A Monterotondo con Montegrappa edizioni: Nocera Ombrosa e Mauro Carpa finalisti nel concorso letterario “metti un racconto a cena”.

La manifestazione di premiazione del concorso “metti un racconto a cena” edita da Montegrappa edizioni si è svolta il 26 Ottobre a Monterotondo, località nell’ entroterra laziale ricca di colline verdeggianti e di borghi arroccati su attrattivi cucuzzoli non solo per vetuste esigenze pratiche difensive, ma soprattutto per arginare il debordare delle acque che anticamente modificava radicalmente la morfologia del territorio. Presenti aspiranti scrittori da tutta Italia e persino dalla lontanissima Germania, con altissima qualità degli scritti e con sorprese inaspettate tipo il bellissimo racconto del tredicenne Giovanni Laricchia dal titolo “il mondo senza”. Certo gli scritti scelti nell’ inclusione antologica del volume sono tutti intriganti, innovativi e originali. Vediamo come presenta l’introduzione il direttore artistico Anna Ludovici che ha curato la selezione del materiale: una girandola di racconti ci accompagnerà in questa lunga cena letteraria: pennellate di natura, ricordi e sogni, visioni inquietanti, angeli e quasi suicidi…Humor e fantasia, leggerezza e corposità, un vagare trionfante, a volte insolente, mai noioso, tra i meandri della mente e dell’ anima dei nostri scrittori, che vi terranno compagnia, facendovi a volte riflettere, a volte sorridere, emozionarvi e stupirvi in questo lungo pasto serale. Buon Appetito! Il concorso è stato articolato come una sfida: riusciranno i nostri aspiranti scrittori a intrigare in uno spazio ristretto di sole due pagine i nostri commensali serali? La risposta è scontata, visto che la giuria, a causa della qualità elevata dei lavori pervenuti, si è vista costretta ad ampliare il podio a tre posti per farlo diventare di sei! Questa volta il detective più famosi di Collemosso (ovviamente non si deve sapere che questo particolare segugio abita a Colle di Nocera Umbra in realtà, ndr) deve risolvere un difficile caso di corruzione che vede coinvolto l’assessore alla cultura di Nocera Ombrosa (anche qui non si deve sapere che nell’ evocazione dell’ universo carpesco, questa località è la proiezione reale di un CAP realmente esistente, nello specifico 06025 ma non solo, ndr) il petulante Rocco Tamburini, in quel di Spoleto. La sfida mette in evidenza le suggestive bellezze di una località realmente esistente, Castagneto Alta, ma anche la sua dimensione isolata dovuto a un estraneante spopolamento e inutile dire che il crimine di cui si parla nella narrazione è funzionale per mettere in evidenza solo la cornice esterna dei luoghi in cui vive il detective, alter ego catartico dell’ autore. Mauro Carpa in Umbria si impone all’ attenzione dei critici nel luglio del 2018, vedi ad esempio https://www.umbriaway.eu/2018/07/08/premio-hombres-itinerante-e-cdg-ii-e-ultima-puntata-ringraziamenti/, anche se ufficialmente il CARPA DIEM romanzo presente in rete, con una avventura che lo coinvolge a Torino, lo battezza ufficialmente molto prima. Poi nel Settembre 2019 questa proiezione sgangherata dell’ autore fa di nuovo capolino, vedere per esempio il primo posto di Rieti https://www.umbriaway.eu/2019/09/15/premi-letterari-a-rieti-con-montegrappa-edizioni-il-cap-06025-sale-sul-podio-con-lo-strano-caso-del-grifone-di-giada/ e ora il detective continua a far parlare di sé con l’investitura ufficiale della premiazione di ieri. Che dire? Certi personaggi stanno in piedi da soli una volta che dopo mille vagiti vengono messi in pista. Tutto il ciclo di Carpa è accompagnato da una terribile presenza, quella del DRAGO, rappresentazione simbolica del terremoto, che con il suo aforisma principe, la minaccia é più forte dell’ esecuzione, promette potenziali disastri ogni volta che si risveglia da quei dieci-quindici anni di letargo. Se per la cultura occidentale il drago è da interpretarsi come qualcosa di malvagio e demoniaco, in questo racconto compare l’altra versione dell’ ossimoro, quella benefica della culturale orientale, che vede nel drago una creatura mitologica portatrice di fortuna e di buoni auspici, come sarà chiaro dalla lettura del racconto. A noi che lo abbiamo scritto questo noir gratta e vinci dal titolo IL RISVEGLIO DEL DRAGO piace molto, ma con spirito critico devo riconoscere che questa volta i miei colleghi hanno fatto meglio per entrare sul podio! Ecco l’incipit letto durante la premiazione per torturare (o allietare) i presenti:

Castagneto Alta è una Ghost Town situata a 1400 metri sopra Spoleto sulle falde del Monte Cattivo. Con quel nome sul navigatore avrei fatto bene a valutare seriamente di muovermi con maggiore cautela in un terreno per me sconsacrato, ma del resto che pericoli avrei potuto correre in un paesino con 4 case isolate che un tempo era stato una ridente località turistica e che solo ad Agosto riviveva i suoi fasti gloriosi grazie ad impavidi escursionisti? Con il senno di poi posso vedere con quale superficiale valutazione avevo trascurato il mio avversario, l’Assessore addetto ai beni culturali nella cittadina di Nocera Ombrosa, Rocco Tamburini. Un buon detective dovrebbe saper leggere i presagi, i tanti segni del destino che vengono sparsi davanti a lui come tante briciole di Pollicino, ma sulle insidie racchiuse in modo criptico dal cognome del mio potenziale carnefice, scoprii qualcosa solo nella tarda serata di quel Venerdì 17 maggio, quando di colpo entrando in un casolare segnato dal catasto a nome Tamburini, ricevetti una roboante colpo in testa che prometteva di mandarmi anzitempo al creatore. Quando mi risvegliai in uno scantinato buio e salmastro, capii che la triade rappresentata dal giorno del mese, più il cognome del mio indagato, più la località in cui si consumava il misfatto era tarata all’unisono per preannunciarmi una sicura tragedia, dal momento che la mia testa rimbombava esattamente come un tamburo. Non deve ingannare l’idea che ero entrato in una proprietà privata, dal momento che avevo regolare mandato da parte del Capitano Minniti, capo della caserma dei carabinieri di Nocera Ombrosa per operare come consulente esterno in virtù del fatto che Tamburini era il principale sospettato dell’omicidio di Egidio Capasso, noto gallerista locale, ritrovato morto due mesi prima nel suo atelier con la testa fracassata da un prezioso bucchero etrusco. Il tragitto che aveva portato all’identificazione del suo presunto assassino era stato tortuoso e solo grazie a quel colpo in testa subito da un attizzatoio capii che la pista che stavo seguendo era sempre stata azzeccata fin dall’inizio, in virtù di una successione di cause ed effetti in cui la pedina aveva finito per smaterializzarsi insieme a una preziosa collezione di ceramiche villanoviane, fino al momento in cui tutto era confluito verso quel casolare abbandonato. Di riflesso cercai l’arma, ma quando la nebbia confusa negli occhi svanì vidi nella penombra un gigante dissonante seduto di fronte che si trastullava con la mia Phantom. L’essere parlò…

Di sicuro essendo Mauro Carpa funzionale alle mie esigenze di divulgazione rispetto a qualche anomalia presente a Nocera Ombrosa, questa storia del noir appenninico è solo all’ inizio. Nel frattempo il plauso va come sempre a Montegrappa edizioni che ha saputo rivitalizzare con delle sfide avvincenti le necessità impellenti dei suoi autori nascosti nell’ oblio (certo per me è pià facile, avevo già brevettato la LETTERATURA CONDOMINIALE negli anni novanta) . Non solo finction, ma anche turismo perché quando si é invitati a celebrazioni ricche di eventi e di musica come quello di ieri (la premiazione articolata su più concorsi é durata tutto il pomeriggio) l’autore presente vede e conosce posti di cui non sospettava nemmeno l’esistenza! Nel frattempo Mauro Carpa che non vuole essere tumulato dalle forze del male senza combattere, ha già adocchiato la sua prossima performances, coming soon!




Premi letterari a Rieti con Montegrappa edizioni: il cap 06025 sale sul podio con lo strano caso del grifone di Giada

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Con il primo posto nel concorso ORA TOCCA A TE Mauro Carpa detective privato che vive in vocabolo Collemosso risolvendo con la consueta perizia lo strano caso del grifone di Giada si aggiudica il podio dopo la selezione dei finalisti. Siamo alle prese con un pasticciaccio in perfetto stile hard boiled che vuole ricordare con rispetto il falcone maltese di Hammett, almeno nel titolo, anche se il il falcone maltese diventa grifone di giada per evidenti richiami al territorio. Non parliamo certo del premio Bancarella ma comunque fa piacere verificare che il sottovalutato e sconosciuto Pareto aveva ancora una volta ragione quando forgiando le sue leggi 80-20, asseriva come in questo caso, che l’ottanta per cento degli sforzi creativi che fai in genere confluiscono nel venti per cento di risultati. In effetti moltiplicando le 40 partecipazioni ai concorsi in due anni, e applicando Pareto dovremmo rispettare il numero otto in riconoscimenti ufficiali che scaturisce dalla percentuale indicata seguendo la formula dall’ economista. Mauro Carpa prima non c’era, adesso dopo la terza segnalazione ufficiale è legittimato ad esistere e a respirare e se ne sentirà ancora parlare nel bene o nel male (la seconda che hai detto?) visto che è in contatto con la Gotham City per eccellenza in Italia. Ma veniamo al resoconto della giornata dove l’autore è rimasto favorevolmente impressionato dalla bellezza dei luoghi reatini, dall’ ospitalità delle persone e dalla loro genuina immediatezza. In concomitanza con la fiera dell’ editoria indipendente, che si chiuderà oggi 15 settembre, Montegrappa edizioni, sempre vulcanica di idee e contenuti nei concorsi che propone al pubblico, invitava i suoi finalisti in questa per me sconsacrata località (da intendersi come città inedita sconosciuta mai vista che per arrivarci in treno devi pure rischiare un attacco indiano a Stroncone prendendo la diligenza da Terni, scoprendo poi che Stroncone si chiama così per stroncare i passeggeri quando devono aspettare estenuanti coincidenze per ripartire), ricca di storie e di iniziative turistiche in grado di amplificare le risorse sul territorio. L’obiettivo di http://montegrappaedizioni.com/ è quello di valorizzare lettori e potenziali scrittori, aiutandoli ad affinare il loro potenziale e il pubblico ha risposto bene, visto che oltre a Colle di Nocera Umbra (aho ma che stai a parlà de Los Angeles?) erano presenti finalisti da varie regioni d’Italia, da nord a sud. La presentazioni delle opere finaliste si è svolta con la formula del caffè letterario con il microfono in mano e il sottoscritto privo di un corso di public speaking da sfoggiare nel cv non è si è trovato proprio a suo agio di fronte a una nutrita platea di curiosi nel dover rispondere a un genere letterario se vogliamo inedito e bistrattato, quello della letteratura condominiale, che è una invenzione salvifica che leggittima tutti gli autori a sentirsi i più grandi scrittori del loro tempo almeno nell’ area circoscritta nel proprio condominio, se non va di sfiga ovviamente e al piano di sopra c’è la Murgia. Comunque dopo aver driblato le insidie del concorso pennelli e parole e il successivo tocca a te dove alla fine mi è stato riconosciuto il gradino più alto del podio, assistevo con curiosità alla presentazione delle opere della concorrenza, lette anche a stralci dagli organizzatori, rimanendo impressionato dalla qualità dei partecipanti, della loro ricchezza interiore e dalla loro bravura e capacità nel saper materializzare forme tra le più svariate e bizzarre, un humus fertile che segna anche la perfetta riuscita della manifestazione di Montegrappa edizioni, che sa scavare nel sottosuolo con i suoi concorsi per riportare alla luce anfratti inesplorati. Poi come spesso accade nelle manifestazioni letterarie (ma non solo) dove si incontrano da tutta Italia perfetti sconosciuti pieni di (potenziale) talento ecco affiorare tra i partecipanti personaggi inediti che sanno coniugare musica e parole a livello professionistico: è il caso di JEB per esempio, che oltre ad avere una spiccata sensibilità nella composizione poetica ma non solo, si pone anche come cantante live, autore di musiche e melodie e incontri tematici, noti sono i suoi interventi radiofonici. In rete è un artista molto presente, vedere ad esempio https://musicadalvento.wordpress.com/, https://jebartemusica.wordpress.com/ o https://www.youtube.com/channel/UC3Yks8zN-F0cdKp441_XXSw o anche https://www.amazon.it/JEB-POESIE-VENTO-GIUSEPPE-LAVERMICOCCA-ebook/dp/B078KWDZJ3. Insomma poi quando si porta a casa pure un podio la giornata viene farcita da mille stimolazioni ambientali reatine con in più anche la ciliegina sulla torta (senza un occhio attento alle misurazioni e ai risultati da ottenere qualsiasi attività senza gratificazioni non è destinata a durare a lungo). Pertanto seppure infastidito da queste interviste (ah, ah colpa del segno zodiacale misantropo o delle influenze nefaste di località borderline presenti in prossimità della residenza del citato Carpa). A rendere tutto perfetto e funzionale non poteva mancare che una giornata stupenda condita dal re sole (non Luigi IV), quindi grazie a Montegrappaedizioni momentaneamente (e no devo ancora arrotondare la percentuale di Pareto!) e bravi tutti i laziali nel riuscire a coniugare queste belle iniziative dove cultura, turismo e qualità tutte vengono valorizzate a comporre un cocktail vincente. A si nello specifico devo ringraziare gli organizzatori anche per aver estrapolato dal mio testo sul concorso pennelli e parole solo la parte leggibile introduttiva che si capiva ed era legale, censurando il seguito alla Bukowski, altrimenti tutto il mio pedigree stilistico continuando a leggere la parte finale sarebbe stato sminuito (dalle stelle alle stalle nel giro di poche proposizioni tradotto, ndr). In giornate come questa non possono mancare divertenti aneddoti. Devo ringraziare anche quella partecipante che avvicinandosi a un certo punto con un libro della rassegna pennelli e parole pretendeva da me una firma come autografo sul racconto, ho dovuto spiegare alla signora che nella scrittura condominiale nessun autore è famoso e che quindi fra diversi anni non poteva certo rivendere quella firma su ebay per diventare miliardaria, ma la sventurata ha insistito per identificarmi come autore proprio di quel sacrilego racconto che non è certo al ivello del famoso cagnolino rise di John Fante. Al prossimo appuntamento con le divertenti e utili iniziative di http://montegrappaedizioni.com/. Buona lettura e scrittura a tutti!




Il seicento di Don Giovanni Cantoni e l’Italia in decadenza

Don Giovanni Cantoni il parroco che gestisce Collemosso nella prima metà del seicento in Umbria, con una Italia di sfondo che sembra equiparata a una sorta di bella addormentata nel bosco, ha ormai acquisito credibilità sul campo e legittimazione ad esistere dopo tre riconoscimenti ufficiali che lo vedono pubblicato a destra e a manca su alcune antologie nazionali nati da concorsi letterari. Ma chi è questo personaggio e come si inquadra nel periodo storico? Chi fa sport sa bene che il modo migliore di utilizzare il tempo quando l’atleta non ha prestazioni dirette da offrire sul campo è quello di prepararsi per la gara successiva, magari usando il tempo passivo per un lavoro di revisione critica o di conoscenza sugli avversari o programmando una tabella di marcia per i prossimi impegni. Anche l’aspirante campione che si cimenta nella letteratura condominiale ha gli stessi obblighi, nel senso che se ha in progetto di scrivere di storia, può usare la crisi cosiddettà delle terre di mezzo (mancanza di scintille creative e materiale fluente che abbia senso compiuto sulla carta) per ricaricare il fucile e acquisire competenza sul periodo storico in esame, per esempio. Don Giovanni Cantoni è un criminale travestito da prete sottomesso che ridistribuisce la ricchezza accumulata con la coercizione e il plagio dai suoi stessi governanti in favore dei compaesani e del popolo e questo lo può fare dopo che nei suoi trascorsi passati vi è stata una esperienza unica di addestramento come sicario alla tana degli assassini, un progetto finanziato dal duca di Urbino ma gestito da strane cariche al soldo del Papa, una località segreta orientativamente ubicata nel confine umbro marchigiano in un terreno boscoso caratterizzato da anfratti cavernosi lungo l’appennino, questo ai primi del seicento. Ma quello che accade a Collemosso non è altro che specchio di un gioco più grande che fa girare i suoi giganteschi ingranaggi nella grande storia, che malgrado tutto finisce per influenzare le beghe dei piccoli umani anche a livello locale. Allora come è questo seicento buio dove vengono consumati trucidi delitti legalizzati (vedi la morte di Bruno inizio secolo per esempio)? Salta subito all’ occhio il restringimento dell’ Italia come blasone internazionale, anche se solo la famosa banca di Genova amplificherà ancora per poco le sue gesta, dal momento che i prestiti agli spagnoli padroni non verranno onorati: questo perchè il rinascimento e i suoi riverberi sono alla frutta, perchè la scoperta dell’ America ha portato al declino delle repubbliche marinare che non possono competere con le grandi flotte commerciali di paesi come Olanda, Inghilterra e Spagna in rotta verso l’Atlantico e il Nuovo Mondo brulicante di ricchezze, un crollo prodotto da una Spagna che governa gran parte del territorio e che essendo egli stessa sommersa dai debiti e al declino nella sua classe dirigente ancora centrata su una fiducia da rigido feudalesimo che tramanda le sue cariche in virtù di logiche clientelari, non è in grado di portare innovazione e sviluppo sulla penisola a causa della sua politica vessatoria indotta sui popoli sottomessi per pagare il peso di guerre europee molto dispendiose. Il restringimento delle città marinare che dominavano l’Europa come Venezia per esempio, porta anche al restringimento del business come quello dei tessuti per citarne uno, in quanto non è più l’italia al centro del business, ma il mondo. Come se non bastasse lo stesso Manzoni parla di una famosa peste nel suo romanzo storico i promessi sposi (anni trenta) e anche le cronache locali riportano un terribile flagello nell’ indotto di Collemosso (Colle di Nocera Umbra nella realtà) e dintorni (anni cinquanta) che decimerà la popolazione mentre un parroco locale morirà nel tentativo di arginarne i suoi effetti nefasti (nella storia reale è Don Francesco Faraoni, ma nel mio filone rivoluzionario non è altro che Don Giovanni Cantoni che si pone alla stregua di un novello John Connor della saga di Terminator per organizzare una resisteza ideologica e culturale che web developer umbriadovrà servire come leva per rimuovere i regimi autoritari centrati sull’ oppressione e il controllo delle genti gravate da dazi e tasse insostenibili. Per compiere questa operazione deve educare le masse in gran segreto e accumulare libri strategici che la chiesa sta bandendo al rogo come quelli di Keplero, Galileo, Copernico ma anche quelli che inneggiano alla ribellione e alla rivoluzione, come la città del sole di un Campanella sopravvissuto solo per astuzia all’ inquisizione fingendosi pazzo e che abolisce il concetto tanto caro alla chiesa come quello di proprietà senza autorizzazione. Quindi se da un lato il personaggio fa buon viso con il vescovo che gli impone vincoli e restrizioni, dall’ altro fa cattivo gioco capeggiando egli stesso assalti guidati con i suoi briganti nascosti sulle falde del Monte Merlana per sottrarre alla chiesa in transito verso i porti marchigiani impegnati con una potenziale lotta contro le mire espansionistiche dell’ impero ottomano, ciò che ella stessa ruba senza rispettare le leggi. Gli scenari sono abbastanza contorti nel seicento ma quando pensiamo all’ arte di Caravaggio e alla rivoluzione etsetica del Bernini che ci mostra la persuasiva bellezza del declino nel settore artistico o nomi come quelli di Bacone e la sua filosofia naturalistica in Inghilterra, alla Francia e alla rivoluzione operata da Cartesio, alle indicazioni sconvolgenti di Keplero in campo astronomico e tutto quello che abbiamo contemporaneamente in Italia (appunto vedi intellettuali finiti abbrustoliti ma anche gente come Galileo o Campanella), possiamo pensare a un secolo che trasforma radicalmente il mondo antico per plasmarlo in un incubatore di quello moderno. Il seicento con i suoi laghi di sangue delle guerre anche religiose non è solo un ponte verso la costruzione della società moderna ma un sistema dove le rivolte ideologiche e culturali e militari vengono fomentate e messe in atto per liberare il popolo dall’ oppressore. Il tema della giustizia sociale che caratterizza anche la nostra epoca è centrale nel seicento così come quello del conflitto permanente tra le parti offese dal sistema e quelle invece che cercano di assicurarsi l’immobilità del tessuto sociale per meglio controllare e dissanguare. In questo quadro poco idilliaco dove per strada potevi essere sbranato da lupi armati di spade e archibugi solo in una stregua lotta per la sopravvivenza, trova fertile comparsa la figura di DGC che ha una personalità bipolare scissa tra il suo passato sanguinario che lo ha visto sopravvivere a esercitazioni crudeli e il suo bisogno di giustizia e di contemplazione della bellezza che gli fa ammirare anche le opere dei suoi contemporanei. Uno spirito nobile plagiato da istinti animali efferati che però vengono messi al servizio della comunità, con azioni silenziose che sfuggono alla tracciatura del vescovo Fiodenzi. Indubbiamente i moti di vitalità in tutta Europa che si spostano dal sud verso il nord, alimentati anche dal diffondersi da nuovi movimenti protestanti che lasciano l’Italia ancora scombussolata dagli echi del concilio di Trento, tolgono credibilità internazionale alla penisola, anche perchè le spinte nazionalistiche indotte dalle posizioni religiose provocano terremoti bellici di sanguinosa portata nel continente (guerra dei trenta anni a partire dal 1618). Il seicento è un secolo nero come la profondità del cosmo senza stelle e senza dio, come una statua di ebanite senza linee, come un quadro pervaso da una miriade di demoni affamati brulicanti di pece che emergono dalla tela per sostenere la cruenta lotta per la sopravvivenza. La sensazione è che DGC si trova a suo agio a combattere i campioni della prepotenza mentre molto meno può fare e ne esce sconfitto quando di fronte ha le estreme unzioni da consumare causate dalle carestie inaccettabili prodotte dall’ uomo, contro la fame indotta dall’ ingiustizia sociale DGC diventa in gergo inglese un powerless e il suo sguardo di parrocco ne esce impotente dopo l’ennesima morte di un popolano perso nella miseria che non è solo quella materiale o quella di un bambino ucciso prematuramente dalle malattie. Il seicento è un secolo dannato per definizione, pieno di squarci di luce ma anche di torrenti di sangue e ha anche inquietanti analogie con il mondo attuale, fortunatamente con alcune brutali malattie definitivamente sconfitte. Che sia anche il nostro tempo solo un trampolino di lancio verso la costruzione di società migliori prive del servilismo e dai comportamenti indotti dalla logica del denaro nel modello globalizzato? Se la risposta è si, allora anche in questa era esistono dei supereroi che stanno combattendo di nascosto per rivendicare equilibrio ed equità sociale? Ce lo auspichiamo in termini di prospettivee di crescita evolutiva e non implosiva, non lo sappiamo. L’unica cosa certa è che DGC è riuscito a mettere le mani su un altri libro eretico da sistemare nella sua biblioteca maledetta prima che venga bruciato dai suoi nemici che egli stesso serve: https://umbriawaynoir.wordpress.com/2019/06/05/triplete-con-don-giovanni-cantoni-coppa-italia-scudetto-e-champions-league-nella-letteratura-condominiale/




Replicabilità dei modelli di sviluppo: perchè qualche comune umbro dovrebbe ispirarsi a Castel Del Giudice (IS) per attivare circoli virtuosi e mettere in atto politiche di sviluppo sul territorio?

Spopolamento, disocuppazione, mancanza di industrializzazione, morte silenziosa da terremoto e abbandono? Se qualche comune umbro indietro nello sviluppo dei pezzi (lo sviluppo dei pezzi nella metafora scacchistica usata sta ad indicare un modo veloce ed efficace per rendere le mosse successive nel medio gioco performanti e incisive, essendo una game composta da tre fasi strategiche salienti ossia apertura, centro partita e finale) SI RICONOSCE in queste facili etichette (ma come l’occupazione non era in aumento su tutto il territorio nazionale e la regressione involutiva non era scomparsa?) forse dovrebbe imparare da chi dal silenzio delle sue ceneri è risorto come Lazzaro senza miracoli ma con fatica rimboccandosi le maniche e con atteggiamento propositivo: ci riferiamo al Comune di Castel Del Giudice (CAP 86080), situato in provincia di Isernia, al confine tra Abruzzo e Molise (c’è stato un tempo dove questa piccola area di quasi 15 km q era abruzzese), che la sua sparuta manciata di abitanti (meno di quattrocento, ma negli anni d’oro “del boom di tutto” superava di molto i mille abitanti) ha rilanciato la sua immagine a livello nazionale diventando un modello di business replicabile, soprattutto in quelle regioni che hanno caratteristiche simili per morfologia a profili collinari attraversati da montagne appenniniche e quindi soprattutto l’ Umbria. In Umbria ci sono comuni agonizzanti alla canna del gas (ma dici sul serio o è solo una forzatura per costringere all’ affabulazione il lettore?) che si trovano nella stessa condizione involutiva del borgo di Castel Del Giudice di diversi anni fa, un piccolo aggregato di case e stalle a 800 metri di altitudine abbandonate destinato a una estinzione silenziosa. Ma qualcuno da quelle parti si è alzato con l’idea di vendere cara la pelle e le stalle abbandonate oggi sono diventate un blocco di abitazioni diventate importanti per il turismo a livello nazionale (Struttura alberghiera di Borgo Tufi, sito internet https://www.borgotufi.it/borgo/), non solo nasce anche la prima struttura sanitaria in Molise per accudire anziani, una RSA in grado di creare occupazione rilanciando l’economia locale. Ovviamente non poteva bastare e così questi vulcanici abitanti molisani si sono inventati un MELETO BIOLOGICO che ha ulteriormente creato nuove opportunità di sviluppo (leggi anche posti di lavoro, vuoi vedere che riusciamo a vendere le marmellate ai tedeschi?!) e persino una cooperativa che ha dato nuove possibilità occupazionali a qualche giovane locale e immigrato da inserire nel teesuto sociale. Risultato: ATTIVAZIONE DI UN CIRCOLO VIRTUOSO che si spera contagioso e un MODELLO DI REPLICABILITA’ e un CASE HISTORY DI SUCCESSO che va vivisezionato ed analizzato per uscire invece dai CIRCOLI VIZIOSI di quei PRESUNTI comuni umbri (un esempio su tutti, quello che ospitava l’importante azienda MERLONI oggi smantellata) precipitato in una spirale decadente di perdizione sui bilanci con conseguente declino anche etico (ne vogliamo parlare ad esempio, della questione ospizio e dei suoi buchi di bilancio locali che hanno costretto all’ insurrezione popolare con i protagonisti visti come pacchi postali da spostare senza valutarne i rischi solo per risanare il deficit?). Certo a questo punto qualche facile benpensante sosterrà la tesi che a mettere d’accordo poche persone per FARLE REMARE TUTTE DALLA STESSA PARTE per risolvere problemi logistici e strutturali sia un gioco da ragazzi, ben più complicata la questione quando ci sono tante teste diverse che viaggiano ognuna per la sua traiettoria senza sintonia e armonia di intenti (sarà mica il caso da prendere come esempio per attivare circoli viziosi, senza fare nomi, quello del CAP 06025? Invitiamo il lettore, che è già smaliziato e scaltro di suo e non ha bisogno certo di consigli, a procurarsi da solo le informazioni tramite fonti certificate e credibili per convalidare o smentire le tesi presenti in questo articolo!). Come dicono a Roma “poessevero“, ma è un fatto che a Castel Del Giudice le persone come dicono sempre a Roma “sesocapitedasole“, tanto è che grazie anche a qualche piccolo colpo di fortuna (che però aiuta non a caso sempre gli audaci e ci sarà un perchè), tipo l’imprenditore del nord originario dei luoghi, che fornisce cospicue risorse al tessuto imprenditoriale locale in secca e che grazie a questo coinvolgimento attivo in prima persona abbia contribuito in TEAM a risollevare le sorti di un destino che sembrava ineluttabile. C’è un campo pieno di rovi, inutilizzato e con l’erba alta? Perché non raccogliere frutti di boschi e farci delle belle marmellate e poi sopra anche qualche laboratorio didattico? C’è un bellissimo ammasso di pietre che un tempo servivano agli animali da pascolo per abberverarsi? Bè quelli di Castel del Giudice la prima cosa che pensano (e hanno pensato) è come reintegrare quel rudere all’ interno delle strategie di sviluppo per il rilancio dell’ occupazione (e se diventasse una bellissima doppia matrimoniale per offrire soggiorno ai turisti? IMMAGINA PUOI recita qualche spot pubblicitario tendenzioso). Forse qualche comune tipo il CAP 06025 qualche domanda alla Marzullo (si faccia una domanda e si dia una risposta!) se la dovrebbe porre, se non altro per invertire il trend di tendenza tra i due blocchi “circolo vizioso e circolo virtuoso”. E poi diciamocelo questi di Castel Del Giudice stanno troppo avanti nel senso che hanno coniugato le eccellenze gastronomiche locali con quelle intellettuali di una terra di prossimità che a qualche km sconfinante ha dato i natali direttamente e indirettamente a gente del calibro di Fante e Silone. Le parole COLTURA e CULTURA per quelli di Castel del Giudice non sono così blasfeme come accostamento, anzi, è un ulteriore conferma che si VALORIZZA TUTTO A LIVELLO GLOBALE, senza buttare via niente, per restare in tema di animali cari alla tavola dell’ Italia centrale ma non solo, appunto colture e culture, meleti e cervelli. C’è persino chi ha avuto la fortuna di essere insignito a Castel del Giudice di un premio letterario che certamente non è equiparabile al Bancarella, ma la cui ascesa sul gradino più basso del podio anche se non equiparabile al Nobel oggi inflazionato, ha rivitalizzato lo stato di declino del famoso CAP sopra ripetutamente menzionato, essendo la residenza fausta ed infausta dell’ autore gratificata dal premio HOMBRES ITINERANTE, un riconoscimento sicuramente importante per il FAMOSO SCRITTORE (ah ah!) della CLEMENZA DEL DRAGO (siamo a un altro livello rispetto al famoso CAGNOLINO RISE del celebre autore americano JOHN FANTE, il cui padre era emigrante ai primi del ‘900 era originario di Torricella Peligna che sta poco distante dal Molise, solo 37 km da CDG) per contenuti e tematiche scomode affrontate, che però trovano inquetanti analogie e parallelismi tra il mondo reale dei comuni sopra menzionati e quello della FINZIONE di una località fatasma battezzata NOCERA OMBROSA, la cui denominazione fantasy “separladasola” come continuano a dire a Roma. Nella trama di questa sublime opera d’arte, il DRAGO rappresenta una bestia simbolica che si riferisce al terremoto che fa da sfondo alla vita di due ragazzi che vorrebbero sposarsi, ma che non possono perché mobbizzati dalle angherie della società moderna BCE strutturata a pozzanghere liquide (cit filosofo BAUMAN). Ora parlare di questi contenuti scabrosi che gettano cupe ombre su una località che è già ombrosa di suo, come espresso dal nome, dove queste storie del DRAGO sono ambientate è prematuro. Quello che l’articolo vuole evidenziare è la FORMULA ALCHEMICA SEGRETA trovata dal Comune di Castel Del Giudice per affrontare la crisi e trovare in essa una opportunità DI REDENZIONE, trasformando le disfunzioni in cose che girano e vanno replicate in quelle località afflitte da problemi simili attraverso formule chimiche riproducibili. A questo punto segue una lunga lista dove si evince che questo comune molisano in provincia di Isernia va studiato in un ottica da KAIZEN GIAPPONESE, per entrare in un ciclo di POLITICHE ATTIVE basate du un MIGLIORAMENTO CONTINUO finalizzato a uscire dalle SABBIE MOBILI della regressione economica. MISSION IMPOSSIBLE? La grande notizia è che il sindaco LINO GENTILE DI CDG (di che colore è il suo brand non ce ne può fregare di meno in quanto è palese che con un approccio di tipo guelfi e ghibellini, che permane ancora in qualche zona sottosviluppata della penisola, non si può andare da nessuna parte) è riuscito coinvolgendo i suoi compaesani e non ad ATTIVARE UN CICLO RIGENERATIVO lì dove il malato era ormai dato per MORTO e SEPOLTO e se non altro a dimostrare che Restare A GALLA, RIMANENDO COMPETITIVI RILANCIANDO BRAND ED ECONOMIA LOCALE è possibile a condizione di sfruttare tutto il POTENZIALE messo a disposizione dalla fertilità della terra e delle idee che poi hanno trovato CONCRETA REALIZZAZIONE grazie a impegno e applicazione costante. Tutte le crisi di qualsiasi tipo hanno proprio questa come caratteristica: quando non vengono risolte subiscono una involuzione. Chissà che qualche COMUNE UMBRO, magari simile come BORGO a CASTEL DEL GIUDICE, non abbia voglia di studiare seriamente il MODELLO DI SVILUPPO PROPOSTO per uscire dalla crisi, senza additare o citare LOCALITA’ FANTASMA come NOCERA OMBROSA, che vive solo nella finzione letteraria (ah ah ma davvero?). A questo punto non ci resta che verificare se davvero l’erba del vicino è sempre più verde visitando siti istituzionali come quello del comune di Castel del Giudice, http://comune.casteldelgiudice.is.it/, o articoli tematici come https://www.corriere.it/buone-notizie/17_settembre_22/castel-giudice-come-rinasce-piccolo-borgo-senza-abitanti-2ef6d24c-9fa1-11e7-b69e-b086f39fca24.shtml?refresh_ce-cp o ancora consultando WIKIPEDIA o pagine specifiche come http://comune.casteldelgiudice.is.it/index.php?id=14&oggetto=36. L’unica certezza che abbiamo rispetto ai temi della COLTURA E della CULTURA sollevati da questo comune e dal premio HOMBRES ITINERANTE, la cui quattordicesima edizione è dedicata a Lina Pietravalle, http://www.premiohombres.com/ , che esalta quest’ anno la potenza di un DRAGO che unisce sia il CAP 06025 al luogo della premiazione, appunto Castel Del Giudice, è quella che potrebbe esserci del marcio a NOCERA OMBROSA. Ma come non era riferito alla Danimarca? In ogni caso MAURO CARPA professione detective privato, con lo studio investigativo sito a frazione COLLEMOSSO, si trova a districare convulse matasse per stabilire se gli abitanto locali siano sintonizzati su comportamenti centrati su circoli virtuosi piuttosto che focalizzati su quelli viziosi. Ma questa è un altra storia perchè come ben sa chi ha avuto a che fare con il Drago nascosto sotto i Monti Sibillini, che nel suo massimo vigore muovendo la coda incautamente scuote le case come foglie autunnali instillando un terrore ancestrale, niente è statico e permanente in questa presuna valle di lacrime, ma tutto va interpretato in maniera dinamica. Persino la presunta crisi che angustia i nostri tempi moderni. L’importante da buoni occidentali è trasformare un problema in opportunità, i difetti e le criticità in ECONOMIC RECOVERY! Quelli di Castel Del Giudice hanno dimostrato di avere spirito di iniziativa e istinto di sopravvivenza. C’è da chiedersi allora nella FINCTION della CLEMENZA DEL DRAGO come si evolverà Nocera Ombrosa nel prossimo decennio. Positività saltaci addosso e dacci la formula chimica di CDG! Amen!




Premio letterario Rocca Flea prorogata la scadenza al 20 Agosto 2016

Ci sarà tempo fino al 20 Agosto per elaborare le proprie idee creative su una idea di futuro prossimo venturo. Originariamente il concorso scadeva il 15 luglio ma come vediamo anche dagli orpelli fotografici su questo post c’è ancora tempo per creare e dare il proprio contributo che non é solo finalizzato alla psicoespressione ad effetto ma anche a guadagnarsi l’attenzione magari per vincere succulenti premi messi in palio da un indotto di associazioni che vogliono rivitalizzare le bellezze turistiche locali. Il tema é quello del futuro, riusciamo ad avere una visione del domani e riusciremo a superare il momento di difficoltà storica a pozzanghera come lo ha definito il filosofo contemporaneo Bauman? Tutte le informazioni supplementari per la partecipazione si possono trovare a questo indirizzo, buona partecipazione al concorso!