciò non toglie che bisogna imparare a camminare non più su strade ben asfaltate e lineari ma sopra a pozzanghere malsane da driblare saltellando per far piacere al filosofo Bauman. Le vecchie abilità per sopravvivere non bastano più, bisogna ingegnarsi alla Edison per trovare la combustione ideale per far accendere la lampadina dei miracoli? E per quanto riguarda la risposta alla domanda topica del Corriere dell’ Umbria aspettiamo altri numeri a corredo!

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